Per capire quali sono le priorità digitali della Commissione Ue può essere utile scorrere la bozza del Digital Networks Act (DNA), e vedere quante volte sono nominate le diverse tecnologie abilitanti che dovranno garantire le reti del futuro. In questa competizione non scientifica, ma qualitativa, vince di gran lunga il satellite, nominato più di 200 volte (esattamente 213 volte) nella bozza del documento che racchiude la nuova cornice normativa dell’ecosistema digitale e che sarà presentata, salvo imprevisti, il 20 gennaio. In confronto, l’FTTH è molto meno appealing e compare appena 13 volte, al pari del 5G e del 6G (citate rispettivamente 24 e 14 volte). Ancor più lontano il Fixed Wireless Access (FWA), che viene nominato soltanto una volta. La parola fibra mantiene il suo appeal e compare 94 volte.
Il rame resta popolare nel Digital Networks Act
Interessante notare poi che la parola “copper” (rame) compare 90 volte, segnalando così un interesse che pur legato allo switch off dimostra, almeno a parole, quanto peso abbiano ancora le vecchie reti legacy nella mente del regolatore europeo.
Il fervore europeo intorno al satellite è un fenomeno crescente e la bozza del DNA non fa nient’altro che rispecchiare questo sentiment diffuso, sulle ali di Starlink e della rinnovata corsa alla Space Economy che trova sempre maggiori proseliti anche in Europa.
Approccio pragmatico della Ue
Un approccio pragmatico, che non punta più su una visione dogmatica dell’FTTH e che guarda al satellite come soluzione alternativa concreta per raggiungere gli obiettivi di copertura ultrabroadband fissati dal Digital Compass al 2030.
Nel DNA si delinea la volontà di creare un quadro regolatorio più chiaro per la diffusione delle comunicazioni satellitari (anche quelle D2D, cui si potrebbero dedicare delle frequenze ad hoc, si legge nella bozza) e garantire a priori la loro convivenza con il mondo delle comunicazioni elettroniche tradizionali.
Autorizzazione generale e autorizzazione per i servizi satellitari
Nella bozza del DNA si legge che “L’opzione preferita include un “passaporto” unico per reti e servizi diversi dal satellite e un’autorizzazione UE per lo spettro satellitare, inclusa la selezione dei licenziatari in caso di scarsità e l’applicazione delle condizioni di autorizzazione. Questa opzione ridurrebbe i costi amministrativi e di conformità, nonché i costi di rendicontazione…. L’autorizzazione satellitare dell’UE garantirebbe agli operatori un accesso garantito allo spettro in tutti gli Stati membri alle stesse condizioni di autorizzazione, fornendo loro i mezzi per espandersi e fornire servizi paneuropei, affrontando al contempo gli aspetti di sovranità”.
E ancora, “Un operatore satellitare che desiderasse fornire servizi in tutta l’UE non avrebbe bisogno di seguire 27 procedure di autorizzazione, di rispettare 27 serie di condizioni di autorizzazione, che includono obblighi di rendicontazione diversi e costosi e misure di applicazione inefficaci, e di ottenere diritti di spettro in tutti gli Stati membri”.
