A seguito della pubblicazione della proposta della Commissione europea di Digital Networks Act (DNA), una quarantina di organizzazioni e i gruppi della società civile firmatari (fra cui l’AIIP) desiderano esprimere le proprie preoccupazioni in merito agli effetti di tale proposta sulla neutralità della rete. “Ci rammarichiamo che le preoccupazioni sollevate da un’ampia coalizione di parti interessate durante la fase preparatoria di questa iniziativa sembrino ora essersi concretizzate nella proposta legislativa – si legge nella nota congiunta firmata anche dall’AIIP – poiché il DNA mira a rivedere il Regolamento sull’Internet aperto (Open Internet), integrando in modo incompleto le norme UE sulla neutralità della rete nel DNA, introducendo al contempo nuove e radicali modifiche che incidono negativamente sull’ecosistema dell’interconnessione IP”.
Un danno anche per le PMI
Considerato il loro impatto sostanziale sull’ecosistema digitale europeo, “riteniamo che tali proposte sollevino seri interrogativi in merito alla loro proporzionalità e necessità. Queste proposte rischiano di indebolire le principali garanzie che tutelano i consumatori e le imprese europee, comprese le PMI e le startup che si affidano a condizioni di Internet aperte e prevedibili per competere e crescere in tutta l’UE, minando al contempo il mercato unico digitale nel suo complesso”, prosegue la nota.
Net neutrality, le regole ci sono già e funzionano
Secondo le associazioni, le proposte di integrazione del Regolamento su Internet aperto (OIR) nel DNA rischiano di minare il principio di neutralità della rete, indebolendo un quadro normativo consolidato e ben funzionante e compromettendo la certezza del diritto che ne ha garantito l’applicazione in tutta l’UE. “La proposta del DNA elimina 18 dei 19 considerando dell’OIR, abolendo elementi interpretativi chiave che hanno fornito chiarimenti essenziali sulla portata e l’applicazione delle norme sulla neutralità della rete nell’UE e che sono stati fondamentali per lo sviluppo della giurisprudenza della Corte di giustizia dell’UE e delle linee guida del BEREC”, si legge ancora.
Allo stesso tempo, proseguono le associazioni, l’integrazione delle disposizioni dell’OIR nel più ampio quadro del DNA ne diluisce i principi giuridici e politici, poiché la neutralità della rete non si configurerebbe più come un principio normativo autonomo volto a tutelare i consumatori. Affiancato a obiettivi quali “prestazioni di rete”, “resilienza” e “cooperazione ecosistemica”, il principio di neutralità della rete rischia di essere condizionato da principi normativi concorrenti – se non diametralmente opposti – indebolendone così la funzione nella pratica e aprendo la strada a potenziali reinterpretazioni.
Interventi nel mercato europeo delle interconnessioni IP negativi
Inoltre, qualsiasi intervento normativo nel mercato europeo dell’interconnessione IP comporterebbe conseguenze negative significative, tra cui l’impatto sulla diffusione di infrastrutture critiche come le reti di distribuzione dei contenuti (CDN), la sostenibilità dei settori creativi e culturali dell’UE e la libertà di scelta dei consumatori, con il rischio di frammentare Internet e il mercato unico. Constatiamo che non vi sono prove di un fallimento del mercato. Gli studi del BEREC sul mercato europeo dell’interconnessione IP hanno costantemente dimostrato che il mercato funziona in modo competitivo ed efficiente, senza alcuna indicazione di fallimento del mercato o di abuso sistematico di potere di mercato.
Cooperazione e conciliazione volontaria superflui e dannosi
Aggiungono le associazioni che nonostante l’assenza di controversie, gli articoli 191 e 192 del DNA introducono un meccanismo di “cooperazione dell’ecosistema” e di “conciliazione volontaria”, in un mercato dell’interconnessione IP che già si basa sulla cooperazione volontaria per decidere quando e come le reti si interconnetteranno. “Questi articoli sono superflui e dannosi, poiché rischiano di istituzionalizzare le negoziazioni commerciali private come un processo di arbitrato formale, certificato da enti pubblici (autorità di regolamentazione nazionali), nell’ambito di un quadro giuridico UE formalizzato, con il rischio che diventino obbligatori, sia nella pratica che a causa di pressioni politiche”, si legge nella nota congiunta.
Rischio di introduzione di tariffe di rete
I rischi di un’introduzione indiretta di “tariffe di rete” (network fees) sono stati costantemente evidenziati dagli stakeholder dell’ecosistema digitale, il che si scontrerebbe anche con le libertà economiche sancite dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (articoli 16 e 52).
Questo rischio di escalation normativa è ulteriormente aggravato dall’articolo 193 del DNA, che prevede una revisione da parte della Commissione sulla base degli esiti di tale quadro. Basandosi sulla documentazione generata attraverso questi processi, si crea un percorso che permette di reinterpretare le interazioni volontarie come cooperazione insufficiente, consentendo l’adozione di misure più prescrittive, compresi meccanismi obbligatori, anche laddove il mercato funzioni efficacemente attraverso accordi volontari.
DNA, no semplificazione più complessità
“Ci rammarichiamo che gli obiettivi di “semplificazione” della proposta DNA sembrino aver prodotto invece “complessità”, introducendo nuove misure e meccanismi normativi senza sufficiente giustificazione e prove, indebolendo al contempo le garanzie già esistenti che si sono dimostrate efficaci sin dall’adozione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEEC)”, prosegue la nota.
Le nostre organizzazioni raccomandano pertanto ai colegislatori dell’UE di emendare questa proposta per garantire che il DNA fornisca un quadro normativo chiaro e basato su dati concreti per le telecomunicazioni, che sostenga e tuteli la neutralità della rete.
In particolare, raccomandiamo che gli articoli 191-193 della proposta DNA vengano eliminati integralmente, mentre il Regolamento sulle telecomunicazioni (OIR) deve rimanere uno strumento giuridico distinto, preservandone la chiarezza.
Firmatari:
ZPS – Zveza potrošnikov Slovenije
ACT – Association of Commercial Television in Europe
ACT – Association for Competitive Technology
AIIP – Associazione Italiana Internet Providers
Article 19
BDZV – Bundesverband Digitalpublisher und Zeitungsverleger
BEUC – The European Consumer Organisation
Blacknight
BREKO – German Broadband Association
C4C – Coalition for Creativity
DINL – Stichting Digitale Infrastructuur Nederland
EBLIDA – European Bureau of Library, Information and Documentation Associations
EDRi – European Digital Rights
EGDF – European Games Developers Federation
EMMA – European Magazine Media Association
ENPA – European Newspaper Publishers Association
epicenter.works
euroconsumers
Finnish Internet Association
IFLA – Federation of Library Associations and Institutions
I2C – Internet Infrastructure Coalition
InnovUp
ISOC – Internet Society
ISOC DE
ISOC Norge
ISOC PT
ISOC UK
Lodz Cyber Hub
Motion Pictures Association – MPA
MVFP – Medienverband der freien Presse e.V.
Netnod
SEK – Svet za elektronske komunikacije Republike Slovenije
Seznam
VAUNET – Verband Privater Medien
Videogames Europe
VOD – European Video-on-Demand Coalition
Xnet – Institute for Democratic Digitalisation
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