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Democrazia Futura. I Vertici non sbloccano il conflitto, un convoglio di aiuti transita

Giampiero Gramaglia

Giampiero Gramaglia osserva come ” I Vertici non sbloccano il conflitto, un convoglio di aiuti transita[1]“. Venerdì 20 ottobre “Mentre il valico di Rafah al confine tra l’Egitto e la striscia di Gaza riapre giusto il tempo di lasciare passare un convoglio di aiuti umanitari, si celebra al Cairo un Vertice di pace, dove – scrive il direttore dell’Ansa – sono assenti tutti quelli che contano, Israele e Hamas, gli Stati Uniti d’America, la Russia e la Cina. Sono, invece, presenti i comprimari di questa vicenda, quelli che contano poco o nulla e che non riescono neppure a concordare una dichiarazione comune: segno che la ricerca di una soluzione al conflitto in Medio Oriente è in alto mare”.

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Mentre il valico di Rafah al confine tra l’Egitto e la striscia di Gaza riapre giusto il tempo di lasciare passare un convoglio di aiuti umanitari, si celebra al Cairo un Vertice di pace, dove sono assenti tutti quelli che contano, Israele e Hamas, gli Stati Uniti d’America, la Russia e la Cina.

Sono, invece, presenti i comprimari di questa vicenda, quelli che contano poco o nulla e che non riescono neppure a concordare una dichiarazione comune: segno che la ricerca di una soluzione al conflitto in Medio Oriente è in alto mare. Fra i Paesi europei rappresentati al massimo livello, Spagna e Italia – a riunione conclusa, Giorgia Meloni va in visita in Israele -.

La premier italiana Giorgia Meloni al Vertice del Cairo sabato 21 ottobre

Venerdì, a Washington, Stati Uniti d’America e Unione europea avevano celebrato il loro Vertice, che non si faceva da due anni, e recitato i riti di un’amicizia appena scalfita da qualche screzio economico e commerciale, ma basata sul fatto che, nella guerra in Ucraina come in quella tra Israele e Hamas, l’Europa di Ursula von der Leyen è sdraiata sulle posizioni statunitensi, senza grande autonomia di giudizio e d’azione.

In questo quadro, scandito senza tregua dai bombardamenti sulla Striscia e dal lancio di razzi verso Israele, un barlume d’ottimismo viene dalla liberazione, avvenuta venerdì 20 ottobre in serata – s’ignora in cambio di cosa -, di due ostaggi, due donne, madre e figlia, israeliane con nazionalità anche americana. Sono state consegnate a militari israeliani e sono in buone condizioni.

Al Cairo, il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) Abu Mazen, un vecchio di 87 anni la cui autorità è sbiadita, ripete il suo mantra:

“Sicurezza e pace si realizzano solo con la soluzione dei due Stati, ponendo fine a quella che è l’occupazione di Israele… L’Onu assuma la responsabilità di garantire la protezione del popolo palestinese…. Non abbandoneremo mai la nostra terra”.

Su una linea analoga il presidente egiziano Abdel-Fattah al-Sisi, che indice il Vertice, e vari altri esponenti arabi:

“La soluzione è la proclamazione dello Stato palestinese… L’Egitto rifiuta categoricamente la liquidazione della causa palestinese… Israele non può continuare a colonizzare la Palestina… La soluzione è la giustizia, il diritto inalienabile all’autodeterminazione”.

Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, presente al Cairo, parla di “catastrofe umanitaria”:

“Nella Striscia, ci sono due milioni di persone tra cui tanti bambini che necessitano di aiuti… Lancio un appello per stabilire una tregua e porre fine all’incubo”. Guterres nota che “i diritti dei palestinesi sono legittimi” e che serve “una soluzione a due Stati”.

L’ingresso a Gaza, sotto assedio e sotto intensi bombardamenti dall’8 ottobre, due settimane ormai, di venti camion pieni di aiuti umanitari offre un minimo sollievo alla popolazione civile, stremata dalla mancanza di cibo, acqua ed elettricità.

Ma il valico di Rafah, al confine tra Striscia e Egitto, viene poi richiuso, nonostante gli Stati Uniti abbiano chiesto di tenerlo aperto in modo costante. E l’esercito israeliano si oppone a far entrare nella Striscia carburante: solo viveri e medicinali. Ulteriori riaperture non sono escluse nelle prossime ore.

Guerra Israele – Hamas: le notizie dal fronte

Sono passate due settimane da quando Hamas ha compiuto il blitz terroristico che fece 1.400 morti israeliani, la stragrande maggioranza dei quali civili – sono stati circa 1.500 i miliziani ‘neutralizzati’ dalle forze di sicurezza israeliane in territorio israeliano – . E Israele calcola che ci siano 210 ostaggi in mano ai miliziani – alcune fonti parlano di 203 -.

