Sala della Regina alla Camera gremita in occasione dell’evento promosso dall’AIIP (l’Associazione Italiana Internet Provider) “Data Center e Digitale: Le politiche per il mercato”, in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare per la Sostenibilità Digitale e Sovranità Tecnologica su iniziativa dell’onorevole Enzo Amich. Un’occasione importante per fare il punto sulle possibili sinergie fra aziende e politica “tenuto conto della crisi in Iran, che avrà pesanti ripercussioni sulle catene di approvvigionamento nei mesi futuri”, ha detto in chiusura dell’evento Giovanni Zorzoni, vicepresidente AIIP, sottolineando l’importanza del rapporto stretto che si è instaurato fra l’Associazione e l’Intergruppo.
All’evento ha preso parte da remoto, con un video messaggio, il ministro del MIMIT Adolfo Urso.
Data center: Urso “Sono fondamentali, serve capacità energetica adeguata“
“Il rapido aumento della domanda di calcolo, guidato dall’intelligenza artificiale e dal calcolo ad alte prestazioni, rende i data center infrastrutture critiche per l’autonomia strategica e la sicurezza dei dati. Infrastrutture fondamentali”. Così il ministro Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, nel suo video messaggio. “Le più recenti analisi prevedono che la domanda globale di capacità di calcolo triplicherà entro il 2030: l’AI assorbirà circa il 70% della domanda e la sola AI generativa supererà il 40%. E’ dunque imprescindibile garantire uno sviluppo sostenibile, efficienza energetica e piena integrazione con le reti”.
Restano, aggiunge Urso “alcune criticità: disponibilità energetica adeguata e per questo è necessario e fondamentale lavorare allo sviluppo del nucleare civile e dei piccoli reattori particolarmente adeguati ad alimentare di energia i data center e l’AI, servono anche tempi autorizzativi certi, accesso a siti idonei e il rafforzamento delle filiere tecniche per progettazione, costruzione e gestione”.
I data center, ha aggiunto Urso, sono fondamentali per la diffusione dell’AI fra le nostre PMI ed è per questo che il MIMIT ha varato una strategia per l’AI in tempi stretti, a novembre, e che è stato realizzato un procedimento autorizzativo unico per i data center.
Zorzoni (AIIP): “Riservare una quota del procurement pubblico della PA alle aziende italiane”
Un faro sull’attualità lo punta Giovanni Zorzoni, vicepresidente dell’AIIP: “Il conflitto con l’Iran porta ad una interruzione e a una rottura delle catene di approvvigionamento e per questo è importante il rapporto stretto che si è creato con l’Intergruppo parlamentare per la Sostenibilità Digitale e Sovranità Tecnologica. Noi siamo da più di 30 anni in prima linea sul digitale e il periodo attuale con AI e Cloud mi ricorda quello degli albori dell’AIIP nel 1995 – aggiunge Zorzoni – quando il digitale era appannaggio di pochissimi player. I nostri associati rappresentano il 100% del Cloud italiano. Secondo noi bisogna cominciare a lavorare sul public procurement nella PA per riservare delle quote alle aziende che sono al 100% sottoposte alle leggi europee, rispetto ad altri player extra Ue che sono invece fornitori privilegiati della PA. Pensiamo alle minacce che uno di questi player (Cloudflare ndr) ha fatto alla nostra Agcom per una multa subita. E’ per questo che bisogna riservare una quota del procurement pubblico alle aziende italiane”.
“Il Cloud europeo vale 50 miliardi di euro, sul software possiamo dire molto. Bisogna credere al software made in Italy”, aggiunge Zorzoni.
Digitale: Amich (FdI), “Data Center leva strategica per crescita, sicurezza e innovazione“
“Il tema dei data center e delle infrastrutture digitali è ormai centrale per il futuro economico e strategico del Paese: non più solo tecnologia, ma una leva decisiva per la competitività e la sicurezza. Occorre accompagnare lo sviluppo del settore con un quadro normativo chiaro e stabile e con una visione industriale capace di sostenere investimenti, innovazione e crescita. L’Italia ha tutte le potenzialità per essere protagonista in questo ambito, ma bisogna accelerare, semplificare e garantire certezza regolatoria, così da colmare i ritardi e rafforzare il nostro posizionamento nello scenario internazionale. Il confronto tra istituzioni e imprese avviato oggi è essenziale per costruire risposte concrete ed efficaci”. Lo ha affermato l’on. Enzo Amich a margine dell’evento. Amich ha poi aggiunto che “i data center sono luoghi strategici, dove i dati diventano decisioni. Ma servono decisioni politiche per tradurre la tecnologia in decisioni concrete”.
