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Democrazia Futura. Ricordo di Franco Morganti, un innovatore negli studi delle tlc in Italia

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Augusto Preta

Nella rubrica Memorie nostre di Democrazia futura, Augusto Preta rievoca la figura di Franco Morganti, scomparso alcuni mesi or sono, ricostruendo la carriera professionale dell’ingegnere in telecomunicazioni ma anche l’impegno del Civil Servant, la passione civica e l’impegno politico a Milano. Dapprima l’esperienza giovanissimo alla fine degli anni Cinquanta alla Olivetti, poi alla SGS infine dal 1974 come consulente strategico nel settore sia pubblico che privato.

Ci sono persone che sono per noi come fari nella nebbia, sono più alte, vedono il mondo da una prospettiva diversa, illuminano ciò che sta dietro e sta davanti a noi, facendoci vedere cose che da soli non riusciremo a comprendere (1).

Il 12 settembre 2020 ci ha lasciato Franco Morganti, ingegnere, milanese, borghese illuminato, liberale di sinistra, un gigante dell’innovazione e delle telecomunicazioni italiane, un amico. Fortemente legato alla sua numerosa famiglia che annoverava oltre all’inseparabile moglie Marisa con cui si era sposato in seconde nozze (entrambi erano vedovi), ben sei figli, venti nipoti e un nutrito stuolo di pronipoti, Franco Morganti è stato un personaggio importante anche nella vita non solo professionale di tante altre persone, che hanno avuto la fortuna di conoscere quest’uomo curioso, affabile, elegante e cortese e di apprezzarlo come fonte d’ispirazione e costante punto di riferimento.

Franco Morganti

La passione civica di Franco e il suo impegno politico, che si è manifestato soprattutto a Milano, è anche una naturale conseguenza del suo essere milanese e del suo amore e senso di appartenenza alla città. Come ricorda Paolo Mieli, in Franco ciò si sposa con l’idea “che la vita è fatta di passioni, di doveri e di responsabilità ed esiste una fase della vita nella quale si ha il dovere di restituire alla propria comunità ciò che si è ricevuto. Senza pensare che il successo personale sia esclusivamente proprietà del singolo ma è il risultato del fatto che quel singolo sia stato inserito in una comunità: abbia potuto studiare, crescere, guadagnare, affermarsi. Questo senso di restituzione è una delle grandi caratteristiche della milanesità di Franco Morganti”.

L’ingegnere delle Telecomunicazioni e il Civil Servant

In ambito professionale Franco Morganti è stato un innovatore e al tempo stesso un grande testimone del suo tempo. Dopo la laurea in ingegneria al Politecnico di Milano, dove insegnerà successivamente, verso la fine degli anni Cinquanta era stato alla Olivetti, quella di Adriano, ed era rimasto influenzato da quella esperienza al punto da conservarla gelosamente e con orgoglio come riferimento per tutta la vita“. Alla Olivetti, dopo aver frequentato il Collegio Ghislieri di Pavia, aveva capito l’importanza della bellezza non solo sul piano personale ma anche per fare impresa, aveva capito che la cultura e l’arte non servono solo a passare il tempo, ma anche a vincere, ad andare oltre, aveva capito che per occuparsi di impresa, di strategia, di qualsiasi fatto anche tecnico, la relazione con la società è fondamentale” (2).

Era poi passato in SGS (ora ST Microelectronics), fino a quando, nel 1974, aveva intrapreso l’attività di consulenza strategica nel settore sia pubblico che privato, fondando aziende come Metrel, Reseau, Technibank e Databank Consulting.

Nel 1981 la sua prima esperienza al governo quando viene chiamato a presiedere un gruppo di lavoro alla Presidenza del Consiglio dei ministri sul riassetto delle telecomunicazioni italiane.

A fine anni Ottanta entra nel Comitato Strategico di Stet e inizia a collaborare con riviste storiche del settore come Beltel negli anni in cui il mondo delle telecomunicazioni era caratterizzato dai fenomeni di liberalizzazione e della fine del monopolio Telecom Italia, della deregolamentazione, mentre nascevano nuovi assetti istituzionali segnati dalla grande trasformazione, anche tecnologica, dell’informatica e delle telecomunicazioni. A ciò si aggiunge un’attività di scrittore (è autore di sei libri) e di giornalista, commentatore del Corriere della Sera.

