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CUP TLC, AIIP denuncia alla Commissione UE: “Minimo fisso rischia di cancellare operatori locali”

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Il Canone Unico Patrimoniale finisce a Bruxelles. AIIP: “Un tributo locale nato per remunerare l’occupazione del suolo pubblico si è trasformato, per effetto del minimo fisso, in una barriera regressiva contro PMI, nuovi entranti e operatori che investono nei territori meno serviti”.

AIIP, Associazione Italiana Internet Provider, ha presentato una segnalazione alla Commissione europea sulla disciplina italiana del Canone Unico Patrimoniale, CUP, applicato alle reti e ai servizi di telecomunicazione. Al centro della segnalazione vi è il meccanismo del canone minimo previsto dall’articolo 1, comma 831, della legge n. 160 del 2019, oggi rivalutato fino a circa 950 euro annui per ciascun ente locale.

Effetti distorsivi

Secondo AIIP, l’applicazione di un importo minimo fisso, indipendente dal numero effettivo di utenze servite, produce effetti sproporzionati e distorsivi, in particolare nei confronti degli operatori territoriali, dei piccoli fornitori di connettività e delle imprese che operano in pochi Comuni o con poche linee attive.

Il paradosso è semplice: un grande operatore con migliaia di clienti in un Comune finisce per pagare un importo sostanzialmente proporzionato alla propria base utenti, mentre un piccolo operatore con poche linee, magari attivate per servire una frazione, una sede secondaria o un’area a domanda debole, può trovarsi a sostenere un costo unitario decine o centinaia di volte superiore.

Peritore: “E’ una tassa al contrario, più sei piccolo più paghi per singola linea”

“È una tassa al contrario: più sei piccolo, più paghi per singola linea”, afferma il Presidente di AIIP Giuliano Claudio Peritore. “Il risultato non è un maggiore gettito stabile per i Comuni, ma l’espulsione dal mercato degli operatori territoriali, il blocco di investimenti marginali ma essenziali, la riduzione della concorrenza e, alla fine, meno scelta per cittadini e imprese”.

La questione si è ulteriormente aggravata a seguito delle più recenti interpretazioni giurisprudenziali e dell’avvio, da parte di numerosi enti e concessionari della riscossione, di richieste di pagamento riferite anche ad annualità pregresse. In molti casi, secondo AIIP, il CUP viene richiesto anche a soggetti che non hanno infrastrutture proprie nel sottosuolo comunale e che acquistano servizi wholesale già attivi da operatori di rete, con un effetto moltiplicativo che rischia di generare contenziosi su larga scala.

“Il problema non è pagare il giusto”, osserva il Vicepresidente AIIP Giovanni Zorzoni. “Il problema è trasformare un canone pensato per l’occupazione del suolo pubblico in un meccanismo cieco, che colpisce allo stesso modo chi ha migliaia di linee e chi ne ha cinque. Se un operatore locale vuole collegare venti clienti in una frazione dimenticata dai grandi, non può essere punito con un gradone fiscale che rende antieconomico l’investimento prima ancora di iniziare”. Nella segnalazione trasmessa in sede europea, AIIP richiama i principi del Codice europeo delle comunicazioni elettroniche e del Gigabit Infrastructure Act. In particolare, l’Associazione ritiene che un onere fisso non commisurato né all’uso effettivo del suolo pubblico, né al numero di utenti serviti, né

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