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Dazi Usa-Cina, Brexit, Carlos Ghosn, Gilet gialli, Conte-Juncker

Stati Uniti-Cina, secondo Trump Pechino “ridurra’ e rimuovera’” i dazi sulle auto Usa

03 dic 11:05 – (Agenzia Nova) – La Cina ha acconsentito a ridurre drasticamente le tariffe applicate alle automobili importate dagli Usa. Lo ha scritto sul proprio profilo Twitter il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dopo il suo incontro con il presidente cinese Xi Jinping a margine dell’annuale summit del G20 a Buenos Aires. La cena tra i due leader, lo scorso fine settimana, e’ culminata nella decisione di accantonare per almeno 90 giorni il possibile aumento delle tariffe Usa su 200 miliardi di dollari di merci cinesi dal 10 al 25 per cento. “La Cina ha acconsentito a ridurre e rimuovere le tariffe sulle auto provenienti dagli Stati Uniti, che attualmente ammontano al 40 per cento”, ha scritto Trump sul suo profilo Twitter. Lo scorso luglio Pechino ha ridotto le tariffe a carico delle auto d’importazione non statunitensi dal 25 al 15 per cento. Lo scorso anno gli Usa hanno esportato in Cina auto e veicoli commerciali per 9,5 miliardi di dollari.
Finestra sul mondo: Stati Uniti, il Congresso si prepara a un nuovo rifinanziamento a breve termine delle attivita’ di governo.

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Stati Uniti, il Congresso si prepara a un nuovo rifinanziamento a breve termine delle attivita’ di governo

03 dic 11:05 – (Agenzia Nova) – I parlamentari del Congresso federale statunitense hanno discusso ieri un nuovo rifinanziamento a breve termine delle attivita’ di governo, per evitarne l’arresto delle attivita’ comportato dal raggiungimento del tetto massimo legale di indebitamento. Le discussioni sono coincise con il lutto di Stato per la morte dell’ex presidente George H. Bush. Il Congresso ha tempo solo fino a venerdi’ per evitare il parziale arresto delle attivita’ di governo (“shutdown”), ma tra Democratici e Repubblicani – e tra il Congresso nel suo insieme e il presidente Usa, Donald Trump – permangono ancora significative divergenze e conflitti irrisolti, ad esempio per quanto riguarda l’immigrazione e la sicurezza dei confini. I negoziati si concentrano sul piano di un bilancio a lungo termine, cui pero’ il presidente potrebbe opporre il veto, se ancora una volta il Congresso non includera’ i fondi necessari a finanziare la costruzione di un muro al confine con il Messico, per arginare l’immigrazione clandestina e il contrabbando di armi e stupefacenti, che alimentano la disastrosa crisi da abuso di oppiacei in atto nel paese. Un provvedimento provvisorio potrebbe consentire al Congresso di prorogare i negoziati per due settimane evitando l’arresto delle attivita’ amministrative. Trump si e’ gia’ detto disponibile ad approvare il provvedimento temporaneo, e nel frattempo ha annunciato la chiusura “di tutte le agenzie e i dipartimenti esecutivi” per mercoledi’, in concomitanza con i funerali dell’ex presidente Bush.
Finestra sul mondo: Spagna, i militanti socialisti puniscono Pedro Sanchez.

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Spagna, i militanti socialisti puniscono Pedro Sanchez

03 dic 11:05 – (Agenzia Nova) – Si e’ concluso con un pessimo risultato il primo test del governo di Pedro Sanchez alle urne. Sei mesi dopo l’inatteso arrivo alla Moncloa del leader socialista, divenuto primo ministro con l’approvazione della mozione di sfiducia contro Mariano Rajoy, le elezioni celebrate ieri in Andalusia hanno messo il Psoe in una posizione critica, privandolo dello sprint di cui il partito ha sempre goduto nell’ex fortino rosso della Spagna. Lo scrive oggi il quotidiano “EL Mundo”, spiegando che la candidata del Psoe, il presidente uscente Susana Diaz, ha subito un durissimo colpo, con la perdita di quasi mezzo milione di voti che, di fatto, la privano della possibilita’ di tornare a guidare la giunta. La Diaz, pero’, non e’ la sola ad uscire sconfitta dal voto, lo e’ anche, e soprattutto, Sanchez che con lei ha chiuso la campagna elettorale a Siviglia promettendo una piaggia di fondi per sostenere la debole economia del Campo di Gibilterra, ovvero l’area intorno all’enclave britannica. I risultati delle elezioni dimostrano che il governo non convince neanche in un territorio storicamente di sinistra. L’elettore tradizionale del Psoe ha cosi’ punito entrambi i leader, mettendo fine al progetto del Psoe che sperava di rafforzare il proprio bacino elettorale in vista delle prossime elezioni generali. “Stiamo per cacciare il Psoe dalla giunta andalusa”, ha dichiarato leader di Ciudadanos (Cs), Albert Rivera, dopo essere stato informato dei risultati. “Presenteremo la nostra candidatura”, ha poi annunciato, aggiungendo che “vi e’ alcun motivo per cui Cs non governi”. Parlando dalla direzione del partito in un albergo di Siviglia, accanto al suo candidato Juan Marin, Rivera ha poi fatto sapere che chiedera’ al Pp e al Psoe il voto per formare un governo, evitando di citare l’estrema destra di Vox. “Il cambiamento e’ arrivato in Andalusia, abbiamo abbastanza voti per portarlo avanti”, gli ha fatto eco Marin.

