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Dall’Internet delle Cose all’Internet delle Orecchie. Se i muri di casa sono pieni di sensori

Che i muri abbiano orecchie è un proverbio vecchio come il cucco, ma ora con l’avvento di Internet queste orecchie potrebbero essere non più quelle di vicini troppo curiosi, ma quelle di sensori inseriti all’interno delle pareti di casa e ufficio per “ascoltare” e registrare ogni nostro movimento.

L’Internet delle cose sta per decollare a pieno ritmo, con l’avvento del 5G e la nuova era degli oggetti connessi che promette di cambiare alla radice tutti i segmenti delle nostre vite. Dalle nuove applicazioni smart home, alle nuove applicazioni legate al mondo dei media e del telecontrollo dei consumi domestici fra smart metering e sistemi di illuminazione gestiti da remoto. Ma i ricercatori della Case Western Reserve University, scrive il sito specializzato New Atlas, sono già un passo avanti e stanno sperimentando letteralmente l’”Internet delle orecchie” (“Internet of ears”), una nuova generazione di potenziali applicazioni domestiche, basate sulla presenza di sensori incapsulati nelle pareti degli edifici, in grado di “ascoltare” e monitorare i movimenti, le vibrazioni e i suoni generati dalle persone (ma anche degli animali domestici) che si muovono all’interno di una stanza o di un ambiente.

I muri hanno orecchie (digitali)

Questa la sperimentazione condotta da Ming-Chun Huang e Soumyajit Mandal, i due ricercatori della Case Western Reserve University che grazie a sensori inseriti nei muri stanno studiando come applicare la possibilità di registrare i movimenti e i sottili cambiamenti che si registrano intorno al campo elettrico che ciascuno di noi produce con la sua semplice presenza in un luogo chiuso.

In poche parole, grazie ai sensori presenti all’interno dei muri, è possibile registrare l’andatura di un corpo umano e ogni movimento che si verifica in un luogo chiuso. Il principio è simile a quello che regola il funzionamento di un orecchio, in grado di registrare le vibrazioni decifrate poi per determinare determinati movimenti che si verificano intorno a noi.

La semplice presenza di una persona in una stanza produce un campo elettrico a 60 Hz costanti intorno a noi, che di fatto siamo dei conduttori elettrici. Ogni mutamento nel campo elettrico, basta il respiro, provoca un disturbo del campo elettrico, misurato il quale si può determinare cosa succede in una stanza.

Nulla di rivoluzionario, visto che gli effetti umani sul campo elettromagnetico è già stato oggetto di precedenti ricerche da parte della University of California, utilizzato a scopi di sorveglianza tramite WiFi.

Dal monitoraggio dei consumi alla stabilità degli edifici

Fra le potenziali applicazioni dell’Interne delle orecchie, il monitoraggio del consumo elettrico in relazione a quante persone si trovano in uno stesso palazzo, ma anche in rapporto a quante persone si trovano nella stessa stanza in un dato momento. Un primo vantaggio potrebbe quindi essere un sistema di efficientamento dei consumi energetici, per la regolazione di riscaldamento e luci, visto che il sistema è in grado di adattarsi ai moventi degli esseri umani da una stanza all’altra, allocando l’energia in maniera più efficiente, sostengono i ricercatori.

Un’altra applicazione potrebbe riguardare la sicurezza degli edifici, in particolare in zone altamente sismiche, a rischio terremoto e uragani. I sensori potrebbero registrare i movimenti o la semplice presenza di persone in un edificio e misurare l’integrità strutturale e i livelli di sicurezza. In questo modo, si potrebbe stabilire se un peso eccessivo sulla struttura di un edificio rischia di creare problemi di stabilità in base alla presenza e alla distribuzione delle persone in diversi luoghi dell’edificio.

Dal Grande Fratello al Grande Orecchio. E la privacy?

Certo, potenziali problemi di privacy sono dietro l’angolo. L’Internet delle orecchie potrebbe essere programmato per riconoscere l’andatura specifica di una persona che si muove fra le pareti di un edificio ma anche per segnalare la presenza di estranei. Con il vantaggio di essere invisibile, diversamente da una telecamera, e di individuare così potenziali intrusi in incognito dalle pareti.

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