Data center, Deidda (FdI): “Legge delega frutto di lavoro condiviso. Politica ascolti imprese”
Sulla legge delega al Governo per la regolamentazione dei data center, “abbiamo mantenuto l’impegno, soprattutto con l’unanimità o con la condivisione, grazie anche a un bel lavoro dentro la Commissione, partendo dall’opposizione e arrivando alla maggioranza, trovando un clima costruttivo e spiegando al Governo di lasciar lavorare la Camera. Il Governo aveva fretta di dare risposte, ma ha rispettato il lavoro del Parlamento, dando spazio a questo testo unico che ha dato una prima risposta e ha permesso, anche a chi di data center poco se ne occupava, di capire cosa fossero, inclusi gli amministratori locali”. Così Salvatore Deidda, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Trasporti della Camera.
“Siamo riusciti a documentare e spiegare che i data center sono il presente e il futuro”, ha aggiunto. “Sono contento che lo abbiamo fatto di concerto tra maggioranza e opposizione, anche perché la sostenibilità digitale va al di là del singolo data center”.
“A volte la politica non deve fare altro che ascoltare gli imprenditori, senza l’arroganza di voler mettere i puntini sulle i o la propria bandierina”, ha proseguito. “In commissione abbiamo calendarizzato i prossimi provvedimenti europei perché non vogliamo ripetere l’errore del passato, ovvero pensare che ciò che si discute in Europa vada affrontato solo quando gli effetti o i danni si sono già verificati. Abbiamo l’ambizione, anche se l’Europa dovesse fare carta straccia dei nostri pareri o suggerimenti, di essere noi a dire se un provvedimento va bene o no. Dobbiamo difendere la nostra sovranità non a parole ma negli atti, lasciando tracce a chi verrà dopo di noi per poter dire che l’Italia l’aveva previsto e che l’Italia deve difendere le proprie posizioni”, ha concluso.
Data center, Pastorella (Azione): “Legge delega e decreto attuativo esempi efficienza politica”
E mentre il deputato Pd Andrea Casu ricorda che “il lavoro su questa legge dimostra che dal confronto si possono migliorare le cose, come abbiamo fatto per grandi e piccole strutture data center” e che “c’è ancora tanto da fare tenendo conto dell’intero ecosistema del digitale”, la deputata di Azione Giulia Patorella ha detto che “Dopo un po’ di tira e molla tra parlamento e Governo, è successa una cosa meravigliosa, forse inedita nella nostra politica: è arrivata la legge delega del Parlamento sui data center e, immediatamente e contemporaneamente, il primo decreto attuativo che segue i principi dati in quella legge delega. Si può percepire come una corsa, oppure come un esempio di efficienza incredibile. Noi parlamentari avevamo detto che servono un procedimento e un iter autorizzativo unico e il Governo, nel decreto bollette, ha proposto questo iter autorizzativo. Naturalmente potrebbe essere migliorato, e noi abbiamo anche proposto in sede di emendamento delle migliorie, ma stiamo andando nella direzione giusta”.
“Forse la politica è arrivata un po’ tardi sul tema dei data center – ha aggiunto; ci è arrivata molto prima purtroppo la guerra. Nel conflitto russo-ucraino, nonché in quello più recente in Iran, i data center sono sempre stati strutture molto targettizzate, molto colpite, a dimostrazione del loro carattere di infrastrutture strategiche che sono assolutamente al cuore di ogni Paese. Non siamo arrivati però troppo tardi: sono d’accordo con il presidente Deidda sul fatto che siamo arrivati forse giusto in tempo per evitare di perdere questo treno, mentre purtroppo l’Europa ha perso tanti altri treni”.