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Spagna, nella rossa Andalusia affonda il Psoe e irrompe l’estrema destra

03 dic 11:05 – (Agenzia Nova) – Con le elezioni celebrate domenica, l’Andalusia, l’autonomia piu’ popolata della Spagna, compie un passo senza precedenti verso destra, mettendo fine al dominio dei socialisti, durato ben 36 anni, e spalancando le porte agli estremisti di Vox. A spoglio ormai concluso, il Partito socialista operaio (Psoe), guidato dal presidente uscente Susana Diaz, conquista il 27,9 per cento dei voti, imponendosi come prima formazione ma con un numero di seggi tale (33) da rendere praticamente impossibile un eventuale ritorno al potere. Al secondo posto, il Partito popolare (Pp) di Juan Manuel Moreno, con il 20,8 per cento dei consensi e 26 seggi, seguito a stretto giro da Juan Marin di Ciudadanos (Cs), con il 18,3 per cento e 21 seggi. Adelante Andaluci’a, l’alleanza di Podemos e IU, ottiene il 16,2 per cento dei voti e 17 seggi e, infine, Vox, partito di estrema destra, per la prima volta irrompe nel parlamento regionale con l’11 per cento dei voti e ben 12 rappresentanti. Dati tali risultati, si legge oggi sulla stampa spagnola, Marin e Moreno sarebbero gia’ stati nominati per l’investitura in quanto, anche se il Psoe dovesse unirsi ad Adelante Andaluci’a, non riuscirebbe ad arrivare ai 55 seggi necessari per governare. Il voto di ieri si abbatte come un fulmine a ciel sereno per la Diaz che, lo scorso 7 ottobre, dopo l’uscita dalla maggioranza di Cs, aveva deciso di convocare il voto anticipato convinta di avere la vittoria in tasca. La scarsa partecipazione alle consultazioni, circa il 58,65 per cento degli aventi diritto (quasi 4 punti in meno rispetto alle elezioni del 2015), l’irruzione di Vox e l’ascesa di Ciudadanos hanno pero’ messo fine all’egemonia del socialismo e della sinistra, aprendo una nuova era per l’Andalusia, con la novita’ della presenza rilevante, per la prima volta in Spagna, di un partito di estrema destra.

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Regno Unito, la premier May ha secretato il parere legale sull’accordo con l’Ue e i Brexiters si ribellano