Dal 1998 al 2000 gli viene offerta una consulenza per l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, forse anche come parziale ristoro per la mancata nomina come presidente della neonata Autorità, una delusione accettata con la consueta eleganza, ma che lascia qualche segno nel tempo. Negli stessi anni, nel 1999 diventa consigliere d’amministrazione dell’Enel prima, e a convincerlo è la grande e antica amicizia con Franco Tatò, e poi dal 2003 di Wind Telecomunicazioni.

Il Capitalo Italiano dell’International Institute of Communications (IIC)

Nello stesso anno viene nominato vice-presidente dell’International Institute of Communications con sede a Londra, una delle più importanti organizzazioni mondiali in tema di convergenza media e telecomunicazioni, dopo aver fondato nel 1997 il Capitolo Italiano dello stesso Istituto ed esserne stato presidente per oltre 10 anni.

A questo periodo della storia professionale di Franco Morganti si legano naturalmente i miei personali ricordi. Il Capitolo Italiano dell’IIC nasce per iniziativa di Morganti e sotto la spinta propulsiva di Rai, dove l’Associazione viene ufficialmente costituita, in particolare di Carlo Sartori e Guido Vannucchi. Ma se vogliamo la storia del rapporto tra l’Italia e l’IIC (e la Rai) ha radici più profonde, legate proprio alla nascita dell’IIC oltre 50 anni fa. Da una costola dell’Unesco si sarebbe costituita nel 1966 l’IBI (International Broadcasting Institute) poi diventata IIC, riunitasi per la prima volta a Villa Serbelloni a Bellagio e con sede per i primi anni a Roma. Ne fanno parte, a vario titolo, grandi nomi delle comunicazioni di massa come James Halloran, Ithiel De Sola Pool, Kaarle Nordenstreng, grandi giornalisti come Walter Kronkite e Luigi Barzini, e tra gli altri che partecipano alle riunioni fondative, il presidente e direttore generale di Rai Pietro Quaroni e Gianni Granzotto. La Rai è membro attivo e nel 1970 organizza una celebre riunione a Grottaferrata ricordata negli annali dell’IIC. Nel frattempo, nel 1969 l’IBI è diventata IIC e la sede si trasferisce a Londra.

A metà degli anni Ottanta, forse il dirigente Rai dotato di maggiore visione, Massimo Fichera, diventò fervente sostenitore dell’IIC e in una delle conferenze annuali IIC per la prima volta mostrò al mondo i programmi in alta definizione (analogica) cercando anche di costituire una costola italiana. Con la costanza, la volontà e la pazienza che non gli hanno mai fatto difetto, alla fine del 1996 Franco Morganti riprese in mano il progetto di Fichera, costituendo dunque in Rai il Chapter che iniziò a operare nel 1997. L’anno successivo veniva organizzata la conferenza annuale di Roma, alla presenza di oltre 500 delegati provenienti da tutto il mondo.

Tra gli eventi di maggiore importanza, si ricorda dal 1999 sempre a Roma in Rai (in alternativa con Parigi) iniziarono gli incontri italo-francesi sul digitale terrestre, con il primo incontro nella storica sede di Via Asiago con Roberto Zaccaria presidente. Allora la tv digitale terrestre non si sapeva nemmeno cosa fosse a livello di opinione pubblica e via via nel corso degli anni, fino al 2012, questi incontri assunsero un carattere di riflessione e studio dei rispettivi modelli e si chiusero con lo switch-off dei due paesi. La Rai fu un ospite perfetto (Presidenti o DG a fare gli onori di casa), e Morganti sempre presente ed entusiasta sostenitore con i colleghi francesi, tra cui Michel Boyon, oggi presidente di Eurovisioni.

Nel 2017, per celebrare il Ventennale del Capitolo Italiano, si riunirono nel Salone degli Arazzi in Viale Mazzini, alcuni dei più grandi nomi delle Comunicazioni mondiali, oltre ad autorevoli rappresentanti della Commissione Europea e del Governo italiano, come pure tutti gli Amministratori delegati delle più grandi aziende italiane di telecomunicazioni, televisione e internet.

Quella è stata una delle ultime occasioni in cui ho visto Franco Morganti, certamente la più carica di emozioni e di sentimenti forti. Franco era già provato da anni di malattia ma non era voluto mancare, con la stanchezza degli anni e delle sofferenze che non erano riusciti a scalfire la sua curiosità e l’amore per la vita. in quel saluto mentre lo accompagnavo a prendere il treno per tornare a Milano, c’erano tante cose dette e non dette, di cui i veri forti rapporti di amicizia si nutrono e, soprattutto nel mio caso, di riconoscenza per l’immensa fortuna goduta nel potergli stare vicino e aver appreso tante cose da un maestro come lui. Grazie Franco.

Note a fine testo

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