Digital economy

Digital transformation, Pileri (Exprivia Italtel) ‘L’impatto di 5G e nuove reti sull’economia globale’

Due le tecnologie che più di altre abiliteranno la trasformazione digitale dell’economia mondiale: 5G e il cloud, a cui si affiancheranno anche IoT, IA, blockchain e cybersecurity. Focus su virtualizzazione e software technologies.

di Flavio Fabbri | @FabbriFlav2 |

La crescita dell’economia digitale è l’unico dato positivo di questi anni di incertezza e cambiamenti a livello geopolitico in tutto il mondo. La globalizzazione ha raggiunto la sua maturità di processo (già si parla di post globalizzazione) e i conflitti commerciali tra Stati e multinazionali si fanno sempre più intensi e dai risvolti minacciosi per l’economia reale.

 

La digital economy sta crescendo sette volte più rapidamente del resto dell’economia tradizionale. La trasformazione digitale iniziata qualche anno fa sta iniziando a modificare l’ecosistema economico delle nazioni, grazie all’innovazione tecnologica e nuovi modelli di business che si stanno facendo largo tra le imprese e i settori industriali.

 

Come ha spiegato il Chief Operating Officer di Exprivia Italtel, Stefano Pileri, in un articolo pubblicato questa settimana sul sito web dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI), la fiorente economica digitale che stiamo cominciando a conoscere è il risultato di “profonde trasformazioni generate dall’applicazione di innovative soluzioni tecnologiche”: “in particolare il cloud computing e le prossime reti 5G”.

A questi Pieri aggiunge, ovviamente, anche le altre tecnologie più innovative e dalle maggiori capacità di impatto diretto sull’economia: Internet delle cose, intelligenza artificiale, blockchain e cybersecurity.

 

Oggi le reti di telecomunicazione sono alla base dell’economia digitale”, ha precisato Pileri.

Negli ultimi anni, “abbiamo visto il numero di sensori e oggetti intelligenti superare in modo significativo il numero di dispositivi di telecomunicazione. Il numero di oggetti connessi è più che raddoppiato rispetto al numero di smartphone sul mercato, che attualmente si aggira intorno ai sei milioni, evidenziando la crescita sempre più esponenziale del mercato connesso. Per supportare queste richieste, le reti devono evolversi con una velocità sempre crescente”.

 

Il CEO di Italtel indica tre componenti chiavi delle reti moderne: “Access”, “Backbone” e “Edge cloud”.

L’access è la parte della rete più diffusa che consente di connettere device mobili di vario tipo, intere strutture, uffici, case, centri commerciali e così via.

Con il termine backbone, invece, si intende la dorsale che collega ad alta velocità di trasmissione ed alta capacità i nodi principali della rete.

Il cloud distribuito o edge, infine, è il sistema che consente l’elaborazione delle informazioni ai margini della rete, dove i dati vengono prodotti, a cui segue l’invio delle informazioni già elaborate e di minori dimensioni ai data center.

 

Questi tre sono gli elementi chiave per la diffusione e il successo delle nuovi reti all’interno della digital economy mondiale. Parliamo di FTTH o Fiber to the Home, la fibra a casa, che poi è alla base della cosiddetta gigabite society.

La novità, ha spiegato Pileri, è che “La rete di accesso mobile di quinta generazione moltiplicherà il numero di antenne di dieci volte rispetto ad oggi, combinando le celle macro attuali con celle sempre più piccole, distribuendole su territori diversi. La mia stima è che più di un milione di antenne saranno necessarie per coprire il territorio italiano. Le piccole celle saranno collegate alla fibra ottica – un dettaglio che ribadisce la rilevanza di un piano nazionale per la fibra”.

L’edge computing, invece, “consente di elaborare i dati in modo più rapido ed efficiente, aspetto fondamentale per le applicazioni che richiedono tempi di risposta in real time, come streaming video, giochi online, realtà virtuale (VR) e augmented Reality (AR)”.

 

Grazie al cloud distribuito i device si virtualizzano e la tecnologia che permette questo si chiama Network Functions Virtualization (NFV). Le nuove reti, inoltre, consentono l’utilizzo delle tecnologie Software-defined networking (SDN, con un nuovo approccio in ottica cloud computing alle architetture di rete, che ne facilita l’amministrazione e la configurazione al fine di migliorarne performance e facilitarne il monitoring: “tecnologia che stabilisce il primato del software nelle reti di prossima generazione”, ha scritto Pileri.

L’aumento del flusso delle informazioni in rete e il moltiplicarsi dei sensori e dei device che producono dati richiedono una straordinaria capacità di gestione degli stessi, che sarà possibile solo con il cloud: “Il modello Cloud cambierà radicalmente verso un approccio federato e standardizzato”.

 

Secondo uno studio IHD Markit, l’impatto del 5G e delle nuove reti sull’economia globale, in termini di nuovi beni e servizi, è stato calcolato attorno ai 12 mila miliardi di dollari entro il 2035: il grande cambiamento è nel modello di comunicazione che tende a connettere non solo per persone tra loro e con i dati e le informazioni, ma con “tutto”.

 

 

 

 

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