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Data center spaziali, il CEO di AWS frena Musk: “Ancora lontani dalla realtà, costi folli”

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Mentre Musk parla di data center orbitali e mega costellazioni, Matt Garman, CEO di AWS avverte: "Ad oggi mancano capacità di lancio e sostenibilità economica". A chi credere?

Se da un lato Elon Musk fonde le due aziende xAI e SpaceX per (a detta sua) lanciare in brevissimo tempo i data center spaziali, dall’altro lato il capo di Amazon Web Services, Matt Garman, frega gli entusiasmi.

Durante il Cisco AI Summit a San Francisco Garman ha dichiarato che i data center spaziali sono ancora ben lontani dalla realizzazione concreta. Secondo il CEO, i data center spaziali restano un’ipotesi ancora molto lontana dalla realtà operativa.

Le difficoltà non sono solo tecnologiche, ma soprattutto economiche. “Oggi, – ha spiegato – “non esiste una capacità di lancio sufficiente per sostenere un’infrastruttura orbitale su larga scala, né un modello di costi compatibile con le esigenze di un cloud industriale. Anche inviare un singolo carico utile nello spazio comporta spese proibitive, che rendono il concetto non sostenibile nel medio periodo”.

Un pensiero opposto a quello di Musk che in questi giorni ha fuso due aziende: xAI e SpaceX in nome dello Spazio e dei data center spaziali.

L’operazione, ufficializzata sul sito della società spaziale, porta il valore complessivo delle due aziende a circa 1,25 trilioni di dollari e viene presentata come la nascita di un motore di innovazione verticalmente integrato, capace di unire intelligenza artificiale, razzi, connettività satellitare, comunicazioni dirette e piattaforme digitali.

xAI di Musk ha bisogno di fondi ecco il perché della fusione con SpaceX

Dietro la narrazione tecnologica c’è però anche una chiara esigenza finanziaria. La corsa all’AI è estremamente costosa e xAI, per tenere il passo con i competitor, ha bisogno di capitali continui. Secondo un rapporto di The Information, la società avrebbe bruciato 9,5 miliardi di dollari nei primi nove mesi del 2025.

L’obiettivo di lungo periodo è una quotazione in borsa di SpaceX. Un’IPO che, nelle intenzioni di Musk, dovrebbe consentire di raccogliere almeno 50 miliardi di dollari e spingere la valutazione complessiva verso 1,5 trilioni. Fondi necessari non solo per Starlink e Starship, ma anche per sostenere lo sviluppo di xAI.

Musk vuole lanciare 1 milioni di satelliti in orbita bassa

In questo contesto si inserisce anche la richiesta presentata da SpaceX alla Federal Communications Commission. L’azienda ha depositato un documento di otto pagine per ottenere l’autorizzazione al lancio in orbita bassa di fino a un milione di satelliti destinati a costituire una rete di data center spaziali alimentati a energia solare. L’obiettivo dichiarato è creare una capacità computazionale senza precedenti per supportare modelli di AI e applicazioni su scala globale.

Il piano, per dimensioni, supera di gran lunga l’attuale costellazione Starlink, che conta oltre 9.600 satelliti. Secondo la proposta, i satelliti opererebbero tra i 500 e i 2.000 chilometri di altitudine, utilizzando collegamenti laser per connettersi alla rete Starlink e instradare il traffico verso la Terra.

Quindi i data center spaziali saranno lanciati a breve o no?

SpaceX sostiene che i data center orbitali rappresentino la soluzione più efficiente per rispondere alla crescente domanda di potenza di calcolo dell’AI, anche alla luce dei costi energetici sempre più elevati dei data center terrestri.

Ed è qui che si inserisce la distanza tra visione e realtà evidenziata da AWS. Mentre Musk parla di data center orbitali e reti globali di calcolo solare, per il primo provider cloud al mondo il nodo resta sempre lo stesso: oggi i costi, la logistica e le capacità tecnologiche rendono queste infrastrutture più una promessa che una soluzione concreta.

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