Key4biz

Dal diritto d’autore al sostegno statale allo spettacolo: molti interventi, ma confusi

Ieri mattina, come abbiamo ben segnalato su queste colonne, la “collecting” Artisti7607 ha tenuto una conferenza stampa – particolarmente interessante – per denunciare, sulla base di un set di dati (deficitario ma comunque prezioso), come, all’aumento esponenziale in “streaming” della diffusione di opere audiovisive protette, non corrisponda il dovuto riconoscimento dei diritti di chi le interpreta (vedi “Key4biz” del 15 aprile 2021, “Netflix, artisti al Governo: “Limitare strapotere Ott. Niente equo compenso con lo streaming”).

Oggi pomeriggio, con modalità semi-clandestine (e soltanto una media di 120 connessi nella diretta Fb del Pd), il Partito Democratico ha promosso un incontro online, intitolato “Una nuova stagione. Cultura e spettacolo dopo la pandemia”, promosso dal parlamentare Matteo Orfini (già Presidente del Pd dal 2014 al 2019, e già promotore della corrente di minoranza dei “Giovani turchi”), insieme ai colleghi Francesco Verducci, Roberto Rampi, Fabio Melilli, Rosa Maria Di Giorgi, ed al neo Responsabile Cultura del Pd, Filippo Del Corno (Assessore alla Cultura del Comune di Milano, oggi al suo esordio pubblico nella segreteria voluta dal nuovo leader del Partito Enrico Letta).

Sono stati coinvolti alcuni esponenti di varie associazioni ormai attive come “agitatori” del settore, da Stefano Scherini di Unita a Federico Rasetti di KeepOn a Giuseppe Sangiorgi del Mei (Meeting delle Etichette Indipendenti) per arrivare alla storica confindustriale Agis, nella persona del Presidente Carlo Fontana…

Quel che è emerso fin dai primi interventi, è come il settore dello spettacolo dal vivo (in particolare attori ed attrici ma anche i musicisti per quanto riguarda i concerti e le attività “live”) sia assolutamente insoddisfatto dei risultati degli interventi del Governo ovvero dei provvedimenti che dovrebbero / avrebbero dovuto lenire le conseguenze gravissime della pandemia Covid-19.

Il problema riguarda in particolare i cosiddetti “intermittenti”, ovvero, più in generale, coloro – e sono la maggior parte – che hanno occasioni di lavoro atipiche, saltuarie ed occasionali (con variegate tipologie contrattuali) nel settore dello spettacolo e, più in generale, nel sistema culturale. Alcuni stimano che, su circa 1 milione di lavoratori del settore spettacolo, forse soltanto un terzo ha contratti a tempo indeterminato, ma temiamo che queste quantificazioni pecchino di ottimismo.

Non esiste una analisi approfondita ed una accurata mappatura dell’economia del lavoro nel settore della cultura e specificamente dello spettacolo in Italia: ne deriva che anche forme di sostegno e di ristoro finiscono per non raggiungere gli obiettivi che pure si pongono. Non conoscendo bene il “target”, come si può intervenire in modo efficiente, efficace, equo? È tecnicamente impossibile.

Gli interventi del Governo – tra esecutivo guidato da Giuseppe Conte ed esecutivo a guida Mario Draghi – sono stati tanti e variegati, come può essere ben compreso leggendo il dossier pubblicato il 16 marzo 2021 dal Servizio Studi della Camera dei Deputati, “Le misure adottate a seguito dell’emergenza Coronavirus (Covid-19) per il settore dei beni e delle attività culturali”.

Emerge però, anche da questo documento, l’assenza di una visione sistemica e strategica.

Gli interventi sono stati oggettivamente molti ma parcellizzati e frammentari, e comunque basati su un dataset deficitario.

Sia rispetto alla dimensione imprenditoriale sia rispetto alla dimensione creativa.

