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Digital Networks Act, il BEREC contro il controllo centralizzato dello spettro nella Ue

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I regolatori europei delle telecomunicazioni sono preoccupati che la proposta di Digital Networks Act concentrerà più poteri a Bruxelles, lasciando le autorità nazionali con meno spazi di manovra limitati.

I regolatori europei delle telecomunicazioni sono preoccupati che la proposta di Digital Networks Act concentrerà più poteri a Bruxelles, lasciando le autorità nazionali con meno spazi di manovra per imporre regolazioni su misura, adatte alle condizioni dei singoli mercati locali.

E’ quanto emerge dalla valutazione preliminare del BEREC, l’organismo che riunisce le autorità nazionali delle Tlc, appena pubblicata, secondo cui l’obiettivo di semplificare le regole rischia di trasformarsi in un boomerang, con più regole e burocrazia che entrerebbero in vigore.

Semplificazione sì, ma con giudizio

La bozza del nuovo regolamento Ue sulle telecomunicazioni è stata pubblicata a gennaio dalla Commissione Ue nel quadro di una serie di sforzi finalizzati a semplificare le regole, contribuire al mercato unico europeo per i servizi digitali e rafforzare la concorrenza nel settore.

Il Berec ha dichiarato di sostenere gli obiettivi aggiornati della legge, che aggiungono resilienza e sostenibilità agli obiettivi politici dell’UE per il settore delle telecomunicazioni, insieme alla connettività universale e alla concorrenza. L’organismo consultivo dell’UE, che riunisce tutte le autorità nazionali di regolamentazione delle comunicazioni, ha inoltre promesso la propria competenza e il proprio supporto per l’attuazione del nuovo regolamento, che deve ancora essere approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio prima di poter entrare in vigore.

Ricerca del foro più favorevole, preoccupa il passaporto unico

Tuttavia, il Berec è preoccupato per le proposte della Commissione di centralizzare alcuni poteri a livello UE, riducendo il ruolo delle autorità di regolamentazione nazionali nel tentativo di rafforzare il mercato interno dell’UE. Le proposte includono un nuovo sistema di “passaporto unico”, in base al quale i fornitori di servizi di telecomunicazione necessitano di autorizzazione in un solo Stato per operare in tutta l’UE. Sebbene il Berec riconosca che questo sistema possa funzionare per gli operatori satellitari, l’autorità teme che altri fornitori di servizi possano ricorrere alla “ricerca del foro più favorevole”, stabilendosi nel Paese con la regolamentazione meno stringente.

Alcuni Paesi con risorse limitate potrebbero vedere un forte aumento dei loro obblighi di vigilanza, con conseguente rallentamento dell’applicazione delle norme e rischi per la concorrenza. “Nel complesso, il Berec ritiene che la proposta potrebbe introdurre una maggiore complessità operativa, oneri amministrativi e incertezza giuridica, senza offrire vantaggi evidenti rispetto all’attuale regime di autorizzazione semplificato”, ha dichiarato l’autorità in un comunicato.

Spettro radio, attori dominanti rischiano di essere favoriti

La Commissione sta inoltre tentando nuovamente di armonizzare le licenze per lo spettro radio in tutta l’UE. Questa centralizzazione del potere, che include il trattamento dello spettro come risorsa a livello europeo con diritto di veto della Commissione sulle condizioni di licenza, potrebbe avere conseguenze sulla concorrenza di mercato, ha avvertito il Berec. In particolare, teme che l’introduzione di licenze a durata illimitata e di rinnovi automatici rischi di favorire i titolari di diritti esistenti e di ridurre la contendibilità del mercato.

Sul fronte positivo, il Berec si è detto soddisfatto del mantenimento, nel DNA, del sistema del “significativo potere di mercato”, che consente alle autorità di regolamentazione nazionali di imporre obblighi di accesso agli operatori dominanti. Tuttavia, anche questa parte potrebbe necessitare di alcune modifiche, poiché le autorità di regolamentazione nazionali sono preoccupate per la potenziale fine di una raccomandazione a livello europeo sui mercati rilevanti per la regolamentazione ex ante e per l’ampliamento dei poteri di veto della Commissione, che potrebbe complicare la loro capacità di imporre rimedi a livello nazionale.

Sosteniblità obiettivo lodevole, ma va gestito

Anche il nuovo ruolo relativo al perseguimento della sostenibilità è benvenuto. Sarà tuttavia necessario integrare le disposizioni, ad esempio attraverso linee guida del BEREC in materia di raccolta e valutazione di dati e informazioni relativi alla sostenibilità, nonché i criteri e le metodologie da applicare per renderle pienamente operative e per garantire coerenza, comparabilità e certezza del diritto.

Conciliazione non vincolante fra telco e OTT

Sul meccanismo di conciliazione volontario e non vincolante tra telco e OTT, il Berec scrive che “Pur sostenendo la prospettiva più ampia sui mercati digitali, il BEREC osserva che la logica, la portata e la prevista applicazione pratica di queste disposizioni richiedono ulteriori chiarimenti. Inoltre, il BEREC rileva che la DNA non introduce una definizione di “reti digitali” che amplierebbe esplicitamente l’attuale nozione di ECN, nonostante il considerando 5 riconosca la necessità “di tenere conto dell’evoluzione dalle reti di comunicazioni elettroniche alle reti digitali”. Il BEREC raccomanda di sviluppare definizioni coerenti con altri atti legislativi in ​​materia digitale”, si legge nel parere del BEREC.

