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Crisi Venezuela, Si è dimesso il direttore dell’Epa Pruitt, Brexit, Dove sono i migranti?

Venezuela, il paese dove un milione di litri di benzina vale quanto una scatoletta di tonno

06 lug 10:58 – (Agenzia Nova) – Il Venezuela, l’iperinflazione sta mettendo in ginocchio milioni di persone. Il presidente Nicola’s Maduro Moros ha recentemente triplicato il salario minimo, fino a tre milioni di bolivares, l’equivalente di meno di un dollaro al mese. Con il supplemento per l’alimentazione, gli stipendi piu’ bassi arrivano a 5,2 milioni di bolivares ma continuano ad essere miseri, poco piu’ di un dollaro al mese. Le paghe non sono sufficienti per comprare da mangiare ma lo sono per la benzina che invece abbonda. Un litro costa appena 6 bolivares per cui, con il salario minimo, si puo’ comprare un milione di litri di carburante ma non una scatoletta di tonno. La benzina mantiene lo stesso prezzo dal 2016, l’unica volta in 20 anni in cui e’ aumentata ma, di fatto, l’iperinflazione ha fissato un costo simbolico che la rende praticamente gratis. Lo scrive “El Pais”, sottolineando che con l’equivalente di un euro e’ possibile comprare 700 mila litri di benzina, con un centesimo 6,8 mila litri. L’assurdita’ dell’economia venezuelana e’ palese se si comparano i costi degli alimenti: una scatola di tonno da 140 grammi costa 6,4 milioni di bolivares, un chilo di carne 5,45 milioni, un chilo di formaggio puo’ arrivare fino a 10 milioni, mentre il pollo al chilo raggiunge i 19 milioni di bolivares.

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Usa-Cina, Trump conferma che i nuovi dazi alle merci cinesi entreranno in vigore a partire da oggi

06 lug 10:58 – (Agenzia Nova) – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha confermato ieri che i nuovi dazi a carico delle merci d’importazione cinesi, ultimo capitolo della guerra commerciale in atto tra Washington e Pechino, entreranno in vigore come da programma alla mezzanotte di oggi (ora locale). Intervistato a bordo dell’Air Force One in volo verso il Montana, Trump ha detto che le nuove tariffe del 25 per cento a carico di 34 miliardi di dollari di merci cinesi saranno seguite da “(altre tariffe per) 16 miliardi di dollari entro due settimane”. Il presidente Usa e’ anche tornato a ventilare la possibile imposizione di dazi su oltre 500 miliardi di dollari di merci Usa, nel caso la Cina continui a rispondere con l’imposizione di contro-dazi, come intende fare gia’ nella giornata di oggi. “Abbiamo 200 miliardi di dollari in sospeso, e poi ne abbiamo in sospeso altri 300, d’accordo? Dunque abbiamo 50 miliardi, piu’ 200, piu’ altri 300”, ha avvertito il presidente. Investitori e aziende, frattanto, si preparano all’impatto dei nuovi dazi, sino alla possibile paralisi del commercio e al blocco delle vendite e delle filiere. Il “Wall Street Journal” scrive ad esempio che un’azienda Usa della chimica ha accelerato le sue spedizioni in Cina per concluderle prima di venerdi’, e una “steakhouse” di Pechino ha tolto la carne di manzo made in Usa dal suo menu’. La Cina ha spostato gli acquisti di soia in Brasile, da cui ha aumentato le importazioni di quasi il 30 per cento rispetto a un anno prima. “Sara’ un giorno buio domani per il commercio globale”, avverte Jorg Wuttke, ex presidente della Camera di commercio dell’Unione europea in Cina. L’incertezza incombe sulle aziende, sulla filiera e sui piani di investimento, ha affermato. Le aziende statunitensi in Cina stanno gia’ segnalando un aumento delle ispezioni nei porti. Sia gli Stati Uniti che la Cina hanno minacciato un secondo round di dazi per un valore di 16 miliardi di dollari.