Dario Franceschini (Mic): altri 27 milioni di euro a sostegno dello spettacolo dal vivo

Eppure, il Governo continua ad iniettare risorse nel settore. Proprio oggi, un’ora prima dell’inizio della iniziativa del Pd, l’Ufficio Stampa del titolare del Ministero della Cultura Dario Franceschini diramava un comunicato stampa di ulteriore iniezioni di risorse pubbliche, 27 milioni di euro per gli operatori cosiddetti “extra Fus”, arrivando così a 600 milioni il totale dei sostegni allo spettacolo dal vivo: “sono stati destinati ulteriori 27 milioni di euro per sostenere tutte quelle realtà del mondo della musica, del teatro, della danza, del circo e dello spettacolo viaggiante che ancora non attingono alle risorse del Fondo Unico per lo Spettacolo. Ma che lo potranno fare grazie alle nuove regole per il 2021. All’interno di un settore dell’industria creativa italiana particolarmente colpito dalla pandemia, queste realtà, fuori dal perimetro dei sostegni statali ordinari, meritano particolare attenzione, perché esprimono la vitalità, la ricchezza e la diversità del panorama nazionale dello spettacolo”.

Questi danari pubblici saranno destinati ai soggetti “altri” rispetto a coloro che beneficiano del Fondo Unico dello Spettacolo, ma va ricordato che anche sullo stesso “Fus” si lamenta una semi-totale assenza di analisi sull’efficacia dell’intervento dello Stato: a differenza di quel che è stato pur timidamente avviato per quanto riguarda la Legge Cinema e Audiovisivo (vedi “Key4biz” del 10 marzo, “Pubblicata la ‘valutazione d’impatto’ della legge cinema e audiovisivo per il 2019”), non esiste alcuna “valutazione di impatto” in materia. E ciò basti. Il Ministro Franceschini, chiudendo l’incontro Pd di oggi, ha sostenuto che ora si dispone comunque di una sorta di prima “mappatura” dei lavoratori intermittenti e precari, alla luce della richiesta di sostegno che hanno manifestato all’Inps: bene, si tratta di dati che saranno preziosi per future analisi socio-economiche… Il Ministro ha anche confermato quel che oggi il Premier Draghi ha annunciato in conferenza: nelle ‘zone gialle’, dal 27 aprile (in verità Draghi ha sostenuto… dal 26), potranno riaprire cinema e teatri.

In sostanza, volendo cercare un “filo rosso” tra l’iniziativa di ieri di Artisti7607 e quella odierna del Partito Democratico, emerge l’assenza di un dataset adeguato a comprendere al meglio i meccanismi di funzionamento dell’economia e della sociologia del sistema culturale nazionale.

L’European Producers Club (Epc) stila un codice del rapporto tra produttori e piattaforme

Quello del “buco informativo” è un problema essenziale, fondamentale, nodale.

Se ne ha conferma anche in un interessante documento che è stato segnalato oggi dalla newsletter specializzata “CineGuru”, in un articolo firmato da Marco Triolo, intitolato “Nasce il Codice Fair Practices per i contratti tra piattaforme streaming e produttori indipendenti”: l’European Producers Club (Epc), associazione con sede a Parigi fondata nel 1993 che conta 130 membri, tra produttori cinematografici e televisivi, in tutta Europa, ha stilato un “codice” in quattro punti che mira a creare rapporti di lavoro più equi tra i produttori indipendenti e le compagnie “streaming”. Se ieri segnalavamo il problema degli attori, che denunciavano l’assenza di informazioni adeguate al buon governo del settore (ed anche all’avvio di trattative documentate), la questione si ripropone anche per i produttori audiovisivi…

La Epc segnala che un diffuso sentimento di paura crescente tra i produttori indipendenti, che, sempre più spesso, si sentono ridotti al ruolo di “produttori a noleggio”, in quanto le piattaforme “streaming” richiedono la cessione totale dei diritti di un film o una serie in cambio del finanziamento.

L’associazione sostiene che questo processo cozza con i valori dei produttori indipendenti, che investono tempo e denaro per sviluppare progetti, scoprire talenti e acquisire proprietà intellettuali, ma, nel nuovo scenario mediale, tendono a correre il rischio di perdere sempre più i diritti quando chiedono i finanziamenti alle compagnie “streaming”. Ciò impedisce loro di costruire quelle “librerie di diritti” (le cosiddette “library”) i cui ricavi vengono normalmente investiti in altri progetti.

