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Data Center, cancellata la discriminazione su quelli già esistenti e no a fondi pubblici per i soli progetti dei privati

Data center e rete elettrica: le regole cambiano

Il decreto Bollette approvato in Cdm semplifica le autorizzazioni per i data center. Prevede un procedimento unico. Fino a 300 MW decide la Regione, sopra i 300 MW decide il MASE. L’obiettivo è accelerare gli investimenti senza perdere il controllo ambientale. Il provvedimento fissa un termine perentorio di dieci mesi per concludere l’iter, comprensivo di valutazioni ambientali e paesaggistiche.

Parallelamente, si impone una maggiore trasparenza nella gestione della rete:
• Terna sarà obbligata a mappare e pubblicare la capacità residua della rete di trasmissione, permettendo agli investitori di sapere in anticipo dove è possibile connettere nuovi impianti.
• Si aprono i primi quadri regolatori per la cattura e lo stoccaggio della CO2 (CCUS), definendo i criteri di accesso alle infrastrutture di trasporto per le industrie “hard-to-abate”.

Peritore (AIIP): “Inclusi nel provvedimento anche i data center esistenti”

“Mi sembra un testo che fa proprie le posizioni che AIIP ha espresso nel tempo nel dibattito sui data center in merito alla necessità di includere nei provvedimenti, senza creare disparità, anche i data center già esistenti (ampliamenti), e di non incidere sulla finanza dell’amministrazione pubblica per infrastrutture ad uso esclusivo di progetti privati”. Così il Presidente dell’AIIP Giuliano Peritore, che trova “curiosa forse l’agevolazione per utenze oltre i 200kV che posso immaginare riguardi un numero estremamente ridotto di progetti, che tra l’altro hanno risorse finanziarie non indifferenti per gestire gli adempimenti burocratici”.

Legge delega, ancora un rinvio di due settimane al 24 febbraio

In parallelo al decreto legge del Governo, il Parlamento sta lavorando alla legge delega. La calendarizzazione è stata rinviata di due settimane al 24 febbraio, in attesa del parere della Commissione Bilancio, che peraltro aveva già stoppato il provvedimento a settembre scorso per mancanza di coperture.

Per migliorare il testo, chiedendo di cancellare alcune storture e discriminazioni, Key4Biz nella prima settimana di agosto scorso aveva iniziato una campaign con una serie di interviste a partire dal relatore del testo Vincenzo Amich (FDI), poi con i primi firmatari delle altre proposte di legge poi confluite nel testo unico, come Antonino Iaria (M5S) e Giulia Pastorella (Azione), passando poi con Andrea Casu (PD) “Non costruire la scorciatoia per qualcuno” fino ai rappresentanti di AIIP, in primis con il suo presidente Giuliano Peritore “La norma favorisce le Big Tech e dà il colpo di grazia all’ecosistema italiano dell’innovazione” e poi con Antonio Baldassara “La norma un escamotage per favorire i ‘palazzinari’ tecnologici”.

A dicembre scorso, 4 mesi dopo la pubblicazione dei nostri articoli, possiamo dire che i frutti sono stati raccolti.

Data Center, le 4 novità:

  1. Non più “deroga alle norme e agli strumenti urbanistici, ma “semplificazione della normativa urbanistica”.
  2. i data center esistenti non vengono più esclusi dall’ambito di applicazione della legge. Inizialmente, erano stati tagliati fuori. Una follia.
  3. Per cui, se nei decreti attuativi dovesse essere istituito un beneficio questo dovrà essere anche a favore dei data center esistenti, ossia a chi ha già investito in Italia per realizzare i data center.
  4. Sul codice ATECO è stata effettuata una correzione di forma. Prima era esclusivo per la “costruzione e indirettamente potenziamento” ora è esplicito che riguarda anche “ampliamento o gestione”.

Vedremo ora come andrà a finire.

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