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Usa, si dimette il direttore dell’Epa Pruitt

06 lug 10:58 – (Agenzia Nova) – Il direttore dell’Agenzia Usa per la protezione ambientale (Epa), Scott Pruitt, si e’ dimesso dal suo incarico dopo le ultime polemiche che hanno investito la sua agenzia, in merito alle presunte influenze. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accettato le dimissioni del funzionario che, come scrive il “New York Times”, non e’ riuscito a superare gli scandali che lo hanno visto protagonista negli ultimi tempi, dai presunti abusi di spesa, viaggi in prima classe e relazioni con i lobbisti. Pruitt, ex procuratore generale dell’Oklahoma che ha costruito la sua carriera grazie alle cause contro l’agenzia che che poi ha guidato, aveva avviato una vasta operazione di smantellamento dell’enorme corpus di normative ambientali dell’era di Obama. Prima che Pruitt presentasse le dimissioni, due membri democratici del Congresso Usa avevano chiesto all’ispettore generale Epa di indagare se il direttore Pruitt avesse commesso un reato federale nascondendo o falsificando presunti resoconti di incontri con rappresentanti dell’industria e lobbisti. In una lettera inviata all’ispettore generale dell’Epa i rappresentanti democratici Don Beyer della Virginia e Ted Lieu della California hanno fatto riferimento all’inchiesta della “Cnn” sui presunti contatti tra funzionari dell’agenzia e lobbisti. La scorsa settimana la stampa statunitense aveva parlato di una serie di incontri avvenuti tra alti funzionati dell’agenzia e alcuni organismi che loro stessi regolamentano e che hanno alimentano non pochi dubbi sulla condotta etica all’interno dell’Agenzia.

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Spagna, Santamaria e Casado vincono il primo round delle primarie Pp

06 lug 10:58 – (Agenzia Nova) – Soraya Sa’enz de Santamari’a (36,9% dei voti) e Pablo Casado (34,3%) si sono aggiudicati il primo turno delle primarie del Partito popolare (Pp), battendo con ampi margini gli altri quattro rivali Mari’a Dolores de Cospedal (25,9%), Jose’ Manuel Garci’a Margallo (1,17%), Jose’ Ramo’n Garci’a Herna’ndez (1,15%) e Elio Cabanes (0,32%). Data l’esigua forbice che separa i due aspiranti presidenti del Pp e candidati alle prossime elezioni politiche, e’ impossibile fare previsioni sull’esito del secondo turno, previsto per il 20 e 21 luglio. Le prossime due settimane saranno dunque ricche di tensioni e negoziati frenetici per i rivali che si spenderanno al massimo per ottenere anche solo una manciata di voti. La notizia rimbalza oggi su tutte le testate spagnole che sottolineano all’unisono il forte desiderio di cambiamento della base del Pp. Con il voto del 5 luglio, infatti, gli iscritti al partito hanno optato per una scenario completamente nuovo rispetto all’eredita’ lasciata dall’ex presidente Mariano Rajoy, che ha rassegnato le sue dimissioni a seguito della mozione di sfiducia che ha portato alla caduta del suo governo. Subito dopo aver conosciuto i risultati, Santamaria, ex numero due della formazione, ha assicurato che avrebbe parlato con tutti i candidati, aprendo alla possibilita’ di un accordo con Casado che eviti il secondo turno. Il vicesegretario alla Comunicazione, dal canto suo, non sembrerebbe pero’ affatto inclina a questa soluzione e, a quanto pare, vorrebbe un accordo con Cospedal per mettere alle corde Santamaria. Cospedal, nonostante la sconfitta, intende far valere i suoi voti. “Non permettero’ che il 26 per cento dei militanti resti fuori”, ha assicurato.

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Mentre infuria la polemica sulle frontiere tra Germania, Austria ed Italia, dove sono i migranti?

