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Deficit di luce sull’Italian Digital Day

italian digital day

Il Digital Champion Riccardo Luna può segnare un punto a suo favore. Oggi celebra la seconda edizione della sua massima creatura di marketing l’ltalian digital day, l’evento della presidenza del consiglio dedicato alla sensibilizzazione tecnologica. Non a caso l’ambasciatore a titolo gratuito scelto da Matteo Renzi per diffondere la cultura digitale nel Paese ha curato ogni minimo dettaglio per far sì che le cose vadano per il meglio.

Eppure nel sito della manifestazione (http://italiandigitalday.it/), alla quale ha partecipato anche Renzi, non c’era l’ombra di un programma fino a 48 ore fa. In compenso c’è la lista degli speaker fra cui i ministri Madia e Franceschini, il presidente della regione Piemonte, Sergio Chiamparino, e il sindaco di Torino, Piero Fassino, l’economista statunitense Jeremy Rifkin, il direttore generale Dg connect della Commissione europea, Roberto Viola, e il consigliere per l’innovazione di palazzo Chigi, Paolo Barberis.

Fin qui tutto bene se non fosse che innanzitutto il sito della manifestazione non porta alcun riferimento di codice fiscale che consente di identificare con chiarezza chi organizza l’evento. Una piccola trascuratezza che tuttavia richiama altre sbavature del mondo costruito attorno all’immagine del Digital Champion Luna, ex direttore della rivista di tecnologia Wired Italia e numero uno del giornale StartupItalia che ha provveduto a mandare gli inviti in prima persona.

Quella più macroscopica è senza dubbio la confusione creata da Luna con la creazione un anno fa dell’associazione dei Digital Champions,  di cui la maggior parte dei sindaci italiani non sanno assolutamente nulla, e di cui fanno parte società importanti come Telecom Italia.

Si tratta in buona sostanza di un’associazione privata che riunisce i 1600 volontari del digitale di Luna con l’obiettivo di diffondere la cultura tecnologica.

I volontari in questione si sono però dati lo stesso nome dell’incarico governativo affidato a Luna creando una certa ambiguità nei rapporti con le amministrazioni locali. Basta una breve ricerca per vedere che su Facebook, oltre al sito ufficiale dell’associazione, si trovano anche pagine come quella dei Digital Champions di Pisa che si definiscono “organizzazione comunitaria” (https://www.facebook.com/PisaDigitalChampions).

O ancora altre comunità come quella del Lazio che è una “comunità” dei volontari del digitale. La questione non è di poco conto quando in ballo ci sono anche miliardi di euro, in buona parte pubblici, da destinare a startup e innovazione. E la confusione non fa certo onore ad un Digital Champion che dovrebbe fare della chiarezza e della trasparenza in rete i principi cardine della sua attività.

Fatto sta che la cosa non è sfuggita ad un gruppo di persone (più di 1800 persone) che lavorando nel mondo dell’innovazione che si sono ribattezzate Digital Minions e che chiedono assoluta trasparenza nella gestione del processo di digitalizzazione del Paese. Un prima richiesta? Che i Digital Champions mettano in rete il bilancio del primo anno di attività. E poi magari mettano fine alla rischiosa ambiguità creata dall’assonanza del nome dell’associazione con quello dell’incarico governativo di Luna.

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