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Democrazia Futura. Iniziata la corsa per la nomination repubblicana alla Casa Bianca

Giampiero Gramaglia

Iniziata la corsa per la nomination repubblicana alla Casa Bianca. In due articoli scritti alla vigilia del voto e a risultati consolidati, Giampiero Gramaglia analizza Il battesimo delle primarie di Usa 2024 nello Iowa. Nel primo pezzo “Via alle primarie come tradizionalmente nello Iowa” l’ex direttore dell’Ansa chiarisce come funziona il meccanismo di caucus e delle primarie mentre nel secondo pezzo “Caucus Iowa: Trump stravince, DeSantis meglio di Haley” Gramaglia osserva come l’ex presidente Trump abbia raccolto un distacco di oltre trenta punti sui suoi due principali sfidanti nella corsa alla nomination repubblicana. “Stando ai risultati dei caucuses, ancora non definitivi, Trump ottiene 20 dei 40 delegati dello Stato alla convention repubblicana – meno del 2 per cento del totale -, DeSantis 8 e Haley 7. Ora l’attenzione si sposta nel New Hampshire dove si vota il 23 gennaio.

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Via alle primarie come tradizionalmente nello Iowa[1]

Quella dello Iowa è gente solida, quadrata, con idee chiare, che sa ben distinguere nei campi il grano dalle erbacce, il loglio. D’inverno, nello Iowa la terra è dura, compatta, gelata, coperta a perdita d’occhio dalla neve: ora, nonostante il riscaldamento globale, ce n’è un sacco.

Anzi, queste sono i caucuses più freddi della storia: quando si sono aperte le votazioni, le temperature erano scese sotto i meno 30 gradi. Una tempesta di neve, con venti sferzanti fino a 90 km/h, seguita da un freddo polare, che aveva condizionato gli ultimi scampoli di campagna elettorale, costringendo i candidati a spostare, rinviare o cancellare eventi previsti.

Lunedì 15 gennaio 2024 qui si è inaugurata, come avviene dal 1972, la stagione delle primarie, almeno quella dei repubblicani, per designare i delegati che alle convention d’estate daranno l’investitura formale ai candidati democratico e repubblicano alla Casa Bianca: si è votato, come altrove, con il sistema dei caucuses, assemblee di partito organizzate spesso nei fienili, che spiccano tozzi nella campagna piatta accanto alle case degli agricoltori, ma anche nelle scuole, nelle biblioteche, nelle chiese o nelle palestre.

Il meccanismo dei caucuses e delle primarie

Questa volta, i democratici hanno ‘retrocesso’ lo Iowa a metà percorso. Stato troppo conservatore per dare un’impronta alla loro corsa, che inizierà fra due settimane nel più liberal New Hampshire.

Grande quasi come mezza Italia (146 mila kmq), una pianura uniforme – il punto più elevato supera di poco i 500 metri -, con 3,1 milioni di abitanti, inizialmente francese – Des Moines, la capitale, 200 mila abitanti, sarebbe ‘dei monaci’-, venduto nel 1803 da Napoleone con tutta la Louisiana agli Stati Uniti d’Amwrica, lo Iowa prende il nome da una tribù di Sioux che vi abitarono fino al 1836, quando, fatto un accordo con i ‘lunghi coltelli’, si trasferirono in Oklahoma.

Qui, a Winterset, nacque John Wayne; qui, ci sono i ponti di Madison County; e qui c’è una forte comunità d’origine tedesca o scandinava, caratteri un po’ rudi e chiusi.

Bianchi e protestanti in grande maggioranza: neri ce ne sono relativamente pochi, musulmani meno.

I caucuses si svolgono con riti diversi, a seconda del partito e degli Stati. Nello Iowa, se ne tiene uno per partito in tutte le 1681 circoscrizioni elettorali, designando i delegati alle convention di ciascuna delle 99 contee. Che, a loro volta, scelgono i delegati alla convention statale, che nomina quelli alla convention nazionale: circa l’1 per cento del totale appena.

Solo gli elettori registrati per l’uno o l’altro partito possono votare.

Ma come osservatori sono pure ammessi indipendenti e giornalisti. Fra i repubblicani, il voto è segreto: spesso si mette un foglietto con il nome del prescelto in un cappello che gira per l’assemblea.

I democratici, invece, votano ‘pedibus calcantibus’, come facevano i senatori romani: nell’area dell’assemblea, si creano crocchi, per l’uno o per l’altro candidato; poi, c’è tempo mezz’ora per convincere gli indecisi o indurne qualcuno a cambiare scelta; e, alla fine, si contano i crocchi.

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Un distacco di oltre trenta punti dell’ex presidente sui due sfidanti

Caucus Iowa: Trump stravince, DeSantis meglio di Haley[2]

Donald Trump vince, anzi stravince: supera il 50 per cento dei voti. Ron DeSantis arriva secondo, quando non ci sperava più neppure lui, poco sopra il 20 per cento. Nikki Haley è terza e delusa, poco sotto il 20 per cento. Vivek Ramaswamy, ricco e giovane imprenditore tech, quarto con meno dell’8 per cento, lascia la corsa e dà il proprio appoggio al magnate ex presidente, di cui è un clone. Ramaswamy, origini indiane, s’era già impegnato a sostenere Trump, in caso di nomination, e a concedergli il perdono, se lui fosse stato eletto alla Casa Bianca.