06 lug 10:58 – (Agenzia Nova) – Mentre Germania ed Austria si accapigliano sugli immigrati che attraversano le loro frontiere provenienti dall’Italia, al passo del Brennero gli uomini della polizia e della dogana sono sconcertati per la furia di questa polemica politico-diplomatica: lo scrive il quotidiano “The Times”, in un reportage in cui il suo corrispondente, Tom Kington, racconta che nello scorso mese di maggio solo due migranti sono stati intercettati al confine italo-austriaco; e che nel mese di giugno sono stati comunque appena 24, contando quelli trovati nascosti sui treni o nei doppifondi dei TIR, quelli in auto e quelli che hanno cercato di passare a piedi attraverso la montagna. “Checche’ ne dicano i politici”, gli ha detto un funzionario di polizia che ha preferito mantenere l’anonimato, “qui la situazione e’ davvero calma”. Il Brennero e’ la principale via di transito dall’Italia via Austria verso la Germania e gli altri paesi nordici ed in effetti da qui negli anni passati sono transitati decine di migliaia di migranti; ma quando negli scorsi giorni il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha deciso di ripristinarvi i controlli di frontiera, quel flusso migratorio era gia’ ormai ridotto ad un esile rivolo. Quest’anno il numero degli immigrati raccolti nel Mar Mediterraneo davanti alle coste della Libia e portati in Italia e’ calato drasticamente dell’86 per cento; e con ogni probabilita’ diminuira’ ulteriormente visto che il governo populista installatosi a Roma ha vietato l’approdo nei porti italiani alle navi delle organizzazioni non-governative che raccolgono i migranti in mare. Questi controlli al Brennero insomma sono ormai inutili, scrive il giornalista del “Times” sulla scorta delle testimonianze raccolte, ma intanto stanno danneggiando l’economia ed il commercio: “Tutta propaganda politica per raccattare voti sfruttando le paure della gente”, ha sbottato un camionista; ed alla fine a perderci sono i cittadini dei paesi europei. E intanto tra Germania, Austria ed Italia infuria la polemica intramezzata ad incontri diplomatici e proposte di piani bellicosi contro l’immigrazione, come riferiscono diversi altri quotidiani britannici. Ieri giovedi’ 5 luglio il ministro degli Interni tedesco, Horst Seehofer, al termine del suo incontro organizzato in tutta fretta a Vienna con il cancelliere austriaco Kurz, gli ha promesso che nessun migrante respinto alla frontiera della Germania perche’ privo del diritto di chiedervi asilo sara’ rispedito verso l’Austria. Seehofer con questa promessa ha cercato l’appoggio del paese al controverso accordo sulla gestione delle frontiere che lui stesso ha raggiunto nei giorni scorsi con la sua cancelliera Angela Merkel, dopo settimane di aspre polemiche che avevano messo a repentaglio la stessa sopravvivenza del governo tedesco di “grande coalizione”. Quasi contemporaneamente sempre ieri la Merkel rivendicava la “umanita’” dell’Europa nell’affrontare la questione migratoria, rimarcando cosi’ le profonde divergenze emerse nel suo incontro a Berlino con il primo ministro dell’Ungheria, Viktor Orban. L’accordo raggiunto tra il partito Unione cristiano democratica (Cdu) della Merkel e l’Unione cristiano sociale (Csu) di Seehofer prevede la creazione di speciali “centri di transito” alla frontiera austro-tedesca per esaminare celermente le richieste di asilo politico. E l’Italia? Seehofer ha detto che la Germania cerchera’ di stringere accordi bilaterali con Italia e Grecia perche’ si riprendano i migranti, originariamente sbarcati sulle coste italiane e greche, la cui richiesta di asilo venga respinta dai tedeschi e quindi vengano espulsi. Lungi dal partecipare ad un presunto “asse” a tre con Germania ed Austria, l’Italia su questo punto ha interessi diametralmente opposti: in effetti il governo italiano non ha alcun desiderio di vedersi riconsegnare quei migranti che, dopo essere sbarcati sulle sue coste provenienti dalla Libia, hanno poi superato enormi ostacoli e raggiunto quei paesi nordici che erano la meta sin dall’inizio del loro periglioso viaggio; tant’e’ che ha veemente protestato per la chiusura della frontiera del Brennero decisa dall’Austria con motivazioni identiche a quelle dei tedeschi. L’Italia invece vede di buon occhio l’iniziativa del governo di Vienna, che dal 1° luglio scorso ha assunto la presidenza di turno dell’Unione Europea, tesa a rafforzare le frontiere esterne dell’Ue proprio con l’obbiettivo di evitare che altrimenti siano inaspriti i controlli ai confini interni tra paese e paese, e vada in soffitta l’area di libero movimento delle persone consentita dal trattato di Shengen, uno dei pilastri della costruzione dell’Europa unita. Il cancelliere Kurz vorrebbe istituire un’unica agenzia Ue per la gestione e la protezione delle frontiere terrestri e marittime dell’Ue, dotata sin da subito di almeno 10 mila effettivi; ma il progetto, per ora, e’ di la’ da venire.