03 dic 11:05 – (Agenzia Nova) – La Brexit porta ogni giorno una pena al primo ministro britannico Theresa May. Nel fine settimana appena trascorso ad agitare lo schieramento governativo, composto dal maggioritario Partito conservatore e dal Partito democratico unionista (Dup), e’ il parere legale stilato dalla Procura generale britannica sulle conseguenze che avrebbe un trattato post-Brexit con l’Ue se fosse stilato sulla base dell’accordo raggiunto dalla premier May due settimane fa a Bruxelles con la Commissione europea. Tutti i principali quotidiani britannici si concentrano sulla vicenda. In sostanza, spiega “The Times”, il primo ministro ha deciso di secretare questo parere legale, comunicandone al parlamento solo un riassunto “politicamente motivato”. Si e’ cosi’ riaccesa la sopita ribellione dei Conservatori piu’ anti-Ue (i cosiddetti “Brexiters”) e pure quella del Dup, che rappresenta i protestanti lealisti dell’Irlanda del Nord ed i cui nove deputati sono essenziali per la tenuta della maggioranza. Il fatto e’ che e’ filtrato che in quel parere legale sarebbe scritto che, in base all’accordo May-Juncker, la Gran Bretagna resterebbe legata “indefinitamente” all’Ue e non potrebbe condurre una propria politica commerciale autonoma, ad esempio firmando trattati di scambio con paesi o gruppi di paesi extra-europei. Se dunque la diatriba si protrarra’ fino al cruciale voto del Parlamento fissato per l’11 dicembre prossimo, rischiando di mandare in fumo l’accordo per la Brexit e far cadere il governo, si comincera’ a capire nel pomeriggio di oggi lunedi’ 3 dicembre, quando il General attorney Lord Geoffrey Cox ha promesso che rispondera’ a tutte le interrogazioni parlamentari sul suo parere legale, in una sessione-maratona alla Camera dei Comuni. Come se non bastasse, ora e’ appeso ad un filo anche il dibattito in TV sulla Brexit che la premier May aveva concordato con il leader del Partito laborista, Jeremy Corbyn: e’ un tassello importante della sua campagna per convincere l’opinione pubblica e vincere le resistenze dei Brexiters ribelli; ma ora le due parti sono in profondo disaccordo su quale rete televisiva mandarlo in onda e soprattutto sul format da adottare. E si stanno scambiando reciprocamente l’accusa di aver paura di un dibattito “franco e completo”. Al laborista Corbyn infatti, spiega il “Times”, piace la proposta fatta dalla rete privata “ITV” che prevede davanti alle telecamere solo i dueleader a scambiarsi bordate politiche; l’ufficio del primo ministro invece ha fatto sapere di preferire l’offerta della rete pubblica “BBC”, nella quale i duellanti dovrebbero rispondere alle domande di giornalisti e commentatori rappresentanti delle diverse sfaccettature del dibattito che da due anni ormai sta monopolizzando la scena politica del paese: ci sarebbero quindi sia i difensori dell’accordo siglato dalla premer May a Bruxelles, che i sostenitori di una “Brexit pura e dura” e pure quelli che invece vorrebbero un nuovo refrendum per ribaltare il voto del giugno 2016 con cui il paese decise di divorziare dall’Unione Europea. Il dibattito TV, ricorda il “Times”, dovrebbe andare in onda in prima serata domenica prossima 9 dicembre, due giorni prima del cruciale voto del Parlamento sull’accordo per la Brexit concordato con la Commissione europea.

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Settimana cruciale per Carlos Ghosn

03 dic 11:05 – (Agenzia Nova) – Questa settimana sara’ decisiva per Carlos Ghosn, presidente dell’alleanza tra Nissan, Mitsubishi e Renault, arrestato in Giappone alcuni giorni fa per sospetta frode fiscale. Lo riferisce “Les Echos”, ricordando che il fermo del top manager venerdi’ e’ stato prolungato di altri dieci giorni. Per il momento l’ipotesi del rilascio sembra essere poco probabile. Renault, che a differenza dei suoi partner ha confermato Ghosn alla guida del marchio, ancora attende i risultati dell’inchiesta interna condotta dalla Nissan che ha portato all’arresto del presidente. Giovedi’ ad Amsterdam si e’ tenuta una riunione tra i tre gruppi per parlare del futuro dell’alleanza. Renault non ha apprezzato le dichiarazioni di Hiroto Saikawa e Osamu Masuka, rispettivamente direttori generali di Nissan e Mitsubishi, che hanno evocato una governance del partenariato condotta dai tre marchi. Secondo lo statuto e’ il costruttore francese a guidare l’alleanza. Nel corso del G20 che si e’ tenuto a Buenos Aires la scorsa settimana, il presidente francese Emmanuel Macron e il premier giapponese Shinzo Abe hanno evocato l’argomento nel corso di un colloquio. Mentre il capo dello Stato francese ha ribadito l’importanza della stabilita’ del partenariato, Abe ha dichiarato che spettera’ agli azionisti decidere sul futuro dell’alleanza.

