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Data center e costi energetici, le Big Tech pronte a firmare l’accordo con Trump

Big Tech alla Casa Bianca con Trump: promessa di autosufficienza energetica per i data center. Ma basterà?

La prossima settimana alcune delle più grandi aziende tecnologiche americane dovrebbero affiancare il presidente Donald Trump alla Casa Bianca per firmare un impegno formale: generare o acquistare autonomamente l’energia necessaria ad alimentare i propri data center.

A riportarlo è Axios, secondo cui si tratterebbe di un “ratepayer protection pledge”, una sorta di patto a tutela dei consumatori, con l’obiettivo dichiarato di evitare che i costi dell’esplosione dell’intelligenza artificiale finiscano sulle bollette delle famiglie americane.

Secondo altre fonti di stampa, come Fox News, tra le aziende che seguiranno Trump ci sarebbero OpenAI, Amazon, Google, Meta, Microsoft, xAI e Oracle. Un parterre che rappresenta il cuore pulsante dell’economia digitale globale e non è la prima volta che accade, a settembre dello scorso anno in una cena di gala Trump invitò tutte queste grandi aziende tecnologiche per chiedere loro maggiori investimenti in data center e per sviluppare in maniera più rapida l’AI.

Queste grandi aziende costruiranno, metteranno online o acquisteranno direttamente l’energia necessaria per alimentare i nuovi data center dedicati all’intelligenza artificiale, garantendo che l’aumento della domanda non si traduca in bollette più alte per gli americani”, ha dichiarato alla CNBC la portavoce della Casa Bianca, Taylor Rogers.

L’annuncio politico e le incognite

Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, Trump ha parlato di un obbligo per le aziende tecnologiche di “provvedere autonomamente al proprio fabbisogno energetico”, anche attraverso la costruzione di impianti di generazione on-site, cioè direttamente accanto ai data center.

Il messaggio politico mirava a garantire la “supremazia americana nell’AI” senza scaricare i costi sulle famiglie. Ma resta da capire quanto questo impegno sia vincolante e, soprattutto, come verrà attuato.

Non sono stati forniti dettagli tecnici: si tratterà di nuovi impianti rinnovabili? Centrali a gas dedicate? Nucleare di nuova generazione? Contratti di acquisto a lungo termine (PPA)? Senza risposte puntuali, il rischio è che l’annuncio resti più simbolico che strutturale.

Del resto, molte Big Tech avevano già dichiarato negli ultimi mesi di voler “pagare la propria parte” per evitare aumenti tariffari. Microsoft, ad esempio, aveva assicurato che i propri data center non avrebbero fatto salire i prezzi dell’elettricità per i consumatori. L’iniziativa della Casa Bianca sembra quindi formalizzare impegni già in corso più che introdurre una vera svolta regolatoria.

La corsa dell’AI e la fame di energia

Il problema di fondo, però, è molto più ampio. L’intelligenza artificiale sta cambiando radicalmente la scala dei consumi energetici dei data center. Goldman Sachs, in un’analisi aggiornata, prevede una crescita del 220% della domanda di energia dei data center entro il 2030, una revisione al rialzo rispetto al precedente +175%. Numeri che parlano da soli.

Oggi i data center rappresentano circa il 5% della domanda elettrica negli Stati Uniti, ma le proiezioni indicano un’accelerazione senza precedenti. In Virginia, uno degli hub mondiali del cloud, potrebbero arrivare a consumare tra il 39% e il 57% dell’intera elettricità statale entro il 2030.

Si tratta di percentuali che, in qualsiasi sistema energetico, comportano rischi evidenti: congestioni di rete, necessità di nuovi investimenti in trasmissione e distribuzione, pressione sui prezzi all’ingrosso dell’energia.

Reti sotto stress e rischio bollette

Il punto critico è che la costruzione di nuova capacità di generazione non sempre procede allo stesso ritmo dell’espansione dei data center. Le autorizzazioni per nuove linee di trasmissione richiedono anni. La disponibilità di tecnici specializzati — in particolare elettricisti — è già indicata dagli analisti come un potenziale collo di bottiglia (in tutti i Paesi occidentali mancano figure professionali specifiche e nessun programma di formazione fino ad ora lanciato sembra essere riuscito a colmare questo gap nel mercato del lavoro).

Anche ammesso che le Big Tech costruiscano impianti dedicati, resta il tema dell’integrazione nella rete. Un grande data center non è un’isola: è connesso al sistema elettrico nazionale. In caso di picchi di domanda o di problemi tecnici, il rischio di ricorrere alla rete pubblica resta concreto.

E qui emerge il nodo politico più sensibile: chi paga?

Se i costi di adeguamento delle reti, di nuove centrali o di potenziamento delle infrastrutture ricadessero anche solo in parte sulle tariffe regolate, le famiglie potrebbero trovarsi a finanziare indirettamente la corsa all’AI. L’impegno annunciato alla Casa Bianca mira proprio a disinnescare questa critica. Ma senza meccanismi chiari e verificabili, il timore di aumenti in bolletta non può essere escluso.

Una strategia industriale o una mossa elettorale?

L’iniziativa arriva in un anno elettorale, in un contesto in cui l’aumento del costo della vita resta un tema centrale per l’elettorato americano. L’energia è una componente sensibile della spesa domestica e l’idea che l’AI, percepita da molti come un vantaggio per pochi, oltre che una minaccia sociale in alcuni casi, possa far salire le bollette è politicamente esplosiva.

Il rischio è che il “pledge” sia più un’operazione di comunicazione che una vera strategia industriale coordinata tra governo federale, Stati e utility locali.

La crescita dei data center è destinata a proseguire. L’AI generativa richiede potenze di calcolo enormi, cluster sempre più grandi, raffreddamento intensivo. Ogni nuova ondata tecnologica porta con sé un’ombra energetica.

La vera domanda non è se le Big Tech costruiranno qualche impianto dedicato, ma se il sistema elettrico americano (ma il problema può anche essere europeo e italiano quindi) sia pronto a sostenere una domanda in aumento esponenziale, senza scaricare i costi sui cittadini.

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