Negli Stati Uniti la corsa ai data center sta producendo un’alleanza politica fino a poco tempo fa difficilmente immaginabile. Steve Bannon, ex stratega di Donald Trump e figura di riferimento della destra populista americana, si è schierato dalla stessa parte di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio–Cortez nella battaglia contro l’espansione incontrollata delle infrastrutture necessarie all’intelligenza artificiale.
A unire mondi politici opposti sono soprattutto le preoccupazioni per il consumo di energia e acqua, l’aumento dei costi per famiglie e imprese, il possibile impatto dell’AI sull’occupazione e una più generale sfiducia nei confronti delle Big Tech.
Il tema sta diventando sempre più concreto anche sul territorio. In Texas, uno dei principali poli mondiali per i data center, le autorità hanno congelato nuove connessioni alla rete elettrica per capire quali progetti siano realmente destinati a essere costruiti e quali rappresentino invece soltanto una gigantesca “domanda fantasma” di energia.
Bannon con Sanders e Ocasio-Cortez
Secondo il Wall Street Journal, Bannon sostiene la proposta avanzata da Sanders e Ocasio-Cortez per introdurre una moratoria sulla costruzione di nuovi data center. L’ex consigliere di Trump appoggia anche la richiesta di Sanders affinché le società dell’AI rallentino temporaneamente lo sviluppo dei sistemi più avanzati.
Una posizione che lo mette direttamente in contrasto con Donald Trump, che continua invece a considerare i data center un elemento strategico per la crescita economica e la leadership tecnologica americana.
“L’unico motivo per cui le comunità degli Stati Uniti non dovrebbero volere i data center è se vogliono finire per essere arretrate e povere”, ha scritto Trump sui social. Bannon la pensa diversamente. “Se non affrontiamo correttamente questo problema, tutto il resto non avrà più importanza”, ha spiegato al Wall Street Journal, sostenendo di non aver mai visto nella politica americana moderna una questione capace di unire componenti populiste così differenti.
Data center sempre più centrali nelle elezioni
Anche dall’altra parte la convergenza viene riconosciuta, pur senza cancellare le enormi distanze politiche. “La politica è sempre una situazione in cui si creano strane coalizioni”, ha detto Sanders. “Ma su questo tema penso che molte persone di destra abbiano le mie stesse preoccupazioni”. Megan Romer, co-presidente nazionale dei Democratic Socialists of America, ha riassunto il rapporto con Bannon in termini ancora più espliciti: “Non siamo amici, non potete sedervi con noi, ma su questa cosa possiamo essere d’accordo”.
La protesta contro i data center sta quindi diventando una delle rare questioni capaci di collegare la sinistra progressista con una parte della destra populista.
Il Texas blocca le nuove connessioni
Secondo Reuters, dal 2023 le richieste di connessione alla rete presentate da data center e altri grandi consumatori sono passate da circa 48 gigawatt a oltre 474 gigawatt. Una crescita talmente rapida da spingere lo Stato a congelare nuove connessioni e ad avviare verifiche più approfondite.
In alcune aree del Midwest, del Mid-Atlantic e del Sud degli Stati Uniti, le richieste di elettricità dei grandi utenti, in gran parte data center, superano complessivamente i 700 gigawatt: oltre dieci volte le stime dell’attuale consumo elettrico di tutti i data center americani.
La “domanda fantasma” dell’AI
Molti progetti potrebbero infatti essere duplicati oppure presentati da società che non dispongono ancora dei finanziamenti, dei clienti o delle competenze necessarie per costruire realmente i data center. Quando le utility introducono garanzie economiche più severe, una parte della domanda scompare.
Exelon ha ridotto di circa il 40% la propria stima della domanda di data center considerata ad alta probabilità, portandola a 11 gigawatt, dopo aver aumentato i requisiti finanziari. In Ohio, la pipeline di richieste di AEP Ohio si è più che dimezzata dopo l’introduzione di nuove regole, tra cui costi fino a 100mila dollari per gli studi di connessione alla rete.
Stargate trasforma Abilene
A nord di Abilene, in Texas, sta sorgendo uno dei più grandi campus AI al mondo, inserito nel progetto Stargate annunciato nel 2025 da Donald Trump insieme a OpenAI, Oracle e SoftBank.
Il sito costruito da Crusoe dovrebbe comprendere otto edifici, ospitare fino a 400mila chip Nvidia e raggiungere una potenza di circa 1,2 gigawatt. L’investimento indicato per il solo impianto è nell’ordine dei 15 miliardi di dollari.
Il progetto sta però modificando profondamente anche l’economia locale: crescita della domanda di manodopera, aumento degli affitti, maggiore traffico e pressione sulle infrastrutture. A questo si aggiungono acqua ed energia. Secondo una stima dell’Università del Texas citata nel testo, entro il 2040 i data center potrebbero arrivare ad assorbire il 9% dei consumi idrici dello Stato.
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