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Immigrazione, in Francia cresce il numero di richieste d’asilo

06 lug 10:58 – (Agenzia Nova) – Il numero dei richiedenti asilo continua ad aumentare in Francia. Lo scrive “Le Figaro”, che smentisce una serie di “discorsi dominanti” nell’opinione pubblica su questo argomento. Secondo L’ufficio francese per la protezione dei rifugiati e apolidi (Ofpra), nei primi cinque mesi del 2018 il numero delle richieste d’asilo e’ aumentato del 15 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel sistema francese e’ assente la distinzione tra i paesi di provenienza definiti dall’Ofpra “sicuri” e quelli non sicuri. Con la nuova legge sull’immigrazione, l’Ofpra e’ obbligata a trattare una domanda in meno di sei mesi. Nel caso in cui la richiesta venga respinta, e’ possibile presentare un ricorso che in genere sospende la procedura di espulsione. Se dovesse essere respinto anche il ricorso, ci si puo’ rivolgere alla Corte amministrativa d’appello. “La complessita’ dei nostri dispositivi permette ai migranti a cui e’ stato rifiutato il diritto d’asilo di raggiungere i fatidici cinque anni al termine dei quali la circolare Valls del 2012 gli assicurera’ una regolarizzazione quasi automatica” afferma il quotidiano. L’utilizzo dei centri di detenzioni nel 2016 si aggirava attorno al 60 per cento, mentre oggi e’ quasi del 100 per cento. La nuova legge allunga a 90 giorni la durata massima per la detenzione, ma mancano i finanziamenti per sostenere una situazione simile. L’organizzazione delle espulsioni rappresenta un rompicapo per le autorita’. Secondo il quotidiano e’ ormai “impossibile” far uscire dal territorio francese i migranti irregolari, anche a causa delle associazioni che definiscono questi allontanamenti come delle “deportazioni”.

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Francia, il presidente Macron continua a calare nei sondaggi

06 lug 10:58 – (Agenzia Nova) – Il presidente francese, Emmanuel Macron, continua a scendere nei sondaggi. Lo riferisce la stampa transalpina, che riporta i risultati di diverse rilevazioni demoscopiche. Secondo quella pubblicata da “Les Echos”, il capo dello Stato francese ha perso nell’ultimo mese sei punti di consenso, passando dal 40 al 34 per cento. La popolarita’ di Macron in questo momento e’ solamente tre punti superiore a quella dei suoi predecessori, Nicolas Sarkozy e François Hollande, allo stesso punto del mandato. “Le Figaro”, invece, afferma che l’immagine del titolare dell’Eliseo si e’ notevolmente degradata agli occhi dell’elettorato. L’84 per cento dei francesi pensa che il loro presidente “non e’ umile”, otto punti in piu’ rispetto a maggio. Il 75 per cento pensa che sia una persona dinamica, il 74 per cento lo considera come “il presidente dei ricchi” e il 75 per cento pensa che “non e’ vicino alle persone”. In generale, e’ il metodo ad essere criticato, visto che il 74 per cento dei francesi reputa Macron “troppo solitario e personale”. “Alcuni obiettano al fatto che Emmanuel Macron si sia rinchiuso in una torre d’avorio senza ascoltare consiglieri, collaboratori o partner”, afferma Celine Briacq, direttrice generale dell’istituto Odoxa. Il presidente paga inoltre una certa ambiguita’ nel campo sociale che fa temere ai francesi tagli alle politiche di sostegno pubblico.