Su questo punto, Osama Hamdan, rappresentante di Hamas a Beirut, ha detto all’Ansa:

 “Ci sono contatti in corso con Egitto e Qatar per la liberazione di altri civili il prima possibile. Sui militari, Hamas pone la pregiudiziale dello stop ai bombardamenti. Invece, per Israele “l’obiettivo è riportarli tutti a casa”.

Sabato 21 ottobre in serata, fonti militari israeliane indicavano che sono 307 i soldati caduti dall’inizio dell’attacco di Hamas. Sull’altro fronte, il ministero della Salute palestinese faceva sapere che i morti a Gaza sono saliti a 4.385 – ma nella notte tra sabato e domenica ce ne sarebbe stata un’altra cinquantina – e che i feriti sono circa 13.600. Le persone che hanno dovuto lasciare la propria abitazione o che sono rimaste senza casa sono un milione, su una popolazione di 2,2 milioni. Il sistema sanitario è vicino al collasso:

“Senza elettricità e medicinali, molti pazienti moriranno”, avvertono i medici.

Con il passare dei giorni, si avvicina il momento in cui le truppe israeliane entreranno nella Striscia, anche se, nel contempo, si moltiplicano gli sforzi per evitarlo. Venerdì 20 ottobre, il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant aveva ripetuto che, dopo la fase dei bombardamenti, scatterà l’ora di stanare i miliziani; e si ha conferme che

“sono stati approvati i piani per espandere le attività militari”.

C’è l’intenzione di distruggere Hamas.

Bombardamenti israeliani e tiri di missili palestinesi sono una costante, come scaramucce e scambi di tiri al confine con il Libano, protagonisti i miliziani di Hezbollah: l’apertura di un secondo fronte è un’incognita. Le unità statunitensi nel Mediterraneo orientale, la cui presenza è stata rinforzata, hanno intercettato missili lanciati verso Israele, non è chiaro provenienti da dove.

Sull’ospedale di Gaza colpito mercoledì 18 ottobre con un bilancio di vittime agghiacciante, l’Associated Press ha analizzato oltre una dozzina di video dei momenti prima, durante e dopo l’esplosione, oltre a immagini e foto satellitari.

Ne risulta che

“il razzo che si è spezzato in aria è stato lanciato dal territorio palestinese e che l’esplosione dell’ospedale è stata molto probabilmente causata dallo schianto al suolo di parte del razzo”. L’agenzia, tuttavia, precisa che “non esistono prove definitive che la rottura del razzo e l’esplosione nell’ospedale siano collegate”.

Vertice Stati Uniti d’America – Unione europea: accordi e disaccordi

A margine del Vertice di venerdì 20 ottobre tra Stati Uniti d’America e Unione europea, dove l’Unione s’è presentata un po’ in ordine sparso, stante i cattivi rapporti tra Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, la presidente della Commissione europea ha pronunciato un discorso in cui ha detto che “l’Europa e gli Stati Uniti sono insieme per plasmare il futuro”, contro la Russia del presidente Vladimir Putin e Hamas.

Ursula von der Leyen, che parlava allo Hudson Institute, ha invitato gli Stati Uniti a rinnovare il sostegno finanziario e militare a Kiev, echeggiando il discorso alla Nazione del presidente statunitense Joe Biden, pronunciato giovedì 19 ottobre in serata.

Biden chiede al Congresso di approvare un pacchetto di 105 miliardi di dollari: 75 per l’Ucraina e Israele – rispettivamente oltre 60 e oltre 14 -; il resto, in funzione migranti e Cina. La tesi è che questi soldi contribuiranno alla stabilità globale e alla sicurezza americana.

Il Vertice tra Stati Uniti d’America e Unione europea, presente anche il capo della diplomazia europea Josep Borrell, doveva essere centrato sulle tensioni commerciali transatlantiche, che sono però rimaste sotto traccia. Il contesto internazionale ha spostato accenti e priorità su Ucraina e Medio Oriente: Ursula von der Leyen, Charles Michel e Josep Borrell sono almeno riusciti ad evitare di contraddirsi in pubblico, dopo avere mostrato, negli ultimi giorni, posizioni non coincidenti, in particolare sul conflitto tra Israele e Hamas.

L’effetto dei dissapori ai vertici delle Istituzioni e delle divergenze fra i Paesi dell’Unione europea – come già rilevato in apertura della sezione Europa di questo fascicolo di Democrazia futura anticipato il 23 su Key4biz .- è che l’Unione resta gregaria, sia sul fronte ucraino che su quella mediorientale, incapace di iniziative proprie.


[1] Scritto per The Watcher Post il 22 ottobre 2023. Cf. https://www.giampierogramaglia.eu/2023/10/22/israele-hamas-vertici-guerra/.

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