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Crisi Venezuela, Netanyahu (Israele) parla dell’Europa, Trump contro Session per il Russiagate, La Turchia accusa la Germania di terrorismo

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Venezuela, Dudamel chiede un passo indietro a Maduro e le opposizioni si preparano al cambio “imminente”

20 lug 10:29 – (Agenzia Nova) – “Chiedo caldamente al governo venezuelano di sospendere le elezioni per l’Assemblea nazionale costituente”. E’ l’appello che il celebre direttore d’orchestra venezuelano Gustavo Dudamel rivolge al presidente Nicolas Maduro in un intervento pubblicato sulle colonne del quotidiano spagnolo “El Pais”. Un articolo che ha avuto ampia ripercussione nei media latinoamericani e internazionali vista la celebrita’ della bacchetta e il suo passato di appassionato difensore del governo neosocialista di Hugo Chavez. La speranza di Dudamel e’ quella nutrita dalle opposizioni interne e da molte capitali del continente americano: che Caracas non avvii il processo che dovrebbe portare alla stesura di una nuova Carta costituzionale, su strumento che giuristi e politici ritengono controproducente e basato su premesse incostituzionali. “Il modo in cui le autorita’ del mio paese hanno portato avanti questa misura non fanno altro che rilanciare il conflitto nazionale” scrive Dudamel ricordando che nonostante il referendum informale cui hanno partecipato domenica milioni di venezuelani, l’elettorato non ha potuto “esprimersi liberamente” e dire “attraverso i canali istituzionali stabiliti nella costituzione” se procedere o meno alla scrittura di una nuova carta. Procedura questa che fu invece utilizzata nel 1999 quando l’allora presidente Chavez chiamo’ il popolo alle urne per decidere se eleggere o meno una Assemblea per varare nuove regole fondamentali dello Stato. Dopo aver ricordato l’importanza di far convivere voci diverse nel dibattito politico, cosi’ come i tanti strumenti di un’orchestra, il direttore “chiede caldamente a tutti i leader politici senza eccezione di assumersi le loro responsabilita’ di rappresentanti del popolo venezuelano e lavorare per creare le condizioni necessarie per ottenere un nuovo quadro di convivenza”. non possono “esserci due costituzioni, ne’ due processi elettorali, ne’ due parlamenti”, scrive Dudamel affondando il dito su un’altra piaga della crisi politica in atto. Il governo non riconosce da tempo l’attivita’ della Assemblea nacional – controllata dalle opposizioni – e i 21 partiti che compongono la Mesa de la unidad nacional (Mud) presentano il documento per il governo di unita’ nazionale che dovra’ prendere il posto “dell’imminente” caduta di Maduro. Un avvicendamento forzato dall’esito della consultazione – disconosciuta dall’esecutivo – con cui e’ stata respinta la creazione di una nuova Costituente.

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Israele: il premier Netanyahu, a microfono aperto, dice quel che pensa dell’Europa

20 lug 10:29 – (Agenzia Nova) – La politica europea nei confronti di Israele e’ “folle” e “autolesionista”. Lo ha dichiarato il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, durante una conversazione a porte chiuse con quattro leader europei, mercoledi’ a Budapest, trapelata a causa di un microfono lasciato inavvertitamente acceso. Durante una conversazione con i suoi omologhi di Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia e Repubblica Slovacca – rispettivamente Viktor Orban, Bohuslav Sobotka, Beata Szydlo e Robert Fico – Netanyahu ha dichiarato che il suo paese e l’Ue si trovano “in una situazione singolare_ l’Unione europea e’ l’unica associazione di paesi al mondo che vincola le sue relazioni con Israele – che pure produce tecnologie in ogni settore – a condizioni politiche”. “Abbiamo relazioni privilegiate con la Cina, e a loro le questioni politiche non interessano affatto”, ha dichiarato Netanyahu, secondo cui l’atteggiamento dell’Europa “e’ folle. Non parlo dei miei interessi, degli interessi di Israele. Parlo degli interessi dell’Europa”. Il premier israeliano ha fatto riferimento a questo proposito anche alla recente visita del premier indiano, Narendra Modi, nel suo paese. Durante la visita, Modi avrebbe sottolineato l’importanza di curare gli interessi del proprio paese. “Ho bisogno di piu’ acqua, acqua pulita. Dove dovrei andare a prenderla, a Ramallah?” avrebbe detto il premier indiano. Nel corso della conversazione carpita dai microfoni, Netanyahu ha chiesto agli interlocutori di esercitare pressioni sui colleghi europei per “sbloccare” l’Accordo di associazione Israele-Ue, che e’ stato accantonato dall’operazione militare israeliana Piombo fuso nel Libano (2008-2009). Secondo Netanyahu, l’Ue dovrebbe smettere di affossare “l’unico paese occidentale (del Medio Oriente, ndr) che difende i valori e gli interessi europei e prevengono un’altra crisi migratoria di massa in Europa”. “Credo stia all’Europa decidere se vivere e prosperare o raggrinzirsi e sparire. So di non essere molto politicamente corretto – ha detto Netanyahu – e che le mie parole potranno urtare qualcuno di voi, ma la verita’ va detta, sia in merito alla sicurezza dell’Europa che al suo futuro economico”. Netanyahu ha tenuto un incontro bilaterale con Orban nella giornata di martedi’, e incontri analoghi con gli altri tre leader europei nella giornata di ieri, nell