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Francia, il presidente Macron cerca una soluzione per contenere il movimento dei gilet gialli

03 dic 11:05 – (Agenzia Nova) – Il presidente francese, Emmanuel Macron, deve trovare la piu’ presto una risposta dopo le violenze registrate sabato scorso durante la manifestazione dei gilet gialli a Parigi e in altri punti del paese. “Libe’ration” sottolinea “l’incapacita’ dell’esecutivo” nel dare una risposta politica e securitaria al movimento, mentre “Le Figaro” nota che Macron e’ “piu’ che mai sotto pressione”. Intanto, i partiti di opposizione puntano il dito contro la gestione del governo. Nel corso degli scontri che sono avvenuto nella capitale francese, alcuni manifestanti, tra cui molti “casseur” infiltrati, hanno provocato gravi danni all’Arco di Trionfo sugli Champs Elyse’es, scrivendoci sopra con dello spray nero e saccheggiandolo al suo interno. L’intera zona e’ stata teatro di una battaglia tra le forze dell’ordine e manifestanti che e’ continuata per tutta la giornata. Il bilancio della manifestazione in tutta la Francia parla di 682 fermi e 263 feriti. Di ritorno dal G20 di Buenos Aires, Macron ieri mattina si e’ recato immediatamente sui luoghi degli scontri, per constatare di persona l’entita’ dei danni e per ringraziare gli agenti che hanno partecipato alla giornata. Il presidente si e’ poi recato all’Eliseo per una riunione di crisi con il primo ministro, Edouard Philippe, il ministro dell’Interno, Christophe Castaner, il ministro della Transizione ecologica, François de Rugy, e il sottosegretario agli Interni, Laurent Nunez. Macron ha incaricato Philippe di ricevere i rappresentanti dei partiti politici e quelli dei gilet gialli. Un’operazione che sara’ difficile da realizzare, visto che il movimento di protesta e’ diviso tra chi preferisce la via del dialogo e chi, invece, preferisce continuare a scendere in strada e manifestare fino a quando non arriveranno delle concessioni da parte del governo.

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Ue, Francia e Germania presentano oggi proposta comune per imposta su transazioni finanziarie

03 dic 11:05 – (Agenzia Nova) – All’Eurogruppo che si tiene oggi a Bruxelles, il ministro dell’Economia e delle Finanze francese, Bruno Le Maire, e il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, presenteranno una proposta comune per l’introduzione nell’Ue di un’imposta sulle transazioni finanziarie. E’ quanto rende noto il quotidiano tedesco “Sueddeutsche Zeitung”, citando fonti vicine a Scholz. La proposta franco-tedesca potrebbe essere “un elemento importante” per rafforzare l’Unione europea, si legge nel documento preparato da Le Maire e Scholz, secondo cui le entrate dell’imposta sulle transazioni finanziarie potrebbero essere “un contributo al bilancio di una Eurozona, progetto fortemente sostenuto dal presidente francese Emmanuel Macron. Al tempo stesso, del nuovo gettito fiscale potrebbe “anche beneficiare direttamente il bilancio dell’Ue nel suo complesso, come sostiene la Germania”, scrive la “Sueddeutsche Zeitung”. L’imposta europea si basera’ sul modello di quella gia’ in vigore in Francia, ossia sulla tassazione delle transazioni di tutte le azioni emesse all’interno dell’Ue. Im particolare, il tributo dovra’ essere versato da “tutte le imprese con una quotazione azionaria superiore al miliardo di euro”. Soprattutto per convincere gli Stati membri dell’Ue contrari all’imposta sulle transazioni finanziarie, Le Maire e Scholz propongono che le entrate vengano impiegate per “compensare i contributi al bilancio dell’Ue”. A ogni modo, la proposta franco-tedesca verra’ discussa “prima con i governi favorevoli alla tassazione delle transazioni finanziarie ossia, oltre a Francia e Germania, Italia, Austria, Slovenia, Repubblica Slovacca, Belgio, Spagna, Portogallo e Grecia”.

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Immigrazione, commissario Ue Avramopoulos evidenzia importanza Patto globale Onu

03 dic 11:05 – (Agenzia Nova) – Il Patto globale delle Nazioni Unite per la migrazioni sicure, ordinate e regolari e’ importante perche’ “non si tratta di aumentare il numero di migranti che arrivano in Europa, ma dell’opposto”. E’ quanto affermato dal commissario europeo per le Migrazioni, gli Affari interni e la Cittadinanza, Dimitris Avramopoulos, durante un’intervista rilasciata oggi al quotidiano tedesco “Die Welt”. Secondo Avramopoulos, l’obiettivo del Patto e’ “promuovere una migrazione sicura e ordinata e ridurre il traffico organizzato di essere umani”. Tali obiettivi possono essere raggiunti “soltanto se lavoriamo a stretto contatto con i paesi africani”, ha aggiunto il commissario europeo, secondo cui il documento elaborato dall’Onu e’ “una nuova piattaforma per la cooperazione multilaterale nella migrazione”. Avramopoulos ha quindi evidenziato che, nella gestione delle migrazioni, “nessun paese e nessun continente puo’ farcela da solo e quanti rifiutano il Patto per le migrazioni non l’hanno studiato a sufficienza”. Sempre piu’ paesi, ha poi dichiarato Avramopoulos, “affermano che non saranno presenti alla ratifica del Patto” alla conferenza che le Nazioni Unite terranno a tal fine a Marrakech in Marocco il 10 e 11 dicembre prossimo. A tal proposito, il commissario europeo ha ricordato che il Patto “non e’ vincolante, dovrebbe controllare, regolamentare e in definitiva limitare le migrazioni”.

