Trade war

Dazi Usa sui prodotti cinesi senza fine. Dal 23 agosto tasse per 50 miliardi

Le nuove tariffe saranno applicate “in risposta alle pratiche commerciali sleali della Cina, come il trasferimento tecnologico forzato di tecnologie e i diritti di proprietà intellettuale”. Una lista di 279 prodotti.

di Flavio Fabbri | @FabbriFlav2 |

Cresce il volume di prodotti importati dalla Cina su cui gli Stati Uniti d’America hanno intenzione di applicare tariffe crescenti. È di queste ore l’annuncio diffuso dall’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti d’America (United States Trade Representative, spesso abbreviato in USTR), membro dell’ufficio esecutivo della Presidenza USA, che dal prossimo 23 agosto i prodotti cinesi importati sul suolo americano saranno tassati per 50 miliardi di dollari.

 

Si tratta di dazi al 25%, altri 16 miliardi di dollari circa che andranno ad integrare i 34 miliardi di dollari sull’import cinese stabiliti lo scorso 6 luglio. In tutto un conto da 50 miliardi.

Le nuove tariffe saranno applicate “in risposta alle pratiche commerciali sleali della Cina, come il trasferimento tecnologico forzato di tecnologie e i diritti di proprietà intellettuale”.

In tutto 279 prodotti, di cui al momento si dispone di una lista non completa.

 

 

I dazi vanno a colpire numerose tipologie di componenti tecnologiche, dalle auto elettriche alle batterie/storage, dalle infrastrutture energetiche/idriche ed elettriche alle smart grid e agli smart meters, dalla manifattura 4.0 alla fibra ottica, passando per nuovi materiali, la robotica e i semiconduttori.

 

I primi di agosto il Rappresentante per il Commercio USA, Robert Lighthizer, aveva confermato le tante voci che annunciavano nuovi dazi sui prodotti cinesi importati, secondo cui il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, era pronto ad applicare dazi al 25% per 200 miliardi circa di beni.

La Presidenza degli Stati Uniti è da tempo, soprattutto dall’insediamento di Trump, che punta l’indice contro Pechino per pratiche commerciali scorrette, trasferimento forzato di tecnologie avanzate e violazione sistematica della proprietà intellettuale, a grave danno delle imprese americane.

 

Per questo motivo già a marzo Washington aveva imposto dazi al 25% sull’acciaio e al 10% sull’alluminio, seguiti poi da quelli del 6 luglio, ben più pesanti per 34 miliardi di dollari.

Sono mesi che i due Paesi si minacciano a colpi di dazi, con la promessa da parte di Trump di sfondare il tetto dei 500 miliardi di nuove tariffe, “se necessario”, sui prodotti importati dalla Cina.

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