“Questo è un primo passo, ma i data center sono un pezzo di un puzzle che comprende non solo antenne e connettività aerea, ma anche il tema della fibra, dei cavi sottomarini e dello spazio, dei satelliti e anche dei data center nello spazio. Il nostro lavoro non si può fermare qui, anche perché la legge delega al Senato ancora non è passata. In secondo luogo, dobbiamo occuparci di tutto il resto: abbiamo già dato attenzione all’attività subacquea e ai cavi sottomarini con un provvedimento del Governo che se ne occupava in maniera parziale; ci stiamo occupando dello spazio, non solo con il ddl spazio ma con tante altre iniziative”, ha concluso.
Data center, Iaria (M5S): Bene la legge, ma resta il tema energetico che in Italia è un problema”
Dal canto suo, Antonino Iaria, deputato del M5S, ha detto che ancora la legge sui data center non è stata approvata “ma è un bel manifesto” e rivendica di aver inserito nella un emendamento per prevedere la realizzazione di data center in aree dismesse. “Resta però il tema energetico. Ci sono 82 gigawatt di richiesta a Terna per i data center, ma in Italia abbiamo un problema energetico forte, che frena lo sviluppo dei data center. Servono fondi per l’energia e il nucleare di seconda generazione non basta”.
Data center, Cerrina Feroni (Garante Privacy): “Sicurezza strutture essenziale per sovranità digitale”
“La sovranità digitale non può essere ridotta a una dimensione meramente economica o tecnologica, ma deve essere letta come uno strumento essenziale per garantire diritti, equilibri e democrazia nello spazio digitale. In questo quadro, il tema dei data center e del cloud assume una rilevanza centrale: disporre di infrastrutture digitali sicure, affidabili e resilienti è una condizione essenziale per garantire autonomia decisionale e continuità operativa, specialmente per la pubblica amministrazione e per i servizi essenziali”. Così Ginevra Cerrina Feroni, vicepresidente del Garante Privacy nel suo intervento.
“Un cloud nazionale strategico è certamente cruciale – ha proseguito – ma la sovranità digitale non si esaurisce nella dimensione infrastrutturale: accanto alla sovranità delle infrastrutture emerge il tema della sovranità applicativa. Non basta sapere dove risiedono i dati o quanto sia sicuro il sistema che li ospita; occorre sapere chi può accedere a quei dati, per quali finalità, con quali garanzie e con quali strumenti di controllo. Serve dunque una disciplina che garantisca in modo effettivo che l’accesso ai dati sia tracciabile, limitato a soggetti legittimati e che i dati non siano riutilizzati per finalità ulteriori rispetto a quelle per cui sono stati raccolti. Devono esserci meccanismi chiari di responsabilità e di verifica nella gestione del dato; in altre parole, il cloud deve essere non solo sicuro, ma controllabile”.
Becchetti (Infratel): “Collegare i data center in fibra? Non lo so, ma me lo auguro”
Alfredo Maria Becchetti, presidente di Infratel, sostiene che ormai in Italia “siamo transitati digitalmente, la nostra missione di portare la fibra nel paese è chiusa nella aree bianche e in linea nelle aree grigie. Se poi il Governo ci darà il compito di collegare i data center in fibra non lo so, ma me lo auguro. Però è necessaria una infrastruttura energetica sufficiente. Non dobbiamo aspettare Terna, dobbiamo usare anche altre fonti energetiche come il nucleare. L’energia si produce anche al Sud, noi non possiamo prescindere dall’avere i data center”.
Proto (MIMIT): “Consultazione su mappatura data center nazionali parte entro fine mese”
E mentre Roberta Agelilli, Vicepresidente della Regione Lazio nonché assessore alle Attività Produttive, ricorda un investimento di 120 milioni di euro per progetti innovativi insieme ad un accordo con la CDP in questo senso, chiedendo maggiori investimenti da parte di Bruxelles per reti energetiche ed innovazione, Donatella Proto, DG per le nuove tecnologie abilitanti del MIMIT, ricorda a sua volta i voucher Cloud e Cybersecurity per spingere la domanda. Proto infine annuncia l’avvio del catasto dei data center, in collaborazione con Infratel, e “la consultazione pubblica per mappare i data center nazionali che partirà entro fine mese”.