Il problema essenziale dell’enorme “buco informativo”

Questo problema è una questione essenziale anche nell’economia dei rapporti tra i produttori cinematografici e audiovisivi italiani con le emittenti televisive, prima ancora delle piattaforme “streaming”.

Ed è un problema che purtroppo in Italia non è mai stato affrontato in modo serio ed approfondito, nemmeno dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), che pure un qualche timido tentativo l’aveva avviato, anni fa (2015), con una “Indagine conoscitiva sul settore della produzione audiovisiva”, pubblicata nel 2016.

Francesco Verducci (Pd): una legge per definire chi è un “produttore indipendente”

In argomento, va segnalato che Francesco Verducci (Vice Presidente Pd della Commissione Cultura) ha reso noto la settimana scorsa una proposta di legge deposita in Senato il 23 marzo 2021 sulla definizione di “impresa indipendente” e di “produttore indipendente” del cinema e dell’audiovisivo, intitolato “Norme per il riconoscimento e il sostegno delle imprese cinematografiche e audiovisive indipendenti” (il testo dell’Atto Senato n. 2147 non è ancora ad oggi disponibile sul sito web del Senato). Ha sostenuto il senatore “dem”: “è importante sostenere le imprese indipendenti per evitare che monopoli e distorsioni del mercato le cancellino. Bisogna difendere una rete di idee e talenti fondamentale per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese. Occorre “democratizzare” e rendere maggiormente diversificata e plurale sia la creazione sia la fruizione dei contenuti audiovisivi multimediali. Altrimenti essi rischiano di essere relegati solo a dinamiche di mercato fortemente influenzate dalle multinazionali dell’intrattenimento. Per questo non può essere sufficiente limitarsi ad interventi emergenziali o a misure di protezione. Serve quindi un intervento normativo per un cambiamento strutturale che riconosca ‘diversità ed eccezione culturale’ e che superi le attuali criticità. Bisogna correggere storture e posizioni dominanti che impediscono l’accesso a tante energie innovative e creative”. Si ricordi che lo stesso Verducci ha promosso, come primo firmatario, nel dicembre 2020 un altro intervento di proposta normativa, intitolato “Statuto sociale dei lavori nel settore creativo, dello spettacolo e delle arti performative” (Atto Senato n. 2039), il cui iter appare però lento assai (è stato assegnato nel marzo 2021, ma l’iter non è ancora iniziato).

Un articolo del disegno di legge interviene sul riparto del Fondo Cinema e Audiovisivo in relazione ai cosiddetti “contributi selettivi” e alla “promozione”, slegando, e quindi aumentando, le percentuali minime di sostegno a queste due linee di intervento, portandole in un “range” tra il 10 per cento e il 12 per cento solo per i contributi selettivi e in un “range” tra il 6 per cento e l’8 per cento solo per i contributi alla promozione…

Torneremo presto su questa proposta di legge.

Particolarmente interessante uno dei punti del “Codice” dell’European Producers Club (Epc), intitolato “Trasparenza e responsabilità”: “affinché un produttore indipendente riceva informazioni sull’andamento e il successo delle opere che ha prodotto, le piattaforme vod dovrebbero fornire alla società produttrice dati completi e su base regolare riguardo lo sfruttamento dell’opera e in particolare (1.) il numero delle visualizzazioni complessive che l’opera ha generato sulla piattaforma inclusi i dati relativi ai territori maggiori così come (2) informazioni rilevanti e complete riguardo a qualsiasi sfruttamento al di fuori del servizio vod e a qualsiasi ricavo generato da tale ulteriore sfruttamento”.

Dati dati dati… vo cercando. Dati assenti e comunque deficitari.

Nel mentre, il Governo procede nasometricamente.

Clicca qui, per leggere il “Codice di ‘Fair Practices’ dell’European Producers Club (Epc) per le piattaforme video-on-demand quando commissionano nuove opere (“originals”) ai produttori indipendenti, reso noto il 17 marzo 2021.

Clicca qui, per il dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati “Le misure adottate a seguito dell’emergenza Coronavirus (Covid-19) per il settore dei beni e delle attività culturali”, pubblicato il 16 marzo 2021.

Exit mobile version