I risultati dei caucuses dello Iowa, primo atto delle primarie verso Usa 2020, danno un’impronta alla corsa alla nomination repubblicana.

Attenzione!, però: nel XXI Secolo, se non c’era di mezzo un presidente in carica, i repubblicani dello Stato non ci hanno mai azzeccato: hanno sempre scelto su un cavallo perdente.

Vero è che, stavolta, i distacchi sono nettissimi, mentre nel 2008, nel 2012, nel 2016, tutto s’era giocato in un fazzoletto di voti. Trump vince con un distacco di 30 punti, oltre il doppio del primato precedente di Bob Dole nel 1996.

La reazione dei media: la vittoria di Trump considerata come un passo verso la rivincita con Biden il prossimo 5 novembre

I media statunitensi, conservatori o liberal, non hanno dubbi che la vittoria di Trump sia un grosso passo verso una rivincita con Joe Biden il 5 novembre, il giorno delle elezioni presidenziali. I repubblicani dello Iowa hanno avallato le sue promesse di America First e fatto spallucce ai suoi guai giudiziari – anche oggi sarà in un’aula di tribunale, per una vicenda legata a una violenza sessuale -.

Il magnate s’è imposto in tutte le aree sociali, a partire dagli evangelici, mostrando debolezze solo nei sobborghi abbienti delle maggiori città.

Qui, nel 2016, era arrivato secondo dietro Ted Cruz; e, da allora, ha seminato caos e polarizzazione, ha subito due impeachment ed è attualmente accusato in quattro procedimenti penali, di cui due per avere tentato di sovvertire l’esito del voto del 2020 vinto da Joe Biden. Eppure, Trump ha saputo mobilitare la sua base e mantenere la presa sul partito, facendo delle accuse una “caccia alle streghe” orchestrata da Biden “l’usurpatore”.

Per una notte, il destino degli Stati Uniti, e un po’ anche quello del Mondo, è nelle mani di centinaia di migliaia di contadini dello Iowa, che vanno a votare nonostante bufere di neve, vento gelido, temperature polari. Grande quasi come mezza Italia (146 mila kmq), lo Iowa, una pianura uniforme, con 3.100.000 abitanti, ha una forte comunità d’origine tedesca o scandinava, gente un po’ rude e chiusa. Bianchi e protestanti in grande maggioranza: neri ce ne sono relativamente pochi, musulmani meno.

Stando ai risultati dei caucuses, ancora non definitivi, Trump ottiene 20 dei 40 delegati dello Stato alla convention repubblicana – meno del 2% del totale -, DeSantis 8 e Haley 7.

Usa 2024: reazioni e commenti e la tappa di Trump in tribunale

Le prossime primarie nel New Hampshire

E, adesso, tutti guardano già al New Hampshire, dove si vota il 23 gennaio – alle urne, lì, andranno pure i democratici, che nello Iowa votano più avanti -: Trump cerca una conferma, in uno Stato più liberal, a lui meno favorevole; Haley il colpo di reni per ridare slancio alla sua campagna; DeSantis ossigeno per restare in corsa, dopo avere speso molto denaro e molte energie nello Iowa. Per Trump va bene così: se DeSantis e Haley continuano a battagliare per il secondo posto, la sua leadership è più netta.

“Ci avevano dato per spacciati ma andiamo avanti”, commenta il governatore della Florida. E l’ex governatrice della South Carolina si congratula con Trump, ma avverte: “Se lui sarà il candidato, Biden può vincere di nuovo”.

Il magnate ex presidente gongola: “Sono onorato e rinvigorito da questa vittoria”. Il suo ‘discorso della vittoria’ inizia con toni inconsueti: auspicio di unire il Paese – lui che ne è il divisore -, congratulazioni ai rivali, ringraziamenti alla propria famiglia, compresa la suocera appena morta.

Ma, poi, Trump torna se stesso: attacchi a Biden, “il peggior presidente nella storia Usa” e il regista dei suoi processi (“una interferenza elettorale”); e la promessa di “sigillare il confine con il Messico contro l’invasione di criminali e terroristi”, attuando “un sistema di deportazioni come non si vede” dagli Anni Cinquanta.

Biden riconosce che, dopo lo Iowa, Trump “è il favorito per la nomination repubblicana”; e avverte che ci saranno “vili attacchi, bugie infinite e spese massicce”.

Lo speaker della Camera, repubblicano e ‘trumpiano’, Mike Johnson, parla di “una vittoria decisiva e storica, che “dovrebbe riunire il partito repubblicano in modo da poter ottenere la vittoria definitiva a novembre”.

Ora, i tre candidati superstiti vanno in New Hampshire, Ma Trump fa tappa a Manhattan, dove lo attende una seconda causa per diffamazione della scrittrice Jean Carroll, che si sarebbe inventata – dice lui – un’aggressione sessuale da parte sua.


[1] Scritto il 14 gennaio 2024 per la sezione Usa 2024 del proprio sito. Cf. https://www.giampierogramaglia.eu/2024/01/14/usa-2024-295-ora-iowa/.

[2] Scritto il 16 gennaio 2024 per la sezione Usa 2024 del proprio sito GP news. Cf. https://www.giampierogramaglia.eu/2024/01/16/usa-2024-293-trump-vince-iowa/

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