AI, Generali (Assintel): “Tsunami per imprese entro il 2026, intervenire”
“Dalla diffusione sempre più preponderante dell’intelligenza artificiale nei sistemi produttivi, si sta per abbattere sulle imprese un vero e proprio tsunami, che arriverà entro il 2026 o al massimo nei primi mesi del 2027. E le aziende italiane, in primis le Pmi, che non sono pronte né sul piano organizzativo né su quello delle competenze, rischiano di essere travolte. Per questo il Governo deve intervenire per tutelarle”. A dirlo è Paola Generali, presidente di Assintel. “Il rischio – prosegue Generali – è duplice: chi non adotta l’AI per tempo subirà comunque le conseguenze, perché i competitor che la utilizzeranno acquisiranno un vantaggio competitivo tale da poter spazzare via interi settori”.
“Non basta più chiedersi come usare l’intelligenza artificiale, bisogna già essere un passo avanti: capire come cambierà l’organizzazione, ridefinire i processi, identificare le competenze mancanti e avviare subito percorsi strutturati di upskilling e reskilling”.
“Un percorso di questa portata non può essere lasciato alle sole imprese: serve una regia pubblica, chiara e immediata – incalza la presidente di Assintel – Il Governo deve mettere in campo una strategia organica di sistema Paese, non domani, ma adesso. Siamo ad aprile: per arrivare a dicembre manca pochissimo tempo, e l’Europa su questo è già in allarme. Non possiamo permetterci di arrivare impreparati. Serve una consapevolezza diffusa sull’AI, analisi settoriale dell’impatto sui processi e sull’organizzazione, piani strutturati di upskilling e reskilling, e risorse pubbliche dedicate a sostenere le imprese in questa transizione. Serve visione. E il tempo per costruirla è già esaurito: dobbiamo correre con estrema rapidità per definire una vera strategia sull’AI dedicata alle imprese, in particolare le PMI, che hanno necessità di essere supportate dal nostro Governo negli investimenti che questo cambiamento epocale richiede e richiederà”.

Peritore (AIIP): “Voucher Cloud e Data Center positivi come sostegno alle aziende locali”
“Iniziative come i voucher Cloud, ed altre iniziative di sostegno alla domanda, unitamente ad azioni correttive sul procurement pubblico per le imprese sono importanti e positivi, perché innescano un circolo virtuoso di sostegno alle aziende locali – ha detto il Presidente AIIP Giuliano Peritore – Qualunque intervento che incentivi la domanda ed azioni sul procurement sono un incentivo per far crescere le aziende del territorio che impiegano giovani che possono trovare un futuro nel mondo del digitale italiano. L’indipendenza economica è il controllo delle risorse. Oggi le risorse sono i dati. Non possiamo pensare ad una sovranità europea, se vogliamo esserne primi attori e non semplici utilizzatori, senza pensare prima ad una sovranità nazionale”.
C’è poi un punto su cui Peritore vuole fare chiarezze, mettendo i punti sulle i. “Intelligenza artificiale non è sinonimo di Data Center. Non tutti i data center saranno data center per l’AI, all’interno della categoria dei data center esistono diverse tipologie”. Quel che è certo è che il fabbisogno reale delle aziende va al di là della narrativa delle decine di Gigawatt.
Tomasini (Consip) “Lotti di gara aumentati per favorire la partecipazione delle Pmi”
E mentre Stefano Epifani, Direttore Comitato scientifico dell’Intergruppo Parlamentare per la Sostenibilità Digitale e la Sovranità Tecnologica, dice che i provider di prossimità sono fondamentali per la gestione dei dati, “senza provider non avremmo il vivere civile”, ha detto Epifani, aggiungendo che la vera sovranità è quella cognitiva (che in Italia non abbiamo) Stefano Tomasini, Presidente di Consip, ha ricordato come già dallo scorso anno “il numero di gare e lotti per il procurement pubblico della PA è aumentato, per favorire la partecipazione delle PMI – ha detto – ma il tema delle competenze deve rimanere centrale, perché si stanno riducendo in maniera drammatica anche in grandi enti della PA”.
Dal canto suo, Marco Ambrosini, Presidente di ARIA, la in house della Regione Lombardia, sottolinea il ruolo centrale delle in house per la governance del sistema digitale, mentre Roberto Loro, Vicepresidente AIIP, porta l’esempio di un partenariato pubblico-privato con fondi del PNRR che ha ben funzionato in Trentino, con la nascita di un data center all’interno di una miniera, sotto ad una montagna. “Un’esperienza come questa serve a creare un ecosistema aperto all’innovazione, un contenitore sovrano per lo sviluppo di competenze sul territorio”, ha detto Loro.
