“Oggetti” (droni bomba?) colpiscono i data center AWS negli Emirati Arabi Uniti e nel Bahrain, non era mai accaduto prima
I data center diventano infrastrutture strategiche in tempo di guerra. E nella nuova fase del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, iniziata il 28 febbraio 2026 con gli attacchi congiunti su Teheran e proseguito con le rappresaglie iraniane contro obiettivi nella regione del Golfo, anche le infrastrutture digitali entrano nel perimetro delle operazioni militari.
Amazon Web Services (AWS), la divisione cloud di Amazon, ha reso noto che proprie strutture negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrain stanno registrando gravi problemi di alimentazione elettrica e connettività. Secondo quanto comunicato dalla stessa AWS sulla propria dashboard di stato, nella regione ME-CENTRAL-1 (Emirati Arabi Uniti) si è verificata un’interruzione significativa.
Blackout e problemi di connettività dopo raid nella regione
“Alle 5:19 am PST (17:19 negli Emirati) del 1° marzo”, la società ha segnalato che “problemi di connettività e alimentazione avevano colpito API e istanze in una singola Availability Zone”, identificata come mec1-az2, a causa di un problema elettrico localizzato.
In un aggiornamento successivo riportato da Business Insider, alle 9:41 del mattino ora del Pacifico (21:41 negli Emirati), AWS ha fornito maggiori dettagli: “Attorno alle 4:30 del mattino ora del Pacifico (16:30 negli Emirati), una delle sue Availability Zone, identificata come mec1-az2, è stata colpita da oggetti che hanno impattato contro il data center”.
Il ritorno alla piena operatività della zona colpita avrebbe richiesto diverse ore, mentre le altre Availability Zone della regione risultavano regolarmente funzionanti.
Nei successivi aggiornamenti rilanciati dal quotidiano locale Khaleej Times, AWS ha precisato di essere a conoscenza del fatto che “alcuni clienti stavano riscontrando errori nelle chiamate alle API di EC2, in particolare nelle API di rete. come l’assegnazione e l’associazione di indirizzi IP, la descrizione delle tabelle di instradamento e delle interfacce di rete”, assicurando di essere al lavoro su più fronti per mitigare i problemi.
Difficile stabilire i tempi di ripristino
“Alle 18:01 ora del Pacifico (6:01 del mattino negli Emirati del 2 marzo)”, l’azienda ha dichiarato di non disporre ancora di una stima sui tempi per il ripristino dell’alimentazione, raccomandando ai clienti che ne avessero la possibilità di “utilizzare Availability Zone alternative o altre regioni AWS”.
Con il passare delle ore, però, come precisato da lanci di agenzia di Al Jazeera, AWS ha comunicato di stare indagando su “ulteriori problemi di connettività e su un aumento del tasso di errori nella regione ME-CENTRAL-1”.
AWS non ha specificato la natura degli “oggetti” che hanno colpito la struttura. Interpellata da Reuters sulla possibile connessione tra l’incidente e gli attacchi iraniani nella regione, la società non ha confermato né smentito un collegamento diretto.
Per la prima volta nella storia i data center sono obiettivi militari
Tutti ovviamente risponderebbero “certo”, ma questa notizia potrebbe essere la prima del suo genere nella letteratura di settore. Quando AWS parla di “oggetti” che hanno colpito un data center, usa una definizione volutamente generica, perché nei manuali di comunicazione aziendale non esiste un protocollo per uno scenario del genere.
“È la prima volta nella storia che un data center di un grande hyperscaler viene fisicamente colpito durante una guerra. In ogni presentazione sull’architettura cloud, in ogni consiglio di amministrazione, la sicurezza fisica è sempre stata declinata in termini di recinzioni perimetrali e controlli biometrici. Non in termini di difesa antimissile, o di sistemi anti-drone. Non di spegnimento incendi in tempo di guerra mentre l’edificio accanto viene investito da ordigni”, spiega in una nota social l’analista indipendente Shanaka Anslem Perera.
In questo scenario, anche le infrastrutture digitali diventano vulnerabili. Un’Availability Zone, come ricorda la stessa Amazon, è composta da uno o più data center fisici connessi tra loro, ma isolati rispetto alle altre zone della stessa regione cloud. Negli Emirati AWS dispone di tre Availability Zone, mentre il Bahrain ospita una delle regioni cloud strategiche per il Medio Oriente.
Il Jerusalem Post ha riportato che la struttura sarebbe stata utilizzata anche dalle forze armate israeliane. Se la circostanza fosse confermata, l’eventuale targeting iraniano di infrastrutture cloud a uso duale trasformerebbe ogni data center situato in aree prossime a un conflitto da asset civile a obiettivo militare. La distinzione tra infrastruttura digitale e infrastruttura della difesa si assottiglierebbe fino a scomparire.
Quanto il teatro di guerra si allarga e ‘scompiglia’ la geografia delle infrastrutture digitali
La geografia, in questo scenario, diventa decisiva. AWS aveva scelto gli Emirati Arabi Uniti per la propria regione Medio Oriente proprio per la stabilità politica, la connettività internazionale e la vicinanza ai clienti enterprise del Golfo. Una scelta strategica fondata sull’idea che Dubai e Abu Dhabi fossero hub sicuri e prevedibili. Quell’assunto è stato messo in discussione quando droni iraniani hanno colpito il Burj Al Arab, l’area portuale di Jebel Ali e una struttura che ospita carichi di lavoro per governi, banche e — potenzialmente — operazioni militari.
Il rischio di concentrazione è evidente, ha sottolineato Perera nel suo post: “AWS, Microsoft Azure e Google Cloud operano tutte regioni Medio Oriente concentrate nello stesso corridoio geografico che ora è diventato un teatro di guerra attivo. Oracle dispone di infrastrutture a Dubai. Ogni impresa che esegue workload critici in queste regioni sta rivalutando piani di disaster recovery che fino a pochi giorni fa erano classificati come eventualità teoriche”.
Che ne sarà dei servizi cloud nella regione? Fino a che punto le infrastrutture digitali saranno coinvolte?
AWS ha invitato i clienti a spostare i carichi di lavoro su altre Availability Zone o su altre regioni. La resilienza del cloud si fonda proprio sulla distribuzione geografica e sulla ridondanza. Tuttavia, se il conflitto dovesse estendersi o coinvolgere infrastrutture energetiche su larga scala, la continuità operativa potrebbe diventare più complessa.
L’episodio negli Emirati segna un passaggio simbolico: la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran non si combatte solo nei cieli e nei siti militari, ma anche nello spazio digitale e nelle infrastrutture critiche.
Come ha spiegato ad Al Jazeera Geist Pinfold, docente di sicurezza internazionale al King’s College di Londra: “I droni Shahed sono molto, molto economici e facili da produrre. Dal punto di vista degli stati del Golfo, la questione strategica centrale è capire cosa succederà quando le scorte antimissile inizieranno a diminuire“.
Energia, telecomunicazioni, porti, aeroporti e ora data center diventano nodi sensibili di un conflitto che intreccia dimensione militare, economica e tecnologica. La domanda non è più se le infrastrutture digitali possano essere coinvolte, ma fino a che punto lo saranno.