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Immigrazione, Germania e Austria vogliono chiudere la rotta del Mediterraneo

06 lug 10:58 – (Agenzia Nova) – Germania e Austria vogliono chiudere la rotta migratoria del Mediterraneo in cooperazione con l’Italia. La prossima settimana ci sara’ una riunione dei ministri responsabili di Germania, Austria e Italia prima della riunione dei ministri dell’Interno europei a Innsbruck, per ridurre la pressione delle migrazioni attraverso il Mediterraneo, ha dichiarato il cancelliere austriaco Sebastian Kurz poco dopo l’incontro con il ministro dell’Interno tedesco, il cristiano sociale Horst Seehofer a Vienna. Seehofer ha anche chiarito che il compromesso sull’asilo tra la Cdu e la Csu non dovrebbe comportare svantaggi all’Austria. “Non daremo la colpa all’Austria per gli immigrati, ora o in futuro, per i quali non e’ responsabile”, ha detto Seehofer. Solo coloro che hanno gia’ presentato domanda di asilo devono essere rimandati direttamente in Austria. Secondo il leader politico tedesco, la maggior parte degli immigrati entra nella Ue attraverso la Grecia e l’Italia, motivo per cui devono essere negoziati accordi con questi paesi. Prima della riunione a Vienna Seehofer aveva espresso l’aspettativa di un rapido accordo con l’Austria per il ri-accoglimento dei profughi, ma non c’e’ stato. Il vice cancelliere austriaco Heinz-Christian Strache del partito di destra populista Fpo ha messo in guardia la Germania, prima della riunione a Vienna, dal respingere in Austria i richiedenti asilo. Vienna non stringera’ alcun accordo a spese dell’Austria, aveva sottolineato piu’ volte recentemente il cancelliere austriaco.

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Cosa comporta la vendita di Generali vita per i clienti

06 lug 10:58 – (Agenzia Nova) – La compagnia assicurativa italiana Generali vende la sua controllata tedesca, Generali Leben (vita), con circa quattro milioni di clienti alla compagnia Viridium. E’ il piu’ grande affare di questo tipo in Germania fino ad ora. Generali vita detiene 4,2 milioni di contratti e poco meno di 42 miliardi di euro di investimenti di capitale. Molti clienti sono preoccupati per i loro contratti; tuttavia, come riporta il quotidiano “Handelsblatt” il venditore deve portare a termine i contratti esistenti. Il settore e’ in crisi per il costo di gestione di questo ramo assicurativo. Finora solo l’Arag aveva venduto il suo ramo vita di Francoforte, mentre un gigante come Ergo vi aveva rinunciato. L’Associazione degli assicurati, per bocca del suo presidente Axel Kleinlein, ha messo in guardia dal calo d’interesse per i clienti, cosi’ come Guido Bader, vice presidente dell’Associazione attuariale tedesca (Dav). Il settore ha promesso rendimenti fino al 4 per cento sulle vecchie polizze, e il Bafin richiede elevate riserve per le garanzie sul tasso d’interesse a lungo termine. Generali vita e’ piu’ influenzata dalla fase di basso interesse rispetto alle consociate tedesche Cosmos-Direkt e Aachen-Muenchener Leben. Gli assicuratori possono vendere le polizze senza chiedere il consenso dei proprietari, ma solo previo controllo del Bafin. Il regolatore richiede che i gestori trasmettano almeno il 90 per cento del loro guadagno in conto capitale agli assicurati. Questi ultimi sono stati sconsigliati dal vendere le proprie polizze anche da Ulrich Effenberg, capo del Consiglio di Generali.

