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Data Center, dalla Camera ok a delega al Governo. Ma la Lombardia si fa la sua legge

Dalla Camera c’è l’ok alla “Delega al Governo per la disciplina, la realizzazione e lo sviluppo” dei data center in Italia

L’Aula della Camera ha approvato, con 243 voti a favore e 6 astenuti, il testo unificato per i data center sul territorio nazionale attraverso la “Delega al Governo per la disciplina, la realizzazione e lo sviluppo dei centri di elaborazione dati”.
Il testo passa ora all’esame del Senato.

In questo modo, si delega il Governo ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, i decreti legislativi per la disciplina dei centri di elaborazione dati, per il coordinamento delle procedure per la loro realizzazione e organizzazione.

Il provvedimento punta a rafforzare la rete elettrica nazionale per garantire la concreta attuazione dei programmi di sviluppo infrastrutturale e a introdurre criteri di priorità che favoriscano l’accesso alla rete da parte dei progetti relativi ai centri di elaborazione dati (Ced).

La legge mira inoltre a facilitare la trasformazione digitale delle pubbliche amministrazioni e delle imprese, migliorando l’offerta di servizi ai cittadini. Il testo unificato punta a fornire un inquadramento normativo di questo settore strategico per lo sviluppo economico e tecnologico del Paese.

Nella nuova disciplina viene posta attenzione, in un’ottica di crescita del settore dei data center e di attrattività degli investimenti, alle semplificazioni amministrativa, al consumo del suolo e al consumo energetico.

Pastorella (Azione): “Normare questo settore vuol dire ascoltare i comuni sul territorio

Normare questo settore non vuol dire ascoltare le big tech, ma soprattutto i comuni sul territorio. Nel vuoto normativo si sono mossi in ordine sparso alcune Regioni, il MIMIT e il MASE, mentre l’incertezza ha portato altrove molti operatori. Ora invece abbiamo una legge completa: tiene conto dei grandi data center e degli edge, delle specificità del Paese come siti dismessi da riqualificare e cavi sottomarini, introduce iter autorizzativi unici, aiuta gli enti locali, chiede di rinforzare la rete elettrica e le competenze per il settore”, ha dichiarato Giulia Pastorella, deputata e vice presidente di Azione, prima firmataria della legge delega al governo in materia dei centri di elaborazione dati, approvata oggi alla Camera all’unanimità.

Sappiamo che i data center – ha proseguito Pastorella – sono determinanti per innovazione e Intelligenza artificiale. In Italia tra il 2023 e il 2025 sono stati investiti 7 miliardi di euro, ma è solo il 68% di quanto previsto. Abbiamo perso il 32% degli investimenti anche per il ritardo della normativa che stiamo approvando oggi”.

Casu (PD): “L’Italia deve trovare la sua autonomia tecnologica

Seppure con molto ritardo, la Camera definisce un importante punto di partenza condiviso per lo sviluppo dei centri di elaborazione dati”, ha affermato il deputato e vicepresidente in Commissione Trasporti, Andrea Casu (PD).

È giusto che la regolamentazione parta dal Parlamento con una legge delega e non per decreto, perché è in gioco una questione politica, globale e nazionale: i data center non devono diventare cattedrali nel deserto gestite da remoto, ma fucine di innovazione per favorire lo sviluppo economico, sociale, ambientale e democratico”, ha proseguito Casu.

Ci batteremo affinché l’Italia difenda sempre l’interesse nazionale e i data center non diventino i porti franchi delle nuove compagnie delle indie. L’Italia deve trovare la sua autonomia tecnologica per proteggere nell’interesse nazionale, da un lato, la sicurezza dei dati e dall’altro l’attrattività degli investimenti. Grazie ai data center nel 2025 la Francia ha saputo attrarre 69 miliardi di dollari di investimenti a fronte dei 5 del nostro paese”, ha precisato Casu.

Data Center, Regione Lombardia procede in autonomia con una proposta di legge regionale

Resta da capire, a questo punto, perché la Regione Lombardia si stia muovendo in autonomia per una legge regionale. Tanto più che da oggi c’è il via libera della Camera alla legge delega, che impegna il Governo a legiferare in materia di Data Center a livello nazionale.

Questa via di fuga in Lombardia ha un significato politico?

E’ una sorta di smacco politico della politica locale nei confronti delle lungaggini di Roma?

La Lombardia non si fida dei tempi lunghi della politica nazionale e sceglie così una scorciatoia locale, inevitabilmente a macchia di leopardo, a scapito di una norma nazionale?  

Certo, in caso di conflitti fra normativa nazionale e regionale c’è il Tar che decide.

“Abbiamo deciso di intervenire per colmare un vuoto normativo, sia nazionale che regionale, per un settore di crescente importanza. Una realtà che per svilupparsi, necessita di regole del gioco certe. Nonostante l’elevata rilevanza economica, tecnologica e strategica del settore, i centri di elaborazione dati, i cosiddetti Data Center, non risultano ancora oggetto di una disciplina normativa unitaria né a livello nazionale né regionale. Per questo come Commissione regionale siamo impegnati in queste settimane in un confronto con tutti gli operatori e i soggetti interessati, al fine di approfondire e definire un provvedimento legislativo che risponda nel miglior modo possibile alle esigenze che sono emerse”. Lo ha sottolineato il Presidente della Commissione regionale Territorio, Infrastrutture e Mobilità Jonathan Lobati (Forza Italia).

Gli obiettivi della Regione Lombardia: il 60% delle richieste di nuovi insediamenti sono in Lombardia

Il progetto di legge in discussione in Commissione, intende perseguire precisi obiettivi, tra cui

“Con questo provvedimento vogliamo dare coordinate certe al settore in Lombardia -ha aggiunto il Presidente Lobati-. Cerchiamo quindi di creare le condizioni per evitare i contrasti sulle realizzazioni dei Data Center. Quelli che potrebbero crearsi qualora i progetti per la loro realizzazione vadano a incidere sullo sviluppo urbanistico, su quello delle aree verdi, sulla disponibilità di terreno utile per l’agricoltura e rispondano alle esigenze del mondo economico”. Jonathan Lobati ha, infine, ricordato che oltre il 60% delle richieste nazionali per il loro insediamento sono in Regione Lombardia.

Il mercato italiano dei data center

I data center sono riconosciuti come essenziali per l’erogazione di risorse e servizi digitali, perché abilitano un ampio spettro di funzioni di interesse generale e quotidiano, tra cui lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale, l’accesso ai servizi comunali online e al fascicolo sanitario elettronico, l’utilizzo di social network, piattaforme di commercio elettronico e siti internet.

L’area europea, pur registrando un progressivo rallentamento nei tradizionali poli infrastrutturali (FLAPD –Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino), vede emergere nuovi hub di sviluppo, fra i quali si distingue l’Italia per crescita di investimenti e attrattività strategica, anche grazie alla propria collocazione geoeconomica nel bacino del Mediterraneo.

In questo contesto, il mercato italiano prosegue nel proprio percorso di crescita: nel triennio 2023–2025 risultano investiti 7,1 miliardi di euro per la costruzione, l’approntamento e il riempimento di apparecchiature IT dei nuovi Data Center.

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