Stefano Sordi (Aruba): “Sovranità si costruisce con modello aperto, senza dipendenze da singol vendor”
“Gli operatori italiani ed europei sono fondamentali per la sovranità del dato perché garantiscono conformità normativa, localizzazione, trasparenza e controllo – ha detto Stefano Sordi, Direttore Generale di Aruba – Ma la sovranità non si costruisce contrapponendo player locali e globali: si costruisce con un modello aperto, interoperabile e flessibile, capace di evitare dipendenze da singoli vendor. È l’approccio che Aruba adotta nei propri data center italiani e nella propria offerta cloud, riconosciuto anche dall’Accordo Quadro Consip, dove per la prima volta un player italiano affianca quelli globali, a conferma di un’offerta completa e adatta alle esigenze presenti e future”.
Ponzè (Assinter): “Senza competenze non c’è sovranità digitale”
Mauro Ponzè, Vicepresidente di Assinter, con delega a “Infrastrutture, Cloud e Piattaforme Composable Software” dice che “quando parliamo di sovranità digitale non parliamo certo di autarchia. In un contesto instabile e complesso dal punto di vista geopolitico la cosa importante è il controllo del dato, il controllo delle operazioni e il controllo delle tecnologie abilitanti. Servono dei compromessi, quando si parla di resilienza e di competenze. La sovranità digitale ha molto a che vedere con la governance per mantenere il controllo del dato sul lungo periodo. In questo ambito le in house sono il presidio operativo della sovranità digitale degli enti locali. Senza competenze non esiste sovranità digitale”.
Baldassarra (Seeweb): “PA acquista tecnologie da player che non contribuiscono alla nostra fiscalità”
Antonio Baldassarra, Consigliere AIIP e Ceo del Cloud Provider Seeweb, punta il dito contro il paradosso della nostra PA, che acquista con fondi della fiscalità pubblica gran parte delle soluzioni tecnologiche da player extra Ue, che non contribuiscono alla fiscalità pubblica. “La nostra PA nel corso degli anni ha perso la capacità di fare – ha detto Baldassarra – l’indipendenza tecnologica bisogna decidere di farla. Nel Public procurement noi abbiamo l’idea del campione nazionale, ma negli Usa i grandi player vengono dai garage. Noi dobbiamo portare questo modello del garage anche da noi con il public procurement”.
Mazzilli (TIM): “Data Center di TIM asset strategico”
E mentre Crisitan Lucci, Ceo di Sharelock, precisa che l’80% del software e dei servizi Cloud usati nella nostra PA e nelle nostre infrastrutture critiche è di provenienza extra Ue, dato che scende leggermente al 70% in ambito cybersecurity, Roberto Mazzilli, Chief IT Group Officer di TIM, dice che: “I Data Center di TIM si confermano come un asset strategico per la sovranità digitale nazionale, costituendo un fulcro delle infrastrutture a supporto del sistema Paese. In questo contesto si inserisce il contributo al Polo Strategico Nazionale, insieme all’abilitazione di ecosistemi cloud che includono anche primari hyperscaler internazionali. Il nostro Gruppo adotta un approccio orientato alla piena sovranità digitale, sia a supporto dei propri processi aziendali e sia come proposte per il Mercato delle imprese e della PA, che abbraccia operations, dati e soluzioni tecnologiche, valorizzando anche l’impiego di tecnologie open source e le competenze maturate nella gestione dei servizi IT interni. Questo modello è supportato da una infrastruttura di rete capillare su tutto il territorio nazionale e rafforzato dalle capacità di cybersecurity, che si concentrano nella controllata Telsy, e capacità di assicurare elevati standard di protezione attraverso, ad esempio, sistemi di cifratura propri. Ne emerge una strategia pluridimensionale che coniuga innovazione, apertura e controllo, rispondendo in modo efficace alle esigenze di sicurezza, resilienza e autonomia digitale del Paese”.
Infine, Mauro Rogna, Cybersecuriity Expert di Opswat, ricorda che gli attacchi cyber sono in aumento ovunque. “La cybersicurezza oggi sono delle isole che si parlano fra loro. L’ideale sarebbe che ci fosse uno scambio in real time fra le 20mila aziende essenziali dell’ACN”.
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