Il parere

DNA, La Commissione Politiche Ue della Camera storce il naso sulla conciliazione volontaria

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Parere alquanto critico da parte della Commissione XIV Politiche dell’Unione Europea della Camera sulla bozza del Digital Networks Act (DNA). Critiche in particolare sulla conciliazione volontaria, non sufficiente per risolvere le asimmetrie dell'ecosistema di Internet. Intanto, il sottosegretario Alessio Butti al Consiglio Tlc di oggi a Bruxelles: "Le reti non sono soltanto infrastrutture ma politica industriale".

Parere alquanto critico da parte della Commissione XIV Politiche dell’Unione Europea della Camera sulla bozza del Digital Networks Act (DNA). Fra le altre cose, nel mirino della Commissione è finito il meccanismo di conciliazione volontaria che la Commissione Ue ha proposto per risolvere il conflitto fra telco e OTT al posto di un “fair share” rottamato in fretta e furia.

DNA, Butti: “Reti non soltanto infrastrutture ma politica industriale”

Nel contempo, è giunto oggi un commento sul provvedimento anche da parte del Sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, che oggi, al Consiglio UE Telecomunicazioni a Bruxelles, ho portato la posizione italiana sul Digital Networks Act. “Le reti non sono solo infrastrutture. Sono politica industriale”, ha detto Butti. “Il punto è chiaro: le aste per l’assegnazione delle frequenze radio, fondamentali per lo sviluppo delle reti mobili e dei servizi digitali avanzati, non possono essere considerate soltanto strumenti finanziari. Devono diventare leve di politica industriale”.
“Per anni abbiamo guardato alle reti soprattutto come a un tema di connettività. Oggi non basta più. Le reti sono il fondamento su cui si costruiscono servizi digitali avanzati, capacità di calcolo, cloud distribuito, cybersecurity, intelligenza artificiale, industria connessa e competitività europea. Per questo il Digital Networks Act deve accompagnare una trasformazione profonda delle Telco: da semplici fornitori di connettività a piattaforme digitali capaci di offrire servizi abilitanti, calcolo e storage vicino all’utente attraverso l’edge cloud computing. È un passaggio decisivo anche per i nuovi modelli di business. In questo scenario, OTT e content provider possono diventare clienti delle Telco, generando nuove fonti di ricavo e contribuendo a rendere più sostenibili gli investimenti nelle reti. Serve quindi un cambio di paradigma europeo. Non basta più una policy centrata solo sulla connettività. Serve una vera politica dell’ecosistema Internet, capace di integrare reti, cloud e servizi digitali. È da questa integrazione che passa una parte decisiva della competitività tecnologica dell’Europa”.

Il DNA non affronta abbastanza le asimmetrie fra telco e OTT

Tranciante in proposito il parere della Commissione XIV della Camera: “La proposta non affronta con sufficiente incisività le asimmetrie normative nell’ecosistema internet; a fronte di un utilizzo sempre più pervasivo e strategico delle reti di telecomunicazione, il settore ha registrato negli ultimi anni un calo strutturale dei ricavi e dei margini – rispettivamente circa il 15 per cento e il 35 per cento nell’ultimo decennio – con evidenti ripercussioni sulla sostenibilità degli investimenti infrastrutturali; il Titolo IV della Parte VIII, dedicato alla «cooperazione all’interno dell’ecosistema», riconosce il problema ma in modo generico e insufficiente; i meccanismi di cooperazione previsti dovrebbero avere natura più prescrittiva e garantire un adeguato riconoscimento ai soggetti che effettivamente investono nelle infrastrutture necessarie allo sviluppo dei servizi digitali”.

Giudizio negativo sulla gestione centralizzata dello spettro radio

Giudizio duro da parte della Commissione XIV della Camera, che mette nel mirino anche altri aspetti del DNA. Dalla decisione di farne una semplice direttiva e non un regolamento, che avrebbe un valore molto più cogente, alla centralizzazione della gestione dello spettro, con conseguente invasione di campo in prerogative di sovranità nazionale che non sembrano accettabili.

“Le disposizioni in materia di gestione dello spettro radio, di cui agli articoli 17 e seguenti, e la procedura relativa al mercato unico dello spettro, di cui all’articolo 31, determinano un livello di centralizzazione che contrasta con la natura territoriale delle reti e ridimensiona il ruolo delle autorità nazionali di regolamentazione (ANR); tale impostazione rischia di porsi in conflitto con gli assetti regolatori vigenti in diversi Stati membri, inclusi i meccanismi nazionali di attribuzione dei diritti d’uso delle frequenze; è altresì auspicabile che la proposta incorpori principi di riferimento per le allocazioni di spettro destinate ai futuri servizi mobili terrestri, incluso il 6G, così da fornire certezza e priorità di pianificazione agli operatori”.

Critiche anche sul satellite

Critiche anche per quanto riguarda la gestione dello spettro satellitare. “La significativa riduzione delle prerogative nazionali nel settore satellitare, di cui agli articoli da 36 a 45, potrebbe incidere sulla sicurezza e sulla gestione delle risorse frequenziali degli Stati membri, senza tenere adeguatamente conto delle specificità industriali e geopolitiche nazionali; è in particolare necessario integrare, nell’ambito del quadro di autorizzazione di cui all’articolo 39, meccanismi di coordinamento chiari, salvaguardie tecniche e condizioni applicabili che garantiscano la coesistenza tra assegnazioni satellitari e terrestri, prevenendo interferenze senza imporre oneri aggiuntivi sulle reti terrestri; le tecnologie satellitari possono integrare la copertura terrestre in aree remote, ma le aspettative devono restare realistiche rispetto alle attuali limitazioni di capacità e di efficienza spettrale”.

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