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Dalla fase due del 5G al futuro 6G, tra dieci anni una velocità di rete misurata in terabyte al secondo

infrastrutture

Il nuovo standard di rete mobile 5G ha iniziato dall’anno scorso il suo processo di realizzazione su scala sempre più vasta. Eppure già si guarda più lontano, ad almeno dieci anni di distanza, con il 6G.

Si è partiti da singoli edifici, centri commerciali, strutture sportive e stazioni di treni e aeroporti per raggiungere dimensioni più estese delle prime reti commerciali, come interi quartieri e distretti industriali e dello shopping.

Il 5G è l’innovazione più rilevante degli ultimi anni e ne apprezzeremo maggiormente la portata quando saranno attivati ulteriori hot spot e realizzate nuove infrastrutture di rete per aumentarne la capillarità. Una tecnologia capace di raggiungere valori di picco di 20 Gbps, con un elevata copertura, efficienza del segnale, latenza estremamente ridotta.

Ogni dieci anni una novità tecnologica scuote dalle fondamenta le telecomunicazioni. Motivo per cui è facile pensare che entro il 20230 avremo a che fare con l’altra grande novità, ancora in fase embrionale al momento, il 6G.

Il white paper

Nel White paper5G evolution – on the path to 6G”, pubblicato da Rohde&Schwarz, si illustra il percorso di crescita dell’innovazione, dividendolo in fase uno (Release 15), fase due (Release 16) e fase finale (Release 17), prevista per la fine del 2021.

Ad ogni fase corrispondono diverse applicazioni del nuovo standard. Ad esempio, la fase due corrisponderebbe all’attuale momento storico che stiamo vivendo, che a causa del Covid-19 sicuramente sarà posticipata con tutta una serie di sperimentazioni e lanci.

Tra questi, ci sono i test per le auto a guida autonoma e connesse in rete (vehicle-to-everything o V2X), ma anche diverse classi di servizio del 5G, come l’eMBB (enhanced Mobile Broadband), le URLLC (Ultra Reliable Low Latency Communications) e le mMTC (massive Machine Type Communications).

L’URLLC si costituisce delle applicazioni che sfruttano la bassissima latenza del 5G, come la gestione delle smart grid energetiche o dell’automazione Industry 4.0 (tra cui l’Industrial Internet of Things), l’utilizzo di veicoli a guida autonoma e della telemedicina (robotica chirurgica).

Futuro 6G

Il 6G sarà invece un momento di ulteriore balzo in avanti delle comunicazioni tra umani e tra macchine, con la tecnologia degli ologrammi, gli ambienti multisensoriali, la comunicazione su standard di decine di gigabit al secondo (Gbps) e un’intelligenza artificiale ancora più sviluppata e più pervasiva.

Cina e Giappone sono i Paesi che più di altri stanno già investendo molto sul prossimo standard di rete mobile 6G. Si ipotizzano velocità (teoriche) nell’ordine di un terabyte al secondo (Tbps), qualcosa come 8 mila volte più veloce dello stesso 5G.

Da qui si parte per ideare nuove interfacce più semplici, naturali ed efficaci cervello-computer, per spingere il segnale anche nelle profondità oceaniche (copertura subacquea), per implementare le comunicazioni “non terrestri” come il satellite (terreno su cui potrebbe integrarsi anche il futuro 7G), per rendere la robotica ancora più avanzata e sicura, anche per lavorare in mezzo agli uomini e con gli uomini, per utilizzare quanto prima il quantum computing.

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