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Digital transformation, spesa globale a 2.200 miliardi di dollari nel 2019. L’ICT italiana vale 30 miliardi

Gli investimenti in progetti di digital transformation (DX), a livello mondiale, raggiungeranno i 2.200 miliardi di dollari nel 2019, crescendo del 60% rispetto al 2016. Sono i primi dati resi pubblici da IDC in occasione dell’Assintel Report 2018 presentato stamattina a Milano.

Già in un’anteprima di un paio di giorni fa, era emerso il dato relativo all’Italia, dove il mercato dell’Information technology (IT) per quest’anno dovrebbe registrare un + 3,1%, per un valore complessivo di 22,7 miliardi.

Bene anche l’Information and communication technology (ICT) che quest’anno chiuderà a 30,5 miliardi di euro (+1,9%), con il Nord Ovest ed il Centro Italia che da soli mettono assieme più del 50% delle risorse (10,61 miliardi il Nord Ovest, 8,24 miliardi il Centro, 6,6 miliardi il Nord Est, 5 miliardi il Sud e le isole).

Un mercato ICT nazionale guidato dai settori dell’industria (23%), della finanza (20%), dei servizi (17%).

Guardando al futuro (2017-2020), tutti i settori sono previsti in crescita, tranne le telecomunicazioni (Tlc). l’area software è quelle che registrerà il dato migliore (+3,5%), bene anche quella hardware (+2%), con i servizi IT che cresceranno leggermente (+1,3%) assieme all’ICT (+1,5%, mentre le Tlc segneranno l’unico dato negativo (-0,4%).

Un dato generale tutto sommato positivo per l’Italia, che perde di forza se confrontato con l’indice DESI (Digital Economy and Society Index) aggiornato. Uno strumento elaborato dalla Commissione europea per valutare annualmente lo stato di avanzamento dell’economia e della società digitale degli Stati membri, che per al momento vede l’Italia occupare la quart’ultima posizione nel ranking 2017.

Il nostro miglior risultato nel segmento connectivity, con un punteggio di 10,9% (la media Ue è il 14,8%).

Ovviamente, nel nostro Paese, come in tutta Europa, la crescita delle imprese dipenderà tutta dalla capacità di cavalcare la trasformazione digitale, di integrare le tecnologie abilitanti, come Internet of Things, realtà virtuale e realtà aumentata, big data, cloud e la cybersecurity.

Secondo il Rapporto, infatti, nel 2020 un terzo dei manager aziendali avrà passato almeno 5 anni in un ruolo “digital oriented”.

E poi ci sono anche i consumatori e seguendo i dati IDC presentati stamattina a Milano, nel 2021 più di un miliardo di persone accederà ad applicazioni e device attraverso funzionalità di realtà virtuale/aumentata (AV/AR).

Un dato strategico per la customer experience e il customer engagement.

Un’economia che nei prossimi anni sarà sempre più data driven, spiegano i ricercatori: nel 2019 il 40% dei progetti IT europei creerà nuovi servizi digitali e gran parte dei ricavi sarà originato da nuovi modelli di monetizzazione dei dati.

In più, nel 2020, si calcola che un terzo delle imprese (FT500), sarà connesso a piattaforme di information sharing automatizzate.

Tra le altre tecnologie abilitanti di massimo rilievo c’è l’intelligenza artificiale (AI), che secondo il Rapporto supporterà (assieme alle cognitive technologies) il 40% di tutti i progetti DX nel 2019 e il 100% di quelli che integreranno soluzioni IoT.

L’AI troverà utilizzo nel settore medico/sanitario (73%), nel settore manifatturiero delle imprese 4.0 (64%), nel retail (52%).

E se la digital economy 4.0 sarà data driven, come anticipato, un ruolo centrale nel 2018 l’avrà sicuramente il nuovo regolamento europeo per la protezione dei dati personali (Gdpr), che determinerà il 34% della spesa Ue in sicurezza informatica.

Passando alle infrastrutture, il 45% di queste e del mercato software nel 2020 sarà cloud orienterd

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