Il commento

DigiLawyer. Iperconnessi e iperstressati, davvero abbiamo bisogno di tutta questa tecnologia?

Questo consumismo tecnologico esasperato che devitalizza il mercato dell'usato ha fatto dimenticare agli utenti che le funzioni principali sono sempre le stesse e che - salvo rare eccezioni - di tutto il resto si può fare a meno.

di Gianluca Pomante, Avvocato Cassazionista – esperto d’informatica e comunicazione |

La rubrica DigiLawyer, ovvero riflessioni sul “diritto e il rovescio” di Internet fra nuove potenzialità e storture della rete, a cura di Gianluca Pomante, Avvocato Cassazionista esperto di informatica e comunicazione. Per consultare gli articoli precedenti clicca qui.

Viviamo nell’era dell’iperconnessione digitale e degli innegabili vantaggi che questo modus vivendi ci garantisce, ma stiamo lentamente perdendo l’autonomia di scelta e, conseguentemente, le opportunità connesse, a causa del marketing sempre più aggressivo di un mercato dell’hardware che ha bisogno di distruggere se stesso per sopravvivere, anche se detto in questi termini sembra un ossimoro.

 

Soprattutto nel settore della telefonia mobile si assiste oggi a quella che negli anni 90 era la corsa all’incremento della potenza di calcolo dei calcolatori elettronici, alla ricerca di prestazioni sempre più elevate per soddisfare un software sempre più potente, che cresce nuovamente in grafica e colori grazie alle prestazioni dell’hardware fino a renderlo nuovamente obsoleto, in una spirale senza fine.

 

Si corre anche per avere il gadget più tecnologico del momento e, purtroppo, sempre meno efficiente rispetto a quello che dobbiamo fare.

 

Uno smartphone attuale é mille volte più potente dei computer che mandarono l’uomo sulla luna ma viene utilizzato per far selfie, per dire alla moglie di buttare la pasta, per scrivere sciocchezze sui social che hanno fatto rabbrividire ed esternare la loro indignazione personaggi come Umberto Eco, e, più, in generale, per funzioni che avrebbero potuto gestire anche i primi smartphone senza troppi problemi.

 

Chi ha avuto il piacere di avere tra le mani un palmare come il Tungsten T3 o uno dei primi smartphone come il Treo 600, ricorda bene quanto fossero potenti, organizzate e pulite le interfacce dei sistemi operativi dedicati.

 

Del resto, solo il 5% degli utenti sfrutta almeno il 10% delle potenzialità di uno smartphone moderno, il resto è potenza sprecata, come quella di Ferrari e Porsche imbrigliate nel traffico cittadino. Questo consumismo esasperato che fagocita se stesso e devitalizza il mercato dell’usato ha fatto dimenticare agli utenti che le funzioni principali (telefonare, mandar messaggi, navigare su Internet, ricevere comunicazioni) sono sempre le stesse e che – salvo rare eccezioni – di tutto il resto si può fare a meno (per la verità, facevamo a meno anche di Internet e della tecnologia, negli anni 80, e siamo sopravvissuti ugualmente, ma questo è un altro discorso).

 

Così come, ipnotizzati dalla pubblicità sempre più accattivante, abbiamo perso la capacità di prenderci cura delle nostre proprietà e di farle durare nel tempo. Un iPhone 4S è sufficientemente piccolo da essere pratico per chiunque e la batteria può essere sostituita con circa 20 euro, acquistandola on line e utilizzando un video illustrativo per farlo autonomamente.

 

Uno smartphone Android può tornare in piena efficienza con una spesa ancora più irrisoria e continuare a garantire ottime prestazioni ancora per qualche anno.

 

Per non parlare di tutto quel che ci circonda e che, anzichè essere gettato in un cassetto (o in un fondaco), può essere rimesso a nuovo ed anche aggiornato con poca spesa.

 

La prossima volta che guarderemo il nostro vecchio smartphone o tablet (ma anche la nostra vecchia auto e la sua autoradio senza mp3 e navigatore) facciamo una ricerca su Internet per vedere come fare un upgrade anzichè accettare subito un’offerta per cambiarla. Potrebbe essere più economico e, soprattutto, molto più divertente, “metterci su le mani”.

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