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Democrazia Futura. La guerra: ruolo di Putin, tenuta del sistema di potere, atteggiamento della società

Paolo Calzini

Democrazia futura propone un contributo di un esperto di politica internazionale, il professor Polo Calzini, Senior Associate Fellow presso John Hopkins University Bologna Center, dedicato al ruolo di Putin e alla strategia di isolamento aggressivo della Russia sei mesi dopo l’inizio della cosiddetta “Operazione speciale in Ucraina” evidenziando i costi sociali dell’allineamento della società russa con il regime e del conflitto con l’Occidente e gli interrogativi seri che si possono legittimamente porre in merito al progetto di rinnovamento radicale del “Sistema Russia” inferto dal suo Presidente.

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Lo scenario offerto a oltre sei mesi dall’invasione da parte russa dell’Ucraina: il ruolo di Vladimir Putin, la tenuta del sistema di potere, l’atteggiamento della società, appaiano tutto sommato stabili.

Il quadro politico, là dove più conta, in un regime autoritario centralizzato e personalizzato, il ristretto cerchio dei dirigenti ai vertici, si presenta all’apparenza compatto intorno a Putin. 

Il presidente della Federazione Russa come dimostrato dal pieno controllo dei meccanismi decisionali nel lanciare una campagna militare oltre confine, si conferma arbitro incontrastato in materia di politica estera e di sicurezza.

L’aver promosso un’operazione ad alto rischio, rivela la volontà del presidente di assumere in prima persona la responsabilità di decidere dei destini della Russia.

Un ruolo da ricondursi, più che all’immagine in voga di un leader spregiudicato nell’azione, ma pragmatico calcolatore, a un atteggiamento di risentita rivalsa nei confronti delle potenze occidentali. Tale da configurare una personalità, determinata brandendo l’arma nucleare di esasperare i termini del confronto fra le parti in conflitto in una situazione di crisi.

A condividere i rischi di un orientamento temerario figurano in primo luogo i quadri superiori delle forze armate e dei servizi di sicurezza oggetto di recente di una epurazione selettiva di In posizione prominente nell’ambito del sistema di potere.

Una strategia di isolamento aggressivo

L’adozione da parte russa di una strategia che ripiega su una posizione di isolamento aggressivo è motivata dalla convinzione di ritrovarsi a far fronte a una sfida senza precedenti per rilevanza da parte dello schieramento avversario, Stati Uniti e alleati, portano avanti secondo Mosca una politica improntata a profonda ostilità, che va ben oltre la linea di contenimento e deterrenza praticata durante la guerra fredda. Una politica che postula la rottura delle relazioni con la Russia a tutti i livelli –  Stato, società, economia, cultura, scienza, tecnologi – mirando direttamente a colpirla negli interessi vitali, se non addirittura nelle capacità di sopravvivenza.  Con l’obbiettivo di privare la Federazione Russa dello status di grande potenza in grado di esercitare il ruolo di attore influente e rispettato nell’ambito del sistema internazionale dominato dall’Occidente. 

In questa prospettiva – anche se mantenuta sotto tono, si insiste nel definire l’invasione dell’Ucraina “un’operazione speciale” – la guerra in corso è venuta a costituire il fattore determinante del corso politico russo.

Il dilemma che si pone il Cremlino è evidente. Occorre mobilitare con tutti i mezzi le risorse umane e materiali del paese, evitando di metterne a repentaglio con un’azione spericolata la stabilità, condizione cruciale di forza della Fortezza Russia

La guerra, l’allineamento con il regime e i costi sociali del conflitto con l’Occidente

A maggior ragione se di prossimità, la guerra è destinata a condizionare e compenetrare ogni aspetto della vita della società. Compito prioritario delle autorità è combinare flessibilità sul piano tattico e una linea strategica risoluta nell’azione di governo, di un regime condizionato dalle esigenze di un conflitto, in una realtà immersa non diversamente dall’Occidente in una era post-eroica.

Il  variegato quadro offerto dalla  società russa va considerato in una prospettiva che comporta le incertezze determinate da una situazione aperta  a imprevedibili sviluppi.

A breve medio termine come sottolineato, la situazione appare sotto controllo a seguito di una politica che si basa su un crescente ricorso a repressione e intimidazione, sostenuta dalla propaganda ufficiale,  facendo leva sul conformismo della maggioranza della popolazione.

Il patriottismo, diffuso tra la cittadinanza, dà spazio, nonostante il rammarico nei confronti di un’operazione militare particolarmente cruenta, all’adesione di massima alla politica  del Cremlino. Con il protrarsi del conflitto si è passati, stando a un acuto osservatore, da una posizione di “dissenso senza opposizione” tipica della tradizione russa a quella non meno significativa del “silenzio assenso”. L’influenza sull’opinione pubblica della campagna occidentale di critica e non considerazione per i valori della tradizione e del ruolo rivestito nella storia del continente dalla Russia, non va peraltro sottovalutata.

Venendo all‘attualità, le accuse nei confronti della società russa tacciata a vario titolo di corresponsabilità nell’arrivare alla guerra, sono giudicate espressione di una preconcetta e immotivata ostilità. Col risultato di  rafforzare. sull’onda di una reazione emotiva, un sentimento  di obbligata solidarietà con il corso intrapreso in una fase di emergenza.

Un atteggiamento che coinvolge anche una parte del ceto medio alto urbano, tradizionalmente avanzato sul tema dei diritti civili e emancipato culturalmente, determinandone l’allineamento con il regime, identificato con la nazione russa.

Se, d’altra parte, questo atteggiamento da parte di settori delle élite e della popolazione in generale, resterà fedele a questo atteggiamento sul tempo lungo, quando più marcati si riveleranno per effetto delle sanzioni i costi della politica ufficiale è difficile prevedere.

Il confronto con l‘Occidente imporrà sia alla società che al regime, facendo affidamento su una non scontata convergenza, la realizzazione di un compito estremamente arduo. La Russia si troverà a dover operare in condizioni di isolamento, contando in misura crescente su sé stessa.

Obbiettivo ufficiale: la promozione in una prospettiva orientata all’autarchia, di un processo di riforma rimandato da decenni, in grado di assicurare al paese sostenibilità politica, efficienza economica, e emancipazione sociale, quanto mai urgente in una congiuntura internazionale in turbolenta evoluzione.

Gli interrogativi sul progetto di rinnovamento radicale del “sistema Russia”

Vladimir Putin non esita a farsi carico di un progetto di questa portata, facendo leva sulla  guerra come fonte di unificazione e rigenerazione della nazione, destinato nelle intenzioni a marcare i meriti di una leadership ispirata all’esigenza di riassestamento del contesto politico istituzionale. Come conciliare le sue aspirazioni con la realtà di un paese in forte difficoltà comporta seri interrogativi. Portare avanti un progetto di rinnovamento radicale del ”sistema Russia” – segnato dalle carenze strutturali di un regime autoritario irrigidito sul piano dell’ideologia e dell’operare – appare problematico, se non velleitario. Risulta evidente in ogni caso che la sfida lanciata dagli Stati Uniti, e dagli stati alleati, costituirà una prova di forza cruciale per un regime che aveva fatto propria la parola d’ordine “La Russia nel XXI secolo sarà una grande potenza o non sarà più”.                                                                                                                                                                        

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