Le critiche sullo spettro radio

L’approccio della Commissione – che prevede, tra l’altro, il trattamento dello spettro come risorsa europea comune soggetta a competenze condivise, l’introduzione di diritti spettrali a tempo indeterminato, la definizione di un approccio comune per le tariffe dello spettro e la creazione di un quadro unico a livello UE per l’autorizzazione dei satelliti – segna un sostanziale cambiamento rispetto all’approccio attuale.

“Tale dinamica di centralizzazione – si legge nella valutazione del BEREC – solleva dubbi sull’efficacia delle misure proposte e sulla loro proporzionalità nel raggiungimento degli obiettivi generali di cui all’articolo 3 e dell’obiettivo di semplificazione dichiarato, nonché sulla loro compatibilità con il principio di sussidiarietà. In quest’ottica, anche la procedura di mercato unico proposta, che include il diritto di veto della Commissione, non appare giustificata e proporzionata. Inoltre, la proposta sembra favorire la posizione degli attuali titolari dei diritti, indebolendo così la contendibilità del mercato e ostacolando le dinamiche competitive attualmente in atto nell’accesso alle risorse spettrali, a scapito dell’innovazione, dell’uso efficiente dello spettro e dei benefici a lungo termine per i consumatori”.

Tra le proposte di valore, il BEREC segnala l’intenzione di fornire maggiore chiarezza sul proprio ruolo negli aspetti di regolamentazione del mercato relativi all’assegnazione dello spettro, il che potrebbe supportare in modo costruttivo le autorità competenti nello svolgimento dei loro compiti di assegnazione dello spettro, ove necessario. Anche il BoR (26) 52 6, continuando a sviluppare insieme, ove opportuno, tabelle di marcia sullo spettro radio con le tabelle di marcia nazionali sullo spettro radio, potrebbe rafforzare ulteriormente una visione condivisa a livello UE delle future risorse spettrali. Inoltre, si prevede che la codificazione proposta della condivisione dello spettro massimizzi l’efficienza delle assegnazioni dello spettro radio, sebbene occorre prestare attenzione anche all’onere amministrativo imposto ai titolari di licenze di spettro e alle amministrazioni. Inoltre, un regime di autorizzazione satellitare gestito centralmente, pur essendo valido in linea di principio, deve essere valutato attentamente per quanto riguarda la sua portata e le implicazioni nazionali, anche in termini di sicurezza, garantendo requisiti comuni a livello UE, pur preservando sufficiente flessibilità per gli Stati membri per salvaguardare i propri interessi e le proprie esigenze specifiche. Il BEREC sottolinea l’importanza che il quadro di autorizzazione satellitare sia allineato al quadro stabilito dalle norme ITU-R, per evitare di interrompere i sistemi ITU-R consolidati e di prolungare le procedure ITU. Una tendenza alla centralizzazione si può individuare anche nel campo della numerazione, dove le risorse di numerazione sono qualificate dal DNA come una “risorsa comune dell’Unione”.

Il tema dello switch off del rame secondo il BEREC

Per quanto riguarda lo spegnimento delle linee in rame, il BEREC apprezza nel complesso la considerazione da parte della Commissione europea dei suoi contributi, come riportato nella recente relazione sullo stato di avanzamento dei lavori in materia di migrazione e spegnimento delle linee in rame³, sia per quanto concerne le tempistiche per il completamento dello spegnimento, sia per la previsione di eccezioni; a parere del BEREC, il ruolo attivo delle autorità nazionali di regolamentazione (ANR) e degli Stati membri è necessario in questo ambito.

“Tuttavia, il BEREC osserva che è fondamentale non distorcere la concorrenza durante l’attuazione del CSO, aspetto che dipende dai dettagli del processo (ad esempio, se dovranno essere previsti compensi per il CSO), dettagli che non sono ancora chiari. Rimangono da approfondire diversi aspetti significativi, tra cui il regime applicabile agli Stati membri che sono già in fase avanzata nei loro processi di migrazione e CSO e la ripartizione delle responsabilità tra le ANR e gli Stati membri su diversi aspetti, tenendo conto anche della necessità di preservare l’indipendenza delle ANR. Tra i fattori da considerare figurano le tempistiche e gli ostacoli amministrativi delle fasi intermedie e della data di disattivazione finale, il ruolo delle reti HFC4 e di altre reti in grado di raggiungere velocità gigabit (ad esempio FTTB, dove l’ultimo punto di connessione si basa su LAN) come alternativa alla fibra e l’adeguatezza delle condizioni di sostenibilità di cui all’articolo 57, tenendo conto in particolare delle specificità nazionali di alcuni Stati membri. Sarebbe pertanto opportuno affrontare non solo la disattivazione delle reti in rame, ma anche le più ampie condizioni normative e pratiche necessarie per garantire un’efficace migrazione alla fibra. Una lacuna fondamentale nell’attuale proposta di DNA riguarda il trattamento delle reti in rame installate negli edifici. Sebbene il regolamento delinei i principi generali per la gestione della rete di distribuzione a livello nazionale, non specifica se il cablaggio in rame preesistente negli edifici debba essere incluso nella definizione delle aree coperte da rame o nella valutazione della predisposizione alla migrazione”.

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