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Brexit, ministri ribelli scatenati contro il progetto di accordo commerciale della premier Theresa May

06 lug 10:58 – (Agenzia Nova) – La premier britannica Theresa May stasera dovra’ fronteggiare la peggiore ribellione nel governo contro la sua leadership: e’ questa la notizia di apertura delle prime pagine di tutti i principali quotidiani del paese in edicola oggi venerdi’ 6 luglio. Il quotidiano tradizionalista “The Times”, in particolare, riferisce che sette tra i suoi ministri piu’ euroscettici (i cosiddetti “Brexiteers”) stanno affilando le armi per costringere la premier ad accettare una formula di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea assi piu’ radicale di quanto lei stia invece pianificando. Nella tarda serata di ieri giovedi’ 5 luglio infatti, racconta il “Times”, ben sette importanti membri del governo hanno tenuto una riunione nella sede del ministero degli Esteri a Londra (dicastero retto da uno dei leader dei Brexiteers, Boris Johnson) per mettere a punto la loro strategia in vista della riunione convocata per stasera nella residenza di campagna ai Chequers, in cui la May spera di persuadere l’intero “gabinetto ristretto” a sottoscrivere il piano per il divorzio dall’Ue che lei intende poi presentare alla Commissione europea. Secondo le informazioni raccolte dal giornale londinese, una delle opzioni sul tavolo dei Brexiteers e’ di respingere apertamente e formalmente il piano della May e poi cercare di imporle in alternativa una visione “hard” (“dura”, ndr) della Brexit, basata sul modello del trattato che Bruxelles ha negoziato con il Canada. I ministri euroscettici all’inizio di questa settimana hanno scoperto con orrore che la premier si preparerebbe ad annacquare le sue precedenti prese di posizione ed in pratica a mantenere la Gran Bretagna all’interno del mercato comune europeo. Secondo una versione del piano pervenuta al “Times”, nella riunione di stasera la May spera di convincere i Brexiteers ribadendo il suo impegno a porre fine alla liberta’ di movimento e suggerendo che in tal modo la Gran Bretagna non partecipera’ piu’ al mercato unico dei servizi, un settore che rappresenta l’80 per cento dell’economia del paese. La premier tuttavia nel vertice ai Checquers non intenderebbe spiegare nel dettaglio quale formula ci sara’ al posto della liberta’ di movimento: e questo ha suscitato il sospetto, tra i ministri ribelli, che lei possa poi rimangiarsi la parola quando inizieranno le trattative finali con l’Ue, nell’autunno prossimo. A far infuriare ulteriormente i ribelli, poi, e’ filtrato alla stampa un altro documento del governo, in cui si ammette che il piano della May impedirebbe alla Gran Bretagna di stringere autonomamente un trattato commerciale onnicomprensivo con gli Stati uniti: fino a questo momento, infatti, Downing Street (la sede dell’Ufficio del primo ministro, ndr) sul punto era sempre stato ambiguo, alimentando l’illusione che la Gran Bretagna potrebbe fare un accordo significativo con gli Usa ed allo stesso tempo conservare il pieno accesso ai mercati europei; ora invece e’ chiaro che la premier e’ pronta ad accettare che la legislazione britannica si debba allineare a quella dell’Unione Europea ed ai termini di un futuro trattato commerciale Ue-Usa, rinunciando tra l’altro al ritorno di una frontiera fisica che divida l’Ulster (l’Irlanda del Nod britannica, ndr) dalla Repubblica d’Irlanda (che e’ un paese indipendente e membro dell’Unione Europea, ndr).

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