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Dati sporchi, Amazon sotto accusa negli USA ‘Data center ad alto impatto ambientale’

Alla fine dell’anno passato, la spesa in infrastrutture cloud (pubbliche e private) ha superato i 62 miliardi di dollari a livello mondiale, secondo stime IDC. Per il 2022 si attendono ulteriori investimenti, per un valore complessivo di 88,6 miliardi di dollari e una crescita annua del 28%.

Contesto in rapida evoluzione, questo del cloud, sia per le infrastrutture, sia per i servizi, in cui la sostenibilità ambientale e l’efficienza energetica sono due voci di massima rilevanza. Oggi il mercato delle soluzioni per l’efficienza e la sostenibilità dei data center vale circa 75 miliardi di dollari, stando alle stime diffuse da Statista.

Per l’anno in corso è attesa un’ulteriore crescita, per un valore pari a 100 miliardi di dollari.

Entro il 2022, sempre secondo stime Statista,il mercato “energy-efficient or green data center” sforerà i 225 miliardi di dollari.

Tutti i grandi player del settore hanno promesso i massimi sforzi per rendere sostenibili i propri data center e per contribuire alla circolazione di “dati puliti” (clean data), eppure in pochi hanno mantenuto tali impegni.

In un nuovo Report di Greenpeace, gli attivisti hanno puntato il dito contro Amazon Web Service (AWS), secondo loro rea di non aver investito quanto annunciato negli anni passati in soluzioni green per l’efficienza energetica e in fonti energetiche rinnovabili per l’alimentazione dei data center di proprietà.

Stando al documento di Greenpeace, dal 2017 AWS ha aumentato la spesa in data center, come ad esempio in Virginia, negli Stati Uniti, dove ha concentrato la metà circa delle sue strutture, ma senza un pari aumento di investimenti in fonti rinnovabili.

Sostanzialmente, i data center di Amazon in questo Stato sono alimentati da energia elettrica proveniente da centrali che vanno ad idrocarburi, quindi con energia “sporca”.

L’utility più grande, che fornisce energia in Virginia, è la Dominion Energy, secondo gli attivisti da sempre ostile alla transizione green e che al momento conta solo il 4% di fonti rinnovabili nel suo mix energetico, con l’ambizione di raggiungere il 10% solo nel 2030.

Un po’ pochino, vista la minaccia crescente dei cambiamenti climatici e del surriscaldamento globale.

Sempre rimanendo nello Stato della Virginia, lo studio evidenzia che i data center AWS hanno un fabbisogno energetico pari a 1.686 MW annui, di cui solo 132 MW provengono da fonti rinnovabili e per di più, tra i grandi operatori del settore, come Apple, Facebook, Microsoft e Google, AWS è l’unica a non aver fissato una deadline per l’alimentazione 100% pulita delle proprie strutture.

Nello Stato americano ci sono più di 100 data center in totale (una concentrazione enorme che ha preso il nome di “Data Center Alley”), gira voce in zona che di qui passi quasi il 70% del traffico internet mondiale, e per il 60% circa sono alimentati da energia elettrica generata da impianti a carbone e gas, il 33% da centrali nucleari e solo il 4% da fonti energetiche pulite (eolico, fotovoltaico, idroelettrico, geotermico).

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