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Cyberbullismo, l’audizione all’Agia del Moige sul Regolamento Ue 2016/679

Il Moige – Movimento Italiano genitori onlus agisce da 20 anni per la protezione e la sicurezza dei bambini, attraverso azioni di intervento e prevenzione sui problemi dell’infanzia e dell’adolescenza; persegue la tutela dei minori con decisione e in maniera concreta, soprattutto in relazione a tutti i media che possono trasmettere un’influenza significativa sul loro sviluppo psicologico, emozionale e comportamentale; ha l’obiettivo primario di formare ed informare minori e adulti sulla prevenzione al fenomeno del bullismo e del cyberbullismo e a un corretto e responsabile uso della rete.

Pertanto, nostro intento è di proteggere il minore, la sua privacy e la sua immagine nell’ambito dei servizi di social network; stabilire le modalità tramite le quali deve essere prestato il consenso da parte dei genitori ovvero dei rappresentanti legali dei minori (es. i tutori); responsabilizzare i genitori ovvero rappresentanti legali dei minori; promuovere la conoscenza e la comprensione riguardo ai rischi, alle norme, alle garanzie e ai diritti dei minori e dei titolari della responsabilità genitoriale.

Lo studio sul cyberbullismo

I dati della recente indagine sul cyberbullismo ( www.moige.it/indaginecyberbullismo ) curata per il Moige dall’Università La Sapienza di Roma hanno evidenziato quanto sia difficile concettualizzare il cyberbullismo semplicemente come una tipologia del più tradizionale e conosciuto bullismo.

Sono troppe le differenze per non considerare questa particolare azione violenta come fondata su aspetti specifici.

Nella rete i contorni dell’azione violenta assumono connotazioni più sfumate; vi è una totale assenza di limiti spazio-temporali, che rende per la vittima più complicato attuare processi di evitamento. Il cyberbullismo costituisce un ambito vasto, ancora poco conosciuto, che pone evidenti difficoltà in coloro che hanno funzioni educative e formative: famiglia, scuola, ecc…

Sempre più ragazzi rendono accessibile a tutti il materiale, inconsapevoli dei rischi e dei problemi di privacy che genera questo atto.

Infatti, ben 1 ragazzo su 3 rende sempre accessibile “a tutti” il materiale condiviso tramite social e più della metà è consapevole che il materiale condiviso può essere viralizzato da altri;

Ben 9 ragazzi su 10 usano il “telefonino” sia per i social, sia per l’accesso al web, e per un uso essenzialmente ricreativo; solo 2 ragazzi su 10 invece usano “tablet o pc ”specie per un uso di studio e/o lavoro. Il 20% dei ragazzi non riconoscono gravità e trasgressioni delle regole nelle molestie elettroniche.

Interessante, inoltre, il dato che 7 ragazzi su 10 ritengono che le vittime di cyberbullismo debbano parlare con gli amici. In particolare, dal focus è emerso un altro dato preoccupante: diminuiscono enormemente i riferimenti alle relazioni  verticali (genitori, insegnanti, Forze di Polizia, ecc.), anche nei casi in cui un ragazzo venga coinvolto in episodi di cyber-bullismo. I riferimenti relazionali divengono prevalentemente, ovvero ci si orienta quasi esclusivamente, al gruppo dei pari, escludendo le relazioni con il mondo adulto. Questo rende la vittima maggiormente indifesa rispetto a possibili attacchi di molestatori online.

Ancora: ciò che viene percepito come “provocazione” può giustificare condotte persecutorie o di vendetta a vari livelli e senza alcuna attenzione per ciò che prova la vittima.

Per leggere l’intero contributo del MOIGE presentato all’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza clicca qui.

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