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Italia, la stampa britannica continua a lanciare allarmi nonostante la mediazione Conte-Juncker su legge di stabilita’

03 dic 11:05 – (Agenzia Nova) – La stampa britannica continua a lanciare allarmi sull’Italia, nonostante la mediazione tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, sulla questione della Legge di stabilita’ per il 2019. Il quotidiano “The Telegraph” ha scritto ieri, 2 dicembre, che una nuova crisi del sistema bancario in Italia potrebbe scatenare una “spirale catastrofica” in grado di minacciare la stabilita’ finanziaria del Regno Unito. “The Telegraph” sostiene che a lanciare questo allarme sia stata la Banca d’Inghilterra, spiegando che i suoi vertici sarebbero estremamente preoccupati dal pericolo che i guai degli istituti di credito italiani possano coinvolgere l’intera Eurozona ed alla fine contagiare anche l’economia britannica attraverso le banche francesi e tedesche, che hanno una massiccia esposizione in Italia. Le grandi banche francesi, ricorda il “Telegraph”, detengono decine di miliardi di titoli di Stato italiani: ad esempio BNP Paribas alla fine del 2017 aveva in bilancio 9,8 miliardi i euro in titoli italiani, il Groupe des Banques Populaires et des Caisses d’Epargne (BPCE) ne aveva 8,5 miliardi e Cre’dit Agricole 7,6. Le istituzioni finanziarie britanniche, ammette il “Telegraph”, detengono solo una piccola quantita’ di titoli di Stato italiani dell’Italia, ma hanno comunque una esposizione molto alta in paesi che hanno stretti legami con l’Italia, come la Francia e la Germania. Il quotidiano “The Times” riferisce che l’economia italiana potrebbe cadere in recessione nel quarto trimestre di quest’anno: l’allarme e’ basato sulle dichiarazioni rese nei giorni scorsi dal capo economista di Confindustria, Andrea Montanino. Questi ha commentato i dati diffusi la scorsa settimana dall’Istat secondo cui la caduta della domanda interna nel terzo trimestre 2018 ha fatto contrarre il Prodotto interno lordo (Pil) per la prima volta da quattro anni. “E’ un dato preoccupante che potrebbe portarci in recessione tecnica nell’ultimo trimestre”, ha commentato Montanino. L’economista ha aggiunto che Confindustria prevede un quarto trimestre piatto con rischio di ulteriore contrazione dell’attivita’ economica legato al crollo degli indici di fiducia. A novembre scorso, il morale tra gli imprenditori del settore manifatturiero e’ sceso al livello piu’ basso da due anni, cosi’ come la speranza di un aumento della produzione. A novembre, e’ calata anche la fiducia dei consumatori, toccando il minimo da maggio scorso. Il governo formato dal Movimento 5 stelle e dalla Lega, ricorda il “Times”, ha varato una legge di stabilita’ basata su politiche espansive, che ha portato all’attuale braccio di ferro tra l’Italia e la Commissione europea: “Un bilancio espansivo puo’ aiutare”, ha dichiarato Montanino, aggiungendo pero’ che “la questione principale e’ cosa si fa con i soldi stanziati, ed io non vedo investimenti nell’economa reale” da parte del governo”. Il quotidiano “Financial Times” riferisce dell’incontro tra Conte e Juncker durante il vertice del G20 a Buenos Aires, caratterizzato da un generale clima di distensione tra i leader mondiali che vi hanno preso parte. In particolare, Conte e Juncker hanno cercato di risolvere il braccio di ferro sulla legge di stabilita’ tra Italia e Commissione europea, che “sta dando un tremendo mal di testa all’intera Eurozona”. Al termine dei colloqui, si limita a riferire il “Financial Times”, Conte ha dichiarato che “Italia e Unione europea sono sulla stessa barca”.

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