Antitrust

DMA in azione, è scontro tra Bruxelles, Meta e Apple. Nessun monopolio sull’AI

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Meta e Apple al centro del primo scontro strutturale con l'Antitrust europeo. Due casi, una stessa logica: l'innovazione non può essere monopolizzata da chi controlla l'ecosistema digitale.

La prima sfida del DMA: Meta e Apple irrompenti nel campo regolatorio

Negli ultimi giorni, l’Unione europea ha lanciato un messaggio chiaro ai giganti tecnologici americani: nel mercato europeo le regole si rispettano. La Commissione europea è entrata in conflitto diretto con Meta e Apple, i due colossi designati come “gatekeeper” dal Digital Markets Act (DMA), obbligando Meta a ripristinare l’accesso gratuito agli assistenti AI concorrenti alla propria piattaforma WhatsApp e dimostrando che Apple non può bloccare Siri AI nell’UE.

Al centro c’è sempre l’intelligenza artificiale (AI), in particolare i software basati su questa tecnologia e progettati per assistere gli utenti in varie attività attraverso la comprensione e l’interazione con il linguaggio naturale. Modelli di chatbot AI che usiamo tutti i giorni ormai per diverse attività quotidiane.

Questi non sono casi isolati. Sono le prime maxi-multe nel segno del DMA, con sanzioni da 700 milioni di euro combinati (500 milioni per Apple, 200 milioni per Meta), che rappresentano la prima applicazione concreta del regolamento sui mercati digitali entrato in vigore nel settembre 2023.

Il caso Meta: l’obbligo di interoperabilità nell’IA

L’Antitrust UE ha stabilito che Meta deve ripristinare l’accesso gratuito agli assistenti basati sull’intelligenza artificiale concorrenti alla propria piattaforma di messaggistica WhatsApp. La decisione non è casuale: WhatsApp, con oltre 2 miliardi di utenti, controlla un ecosistema di messaggistica che Meta potrebbe utilizzare per escludere concorrenti nell’ambito degli assistenti AI.

Il problema è chiaro: se Meta permette solo l’uso del proprio assistente AI su WhatsApp, crea un vantaggio competitivo illegittimo che esclude automaticamente gli altri assistenti AI dal mercato. Questo viola il principio fondamentale del DMA: l’interoperabilità gratuita ed efficace con le funzionalità hardware e software controllate dal gatekeeper.

Per la Commissione, l’AI non può essere monopolizzata da chi controlla l’ecosistema digitale. Gli europei devono poter scegliere liberamente quale assistente AI utilizzare, indipendentemente dalla piattaforma che gestiscono.

Il caso Apple: la replica alla chiusura dell’ecosistema iOS

Apple ha annunciato che “purtroppo, a causa del Digital Markets Act (DMA), non potrà rendere disponibile Siri AI nell’Unione Europea con il rilascio di iOS 27 e iPadOS 27“. La casa di Cupertino sembra voler interpretare il DMA come un impedimento al lancio di nuovi prodotti, ma la Commissione europea ha reagito con dura replica.

La decisione di non lanciare Siri AI nell’UE spetta esclusivamente ad Apple – ha affermato il portavoce della Commissione per il Digitale, Thomas Regnierperché assolutamente nulla nel DMA vieta ad Apple di introdurre nuovi prodotti nell’UE“. La posizione europea è inequivocabile: Apple può certamente sviluppare e lanciare Siri AI, ma non può chiudere il mercato, proprio come qualsiasi altro operatore.

Regnier prosegue: “Non spetta a loro decidere chi può innovare, né scegliere quali strumenti di intelligenza artificiale i cittadini dell’UE possono utilizzare. Ed è proprio qui che entra in gioco il DMA e il suo obbligo di interoperabilità“.

Non solo, il portavoce della Commissione ha rincarato la dose: “Invece di cercare soluzioni di conformità adeguate, Apple ha semplicemente chiesto alla Commissione di essere esentata dai suoi obblighi di interoperabilità ai sensi del Dma, e questo per almeno 18 mesi”.

Per la Commissione, “questa non è un’opzione. Perché significherebbe che nessun altro agente di intelligenza artificiale, a parte Siri AI (per inciso, sviluppata da Google), avrebbe le stesse possibilità di essere scelto dagli utenti iPhone. E, cosa ancora più importante: il diritto dell’Ue non è negoziabile”.

Apple è designata gatekeeper per iOS e iPadOS dal settembre 2023, con obblighi specifici di interoperabilità entro il 7 marzo 2024 per iOS e il 30 ottobre 2024 per iPadOS. Il fallimento nel rispettare questi obblighi ha portato alla sanzione di 500 milioni di euro.

Il DMA come strumento di contenimento del potere dei gatekeeper

Il Digital Markets Act è il primo regolamento europeo che affronta direttamente il potere di mercato dei gatekeeper digitali. La logica è semplice ma rivoluzionaria: chi controlla un ecosistema digitale fondamentale (come iOS per Apple o WhatsApp per Meta) non può usare questo controllo per escludere concorrenti o creare vantaggi competitivi illegittimi.

L’articolo 8(2) del DMA permette alla Commissione di adottare decisioni per specificare le misure che un gatekeeper deve implementare per rispettare gli obblighi di interoperabilità. Questo è esattamente ciò che la Commissione sta facendo nei casi Meta e Apple: definendo l’interpretazione pratica dell’interoperabilità come obbligo fondamentale.

Le sanzioni da 700 milioni di euro non sono solo punitive: sono precedenti giuridici che stabiliscono come il DMA deve essere applicato. Per la Commissione, questo è cruciale perché il DMA deve dimostrare che ha strumenti concreti per contenere il potere dei giganti tecnologici.

Il primato delle regole sulla “volontà di potenza” delle Big Tech

La filosofia della Commissione europea è chiara: l’innovazione non può essere monopolizzata. Meta e Apple, come tutti i gatekeeper, cercano di utilizzare il controllo dell’ecosistema digitale per estendere il loro potere in nuovi settori, come l’intelligenza artificiale. Questo è ciò che la Commissione chiama “volontà di potenza” delle Big Tech: la tendenza a trasformare il controllo dell’infrastruttura digitale in controllo dell’innovazione.

Il DMA rompe questa logica con un principio fondamentale: l’interoperabilità come obbligo, non come opzione. Chi controlla l’ecosistema digitale deve permettere l’accesso a concorrenti, indipendentemente dal settore (messaggistica, assistenti AI, sistemi di pagamento).

La tensione geopolitica USA-Europa

Le sanzioni contro Meta e Apple non sono solo questioni regolatorie: segnanano una nuova fase delle tensioni commerciali USA-Europa. Washington potrebbe vedere queste sanzioni come ostacoli al commercio tecnologico americano, ma l’UE sta dimostrando che il mercato europeo ha regole proprie che si applicano a tutti, indipendentemente dalla nazionalità.

La Commissione sta posizionando l’Europa come regolatore globale dell’IA, con la Legge sull’IA come primo quadro giuridico mondiale in materia. Le decisioni su Meta e Apple sono il primo passo verso questo obiettivo.

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