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Digital markets act, Reuters: “Editori e aziende tech UE vogliono la stretta su Google”

Antitrust, editori e startup europee chiedono a Bruxelles di chiudere l’indagine su Google

Lo European Publishers Council ha inviato un documento alla Commissione europea in cui chiede esplicitamente la chiusura dell’indagine e una multa a Google per violazione del Digital Market Act (DMA). Ne da notizia in via esclusiva l’agenzia Reuters.

Nella lettera inviata ai vertici dell’esecutivo comunitario, le associazioni di settore sollecitano Bruxelles a chiudere entro pochi giorni il procedimento avviato quasi due anni fa nell’ambito del DMA e ad adottare una decisione formale di non conformità nei confronti di Alphabet, la holding che controlla il colosso di Mountain View.

L’iniziativa è guidata dall’organizzazione che rappresenta alcuni dei principali gruppi editoriali del continente (tra cui Axel Springer, News Corp e Condé Nast) e che ha promosso il documento insieme ad altre realtà del mondo digitale, tra cui European Magazine Media Association, European Tech Alliance, EU Travel Tech, oltre all’Initiative for Neutral Search, alla Innovative Europe Foundation e alla German Startup Association.

Il Digital Markets Act è un regolamento dell’UE, in vigore dal 2024, che impone regole severe ai grandi gatekeeper digitali (come Google, Meta, Apple) per garantire concorrenza leale e maggiore interoperabilità, per limitare quindi l’abuso di posizione dominante, proteggere la privacy e consentire la portabilità dei dati.

In gioco la credibilità della Commissione europea

La lettera, indirizzata alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, alla responsabile europea della concorrenza Teresa Ribera e alla commissaria per il digitale Henna Virkkunen, chiede esplicitamente di concludere l’indagine la prossima settimana.

Secondo i firmatari, l’istruttoria (avviata il 25 marzo 2024 nell’ambito del DMA) si è ormai protratta oltre i tempi previsti. Il regolamento europeo sui mercati digitali prevede infatti che i casi vengano generalmente risolti entro 12 mesi dall’apertura formale.

Nel documento le organizzazioni sostengono che la Commissione dovrebbe adottare una decisione formale di non conformità, accompagnata da un ordine di cessazione delle pratiche contestate e da una sanzione finanziaria dissuasiva nei confronti di Alphabet.

In gioco la credibilità della Commissione europea”, scrivono i firmatari, sottolineando come eventuali ritardi rischino di indebolire l’efficacia del nuovo quadro normativo europeo per la regolazione delle grandi piattaforme digitali.

Le accuse a Google: favoritismi nei risultati di ricerca

Al centro dell’indagine c’è il sospetto che Google favorisca sistematicamente i propri servizi nei risultati di ricerca, penalizzando concorrenti europei in settori come viaggi, shopping e comparazione di servizi.

Alphabet ha respinto le accuse e, secondo fonti di mercato, negli ultimi mesi avrebbe presentato diverse proposte alla Commissione per rispondere alle preoccupazioni dei regolatori e dei competitor. Tuttavia, secondo le organizzazioni firmatarie della lettera, le misure prospettate non sarebbero sufficienti a garantire una reale neutralità della ricerca online.

L’obiettivo degli editori europei

Per lo European Publishers Council l’obiettivo è duplice. Da un lato, ottenere un’applicazione rapida e rigorosa del Digital Markets Act, che rappresenta il principale strumento europeo per limitare il potere delle grandi piattaforme digitali. Dall’altro, riequilibrare le condizioni di mercato per editori, piattaforme tecnologiche e startup europee che dipendono in larga parte dalla visibilità nei motori di ricerca.

Nel testo si sostiene che il prolungarsi dell’indagine sta già producendo effetti economici negativi per molte aziende europee. «Ogni giorno che passa – scrivono – erode ulteriormente la redditività delle imprese europee, compromettendo la loro capacità di investire e crescere».

Secondo i firmatari, alcune società del settore digitale si troverebbero addirittura «in condizioni di difficoltà finanziaria o rischio di fallimento» a causa delle pratiche contestate.

Google caso simbolo delle tensioni transatlantiche

La pressione esercitata da editori e imprese europee arriva in un momento di crescente tensione tra Bruxelles e Washington sulla regolazione delle Big Tech.

Negli ultimi anni l’Unione europea ha adottato dispositivi legislativi avanzati come il Digital Markets Act e il Digital Services Act pensati proprio per limitare la posizione dominante delle grandi piattaforme, molte delle quali sono statunitensi. Le nuove regole hanno spesso provocato frizioni con gli Stati Uniti, che temono un impatto eccessivo sulle proprie aziende tecnologiche. Lo stesso Presidente americano Donald Trump lo ha ricordato in numerose dichiarazioni pubbliche.

Il caso Google rappresenta quindi uno dei primi test concreti per il DMA e per la capacità della Commissione europea di far rispettare le nuove regole. Per questo motivo, sottolineano i firmatari della lettera, la conclusione dell’indagine non avrebbe soltanto effetti sul mercato digitale europeo, ma costituirebbe anche un segnale politico sulla determinazione dell’Europa a regolare il potere delle piattaforme globali.

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