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Donne e Coronavirus. Si può parlare di emancipazione femminile ai tempi del Covid-19?

No, non si può parlare di emancipazione femminile ai tempi del Covid 19, e non solo perché di  fronte al rischio della vita, argomenti del genere e di genere, così come qualsiasi discorso rivendicazionista, appaiono perlomeno inopportuni.

Ma perché, semplicemente, il Coronavirus ha spazzato via in un colpo solo tutte le libertà faticosamente conquistate dalle donne.

Tutti soffriamo il regime di quarantena ma, come sempre, le donne un po’ di piu.

Non è una novità che nei periodi di crisi la donna è sempre quella più penalizzata.

In periodi di guerra, ad esempio, con gli uomini al fronte, le donne venivano occupate in qualsiasi lavoro e non si discuteva se potessero essere all’altezza di svolgerli. Dovevano farli e basta.

Ma terminata l’emergenza, via, di nuovo a casa a far la calza per far posto agli uomini.

Lo stesso accade durante la crisi economica: in caso di riduzione di personale, tra un lavoratore di sesso maschile da licenziare ed uno di sesso femminile, la scelta ricade sempre sulle donne che ritornano a fare le casalinghe.

Ma mai, come in regime di quarantena, il ritorno delle donne ai lavori casalinghi é generalizzato e non conosce confini sociali o economici: quasi la totalità delle donne del pianeta sono tornate a svolgere full time il loro ruolo di angelo del focolare.

Non che avessero mai cessato di svolgere tale ruolo in tempi normali, ma se n’ erano in parte affrancate, con riferimento ai lavori più gravosi, quali quelli delle pulizie degli ambienti, della cura della biancheria e della preparazione dei pasti, appaltati in un certo senso a collaboratori esterni.

Tutte abbiamo imparato ad approfittare delle innumerevoli preparazioni culinarie pronte che si trovano in ogni supermercato o dei servizi di delivering per avere a casa un pranzo completo velocemente.

E tutte abbiamo una colf che ci solleva dal compiti più impegnativi la pulizia della casa.

Si potrebbe eccepire che in questi casi si tratta pur sempre di attività quasi esclusivamente ad appannaggio di persone di sesso femminile, e che quindi viene perpetuata la segregazione delle donne in certi lavori.

Ma chi scrive non ritiene che ci siano lavori di serie A o di serie B e che ogni lavoro fatto in maniera professionale abbia una sua dignità e vada correttamente retribuito.

Purtroppo questa terribile quarantena ha avuto come effetto collaterale quello di aver riportato in maniera indifferenziata tutte le donne nelle case, dove tutto ruota intorno a loro come e peggio di prima: se prima “faticavano” il doppio,  prima al lavoro e poi al rientro a casa, ora lavorano il triplo o il quadruplo a casa, tra lo smart working e il doversi occupare totalmente, senza aiuto delle colf, dell’andamento del menage familiare e dei figli , che con la chiusura delle scuole, sono da seguire h 24.

Sfido chiunque a dimostrarmi che in una qualsiasi famiglia-media italiana si riesca in questo periodo a suddividere equamente tutti i compiti connessi all’andamento familiare quotidiano.

Certo, ci sarà il caso del marito che molto democraticamente si offrirà di occuparsi dell’acquisto dei generi alimentari, ritenendo così di aver abbondantemente contribuito alla complessa gestione familiare, visto che prima era un’incombenza anche questa riservata alle donne, o di quello, esperto di cucina, che si dedicherà alla preparazione di elaborati manicaretti con grande disperazione della di lui moglie per il gran lavoro nel pulire la cucine devastate dal fervore culinario dell’ improvvisato chef stellato.

E che dire dei nostri deliziosi pargoletti che rinchiusi tra le 4 mura domestiche devono pur sfogare le loro inesauribili energie avventurandosi a realizzare quei graziosi esperimenti suggeriti dalle trasmissioni televisive, mettendo a soqquadro nel giro di pochi minuti l’intero appartamento!

Non ditemi più per favore che il Coronavirus risparmia le donne… è solo una questione di tempo ma tra un po’ dovremo registrare una impennata di ricoveri in ospedale di donne, non per insufficienza respiratoria ma per stress da iperlavoro!

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