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Distraction management

digitaldetox. Come gestire le distrazioni digitali

Le persone spendono il 46,9% del tempo a pensare a qualcosa di diverso da quello che stanno facendo. Fondamentale per le aziende una strategia di distraction management.

di Alessio Carciofi |
distrazioni digitali

digitaldetox è una rubrica settimanale a cura di Alessio Carciofi, fondatore di Your Digital Detox, che promuove il benessere digitale nel business. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui.

Distrazione: dal latino distractio, derivazione di distrahĕre ovvero separare. Qualunque cosa distolga l’attenzione da ciò che stiamo facendo.

La tecnologia ci ha dato molti doni, tra i quali decine di nuovi modi di catturare la nostra attenzione.

Forse è meglio dire, di-sperdere attenzione.

 

E’ difficile essere nel qui e ora mentre state parlando con un amico. Anche se non siete connessi con un device, basta sentire nell’aria una notifica che la nostra testa si sposta geograficamente in un altro posto. Già è successo. Già ha un costo.

Se è vero, come ha scoperto una ricerca dell’Harvard University, che essere distratti ci rende infelici, allora non solo siamo molto infelici, nella nostra epoca, ma anche molto occupati da tante altre distrazioni, tutto il giorno.

Le persone spendono il 46,9% delle loro ore di veglia a pensare a qualcosa di diverso da quello che stanno facendo, e questo vagare della mente, in genere, li rende infelici. Così sostiene uno studio che ha utilizzato una Web App per raccogliere 250.000 punti di vista sui pensieri, sentimenti e azioni dei vari soggetti selezionati.

 

E ciò che ci distrae e ci fa perdere tempo non è un vero problema di “gestione del tempo”, ma di attenzione.

 

Le interruzioni oggi consumano il 28% della giornata tipica del lavoratore, come emerge da un’indagine condotta da Basex su un campione di   senior executive di organizzazioni e dirigenti di aziende che producono strumenti di Business Collaborative Knowledge.

 

Come limitare le distrazioni sul lavoro?

 

Innanzitutto, abbiamo bisogno di essere consapevoli del tempo che ci fanno disperdere le distrazioni digitali: fino a 120 minuti al giorno.

 

Poi, possiamo redigere una vera e propria strategia di distraction management, ovvero l’abitudine di essere concentrati sul focus (esempio, spegnendo le notifiche quando si lavora, la pianificazione di controllare i social media ed e-mail, etc.).

Naturalmente, il processo di costruzione dell’abitudine sarà faticoso e difficile, ma una volta costruito, diventerà una routine, nuova linfa  energetica per la produttività.

Quindi non sarà più così :

focus> e-mail> focus> Facebook> focus> Twitter

ma piuttosto qualcosa di simile a questo:

focus> focus> focus> e-mail> Facebook> focus> focus > focus

O qualcosa del genere, a seconda della distrazione di scelta.

Proprio come abbiamo disimparato a distrarci nel tempo, possiamo imparare a partecipare attivamente al flusso dell’attenzione.

 

Una nuova sfida attende le aziende  nell’economia della conoscenza: la gestione delle distrazioni digitali, come fluidificante in una società dove le informazioni si rincorrono nei vari canali, dall’online all’offline.

Come cercatori di farfalle, dicono che dobbiamo afferrarle, per mantenere alto il livello di conoscenza, non ricordandoci che l’attenzione consuma attenzione, soprattutto in un contesto dove il sovraccarico di notizie, notifiche e messaggi su Whatsapp logorano testa, cuore e anima.

 

Del resto, le grandi multinazionali delle telco e le aziende produttrici di telefonia, per accaparrarsi sempre più quote di mercato, stanno mettendo in atto strumenti subdolamente “invasivi” come il ti “sta scrivendo”, facendo in modo che tu possa stare collegato ancora un po’.

 

E’ venuto il tempo di attuare nella tua azienda una strategia di distraction management.

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