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Democrazia Futura. Papa Francesco e la ricerca reiterata di un dialogo per la pace in Ucraina

La giornalista vaticanista Rai Vania De Luca, già presidente dell’UCSI, in un articolo per Democrazia futura, “Papa Francesco e la ricerca reiterata di un dialogo per la pace”, ripercorre “Le iniziative diplomatiche della Santa Sede, attore super partes, in nome della misericordia”.

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Vania De Luca

Alla data del 10 marzo 2023, in più di un anno dall’invasione russa, Papa Francesco si è pronunciato sul conflitto in Ucraina circa 115 volte (escludendo i riferimenti brevi, come ad esempio gli inviti alla preghiera). Un semplice dato numerico per dire quanto abbia sentito l’urgenza e la necessità della pace, che avrebbe gradito come il regalo più bello anche per il decimo anniversario di pontificato, come ha confidato in un podcast realizzato da Salvatore Cernuzio e pubblicato dai media vaticani il 13 marzo 2023.

La pace l’avrebbe voluta portare in dono alla Vergine, quando per l’8 dicembre 2022 andò a Piazza Mignanelli per il tradizionale omaggio all’Immacolata.

Ma furono le lacrime che portò quel giorno.

Tra le iniziative prese, l’atto universale di consacrazione di Russia e Ucraina al Cuore Immacolato di Maria, a un mese dall’invasione, il 22 marzo 2022, che iniziava dall’amara constatazione che

“abbiamo smarrito la via della pace. Abbiamo dimenticato la lezione delle tragedie del secolo scorso, il sacrificio di milioni di caduti nelle guerre mondiali”.

La disponibilità alla mediazione della Santa Sede è stata ribadita in più occasioni.

Sono stati attivati canali e cercati contatti, in Ucraina sono andate in missione personalità di spicco, dal cardinale elemosiniere polacco Konrad Krajewski, con aiuti concreti per la popolazione, al cardinale canadese Michael Czerny, al responsabile per i rapporti con gli stati inglese Paul Richard Gallagher. Con ogni mezzo papa Francesco ha invocato e cercato la pace.

Due giorni dopo l’invasione andò di persona all’ambasciata russa presso la Santa Sede.

Dopo più di un anno avrebbe confidato, in un’intervista a Paolo Rodari per la televisione svizzera italiana, di essere andato a dire

“che ero disposto ad andare a Mosca a patto che Putin mi lasciasse una finestrina per negoziare. Mi scrisse Lavrov, dicendo ‘grazie ma non è il momento’. Putin sa che sono a disposizione. Ma lì ci sono interessi imperiali, non solo dell’impero russo, ma degli imperi di altre parti. Proprio dell’impero è mettere al secondo posto le nazioni”.

È in crisi la pace, e sono in crisi i grandi organismi internazionali nati per garantirla.

Tra le iniziative personali del papa, con l’originalità e l’immediatezza di cui è capace, abbiamo documentato in questi mesi appelli e richiami, incontri con i profughi ucraini, con le mogli dei soldati, la mediazione per gli scambi di prigionieri, i gesti simbolici …

Il 24 febbraio 2023 Papa Francesco era seduto in ultima fila, nell’aula nuova del sinodo per il documentario Freedom on Fire: Ukraine’s Fight for Freedom, promosso dal regista Evgeny Afineevsky. Dopo la proiezione, tra i doni che gli furono offerti, un bracciale fatto con il metallo delle acciaierie Azovstal’, che il papa volle mettere al polso.

Parallelamente, si è mossa la diplomazia della Santa Sede che in questo come in altri scenari si basa sul multilateralismo.

La chiave della misericordia permette alla Santa Sede di essere nell’arena internazionale un attore “super partes”, che ha come primo interesse la vita dei popoli e soprattutto di coloro che soffrono. Lo ha spiegato il Segretario di Stato Pietro Parolin, alla presentazione del libro di padre Antonio Spadaro L’Atlante di Francesco. Vaticano e politica internazionale[i], presso la sede de La Civiltà Cattolica, il 13 marzo scorso:

“mai nessuno va considerato come definitivamente perduto nei rapporti tra gli Stati”, ha spiegato Parolin, e “il dialogo, anche nelle situazioni più difficili, è voluto in ragione della pace”.

Non è “dividendo” che si arriva alla soluzione dei conflitti, ed è sempre possibile “lasciare una porta aperta” al dialogo, cercando sempre di “includere e non escludere il nemico”.

Più volte papa Francesco ha denunciato in questi anni la terza guerra mondiale a pezzi, e ora che questi pezzi si vanno saldando e le persone che vivono in aree afflitte dai conflitti sono arrivate a due miliardi, bisogna che la diplomazia “non sia al servizio degli interessi nazionali”, ha spiegato Parolin, in modo da aprire la porta a “strategie innovative” per soluzioni “efficaci e sostenibili”.

Una questione mai uscita dal dibattito è quella relativa all’invio di armi in Ucraina.

Papa Francesco sulle armi è sempre stato radicale, arrivando a condannare come immorale non solo l‘eventuale uso ma anche solo il possesso di armi atomiche, immaginando più sicuro un mondo denuclearizzato, e chiedendo di voltare decisamente pagina rispetto alla cultura che ha alimentato la guerra fredda. Appelli inascoltati, fino alla guerra in Ucraina, teatro di una battaglia globale in cui lottano tutti, alimentando l’industria delle armi.

Sulle armi a Kiev fa testo il Catechismo della Chiesa Cattolica, che riconosce il diritto alla difesa armata in caso di aggressione, anche se a precise condizioni. Quelle principali sono due: la risposta deve essere proporzionale e non deve produrre danni maggiori di quelli dell’aggressione.

La Santa sede ha ribadito questi principi, cercando nel contempo la via per un cessate il fuoco e per l’avvio di un dialogo serio e senza precondizioni.

La speranza di una soluzione riguarda non solo Russia ed Ucraina, ma il mondo intero.


[i] Antonio Spadaro, L’Atlante di Francesco. Vaticano e politica internazionale, Venezia, Marsilio, 2023, 288 p.

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