Influencer Marketing

Digital Education. Chi influenza gli Influencer?

Troppo si è detto sulla morte di Twitter ben prima della sua sepoltura: per 230 Influencer Ue resta più influente anche della BBC.

di Rachele Zinzocchi, Digital Strategy R&D - laboratorio Digital Education |

Digital Education è una rubrica settimanale promossa da Key4biz dedicata all’educazione civica digitale a cura di @Rachelezinzocchi Formatrice e public speaker, autrice del libro Telegram perché. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui.

Chi influenza gli Influencer? Twitter. Ecco la notizia che non ci aspettavamo, data quasi silenziosamente, in un cinguettio apparentemente «riservato», che «piace alla gente che piace», e che a noi invece sembra giusto annunciare di gran cassa: non solo perché ormai – con l’Influencer Marketing sempre più di tendenza e ora particolarmente sotto i riflettori dopo il caso Unilever e la sua denuncia dell’«Influencer & Instagram Fraud» con la sregolata compravendita di followers – ogni news sul tema merita attenzione ed eventuale riflessione, ma perché tanto, troppo si è detto sulla morte di Twitter ben prima della sua sepoltura. E allora, aspettando che i giochi siano fatti, leggiamo questo bel report di ComRes/Burson-Marsteller, giunto alla sua terza edizione, condotto tra 230 influencer Ue (76 europarlamentari, 43 personalità dello staff delle istituzioni europee e 111 opinionisti di Bruxelles) e redatto tra il 13 marzo ed il 25 maggio di quest’anno.

 

Ecco la news che spicca su tutte, tanto più quanto – in misura maggiore rispetto alle altre forse – tocca da vicino tutti noi nella nostra esperienza quotidiana: «la rinascita dell’uccellino», per 230 #influencer Ue più influente anche della BBC.

 

Nel dettaglio, per oltre i due terzi degli intervistati (69%) POLITICO è il più influente nell’informare entro il processo decisionale, con un aumento del 16% rispetto allo scorso anno. Secondo posto per il Financial Times (62%), terzo per la BBC (59%). Sull’emittente inglese, spiega lo studio, i pareri variano in base ai gruppi considerati, con il personale delle istituzioni Ue che tende a citarla come influente (72%) molto di più che gli Eurodeputati (55%) e gli opinion makers di Bruxelles (50%).

 

Seguono The Economist (57%) e Twitter (55%). Quest’ultimo, appunto, è poi considerato «molto influente» dagli intervistati nell’elenco delle fonti, anche più della BBC. In particolare, per gli Opinion Formers, la forbice è netta: 50% per la BBC, 59% per Twitter.

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E anche se ci soffermiamo a osservare il mondo dei social media, le sorprese non mancano. Da un’analisi più approfondita, infatti, emergono due importanti elementi. Da un lato, vengono confermati quelli che ormai appaiono i «capisaldi delle nuove tendenze»: un uso dei social riservato prevalentemente alle relazioni personali e, In questo, una prevedibile prevalenza di WhatsApp, la più adoperata. A farne un uso giornaliero, il 56%, di contro al 46% di Twitter, al 39% di Facebook, in calo nettissimo rispetto al precedente 44%, e a Instagram e LinkedIn, in leggero aumento. Se già questo comunque è un ottimo risultato per la piattaforma dell’uccellino, meglio fanno i dati raccolti da risposte a sondaggi come questi.

 

Alla domanda, infatti, «Nel tuo ruolo professionale quanto spesso usi le seguenti piattaforme social o App mobile?», Twitter svetta su tutti, con un ottimo 71%, e WhatsApp dietro col 69%. Seguono Facebook, con solo il 60%, YouTube e LinkedIn, concludendo con Instagram che raccoglie solo il 19%.

 

Ora, nella notizia, che dopo il rilancio ha fatto non a caso il giro della rete, il bello non sta tanto nel fatto che Twitter sia seguito, quantitativamente, di nuovo più di altri social. La questione non si risolve in quanti follower abbia guadagnato in quel settore o in altri, per quanto l’aumento notevole sia stato. Il fattore decisivo e di maggiore interesse sta nella qualità di quei followers, nella loro importanza decisionale, nella loro possibilità di spingere da subito le leve necessarie per un’innovazione immediata, qualora lo vogliano.

 

Se la rinascita di Twitter passa da Influencer così, c’è spazio forse per un doppio applauso: il primo per prepararsi a far spazio a un social davvero rinnovato, «ripulito», aldilà di algoritmi e #FakeNews, e contestualmente la diffusione di un concetto di Influencer Marketing basato su fiducia, responsabilità, «condivisione di esperienze utili per te».

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