Accusata di aver progetto Facebook e Instagram per creare dipendenza negli adolescenti, si apre oggi il maxi processo negli Usa intentato da quattro Stati che chiedono un risarcimento di circa 200 miliardi di dollari a Max Zuckerberg, nonché lo smantellamento di alcune delle applicazioni più popolari delle sue due piattaforme di punta.
Giuria consultiva pronta
Chiusa la scorsa settimana la selezione della giuria, oggi si aprirà il dibattito che durerà sei settimane, di fronte al tribunale federale di Oakland, nella baia di San Francisco.
Si tratta del primo processo federale in una vasta battaglia legale che di fatto riguarda anche (in procedimenti separati) altre piattaforme social come TikTok, Snapchat e YouTube, che sono oggetto di cause intentate da famiglie, comunità scolastiche e stati americani che li accusano di danneggiare la salute mentale degli adolescenti.
A Oakland Meta da sola sul banco degli imputati
Ma a Oakland Meta compare da sola sul banco degli imputati, già gravata sotto il peso di due condanne quest’anno in altrettanti tribunali statali, a Los Angeles e nel Nuovo Messico, contro le quali ha presentato ricorso.
La coalizione di Stati – sono 29 in tutto quelli che dal 2023 perseguono Meta – chiede complessivamente un risarcimento di 193 miliardi di dollari (ma la cifra è provvisoria) dopo aver smentito la richiesta monstre di 1.400 miliardi circolata nei giorni scorsi, una cifra che sarebbe stata calcolata artatamente da Meta per, a loro avviso, per “creare clamore”.
Risarcimento di 200 miliardi e stop a applicazioni più invasive
Gli Stati chiedono inoltre che le impostazioni più restrittive vengano imposte automaticamente ai minori, dal tempo di utilizzo dello schermo alle notifiche, senza che un adolescente abbia la possibilità di modificarle autonomamente. Nel mirino anche lo scroll infinito e la raccolta dati di minori di 13 anni.
Capofila dei 29 Stati Usa scesi in giudizio dal 2023 sono i procuratori generali di quattro Stati: California, Colorado, Kentucky e New Jersey. Gli altri 25 Stati andranno in giudizio più avanti.
Per l’accusa Meta sapeva
L’accusa si basa su tre punti precisi: Meta avrebbe mentito al pubblico sugli effetti dannosi delle sue app sugli adolescenti; avrebbe progettato determinate funzionalità per renderli dipendenti, tra cui filtri per l’aspetto e strumenti di limitazione del tempo facilmente aggirabili; e avrebbe raccolto dati da minori di 13 anni senza il consenso dei genitori, in violazione della legge federale.
“Dimostreremo davanti a una giuria che Meta ha nascosto ciò che sapeva sui danni causati ai giovani perché chiudere un occhio era più redditizio“, ha detto lunedì il procuratore generale del Kentucky, Russell Coleman. “Lo abbiamo fatto con l’industria del tabacco negli anni ’90, lo abbiamo fatto con le aziende responsabili della crisi degli oppioidi e lo faremo di nuovo con Meta”.
Giuria consultiva
Otto giurati sono stati selezionati mercoledì, ma il loro ruolo sarà soltanto consultivo: la giudice Yvonne Gonzalez Rogers, nota per aver sanzionato Apple e per aver presieduto il recente processo tra Elon Musk e OpenAI, prenderà la decisione finale.
Mark Zuckerberg è il testimone chiave attesissimo in aula, sei mesi dopo la sua prima comparizione davanti a una giuria a Los Angeles, che ha portato a una condanna storica per i danni subiti da un’adolescente.
La giuria ascolterà anche Arturo Bejar, ex ingegnere di Meta, diventato una figura chiave nella lotta contro i giganti dei social media.
La giudice ha respinto la richiesta della società di Menlo Park di escludere la sua testimonianza. Meta, che dichiara di avere circa 3,6 miliardi di utenti in tutte le sue applicazioni, “contesta fermamente queste accuse” e si dice “fiduciosa che le prove dimostreranno il nostro impegno di lunga data nei confronti dei giovani”, ha detto un portavoce all’AFP. La sfida sarà misurare la distanza tra ciò che Meta sapeva dei suoi prodotti in termini di dipendenza e ciò che ha reso noto pubblicamente, ha detto all’AFP Nora Freeman Engstrom, professoressa di diritto a Stanford.
Per Meta, i cui profitti record finanziano le sue costose ambizioni nel campo dell’intelligenza artificiale, la minaccia principale rimane il “danno alla reputazione” e l’obbligo di modificare i propri prodotti, ha detto Vincent Joralemon, giurista dell’Università di Berkeley.
La replica di META
“I Procuratori Generali statali possono definire questa una causa storica, ma le loro contestazioni sono limitate e prive di fondamento, e le loro richieste economiche sono enormemente sproporzionate. I Procuratori Generali non forniscono alcuna prova che qualcuno nei loro stati sia stato ingannato, sostengono che funzionalità del tutto innocue — come la possibilità di avere un account Instagram aggiuntivo — abbiano in qualche modo danneggiato i loro cittadini, e tentano di penalizzare Meta per sfide comuni a tutto il settore, come la verifica dell’età. Piuttosto che attenersi ai fatti o alla legge, gli stati hanno scelto di inseguire un risarcimento esorbitante. Rivendichiamo il nostro impegno nella creazione di solide tutele per gli adolescenti e attendiamo con fiducia di poter far valere le nostre ragioni in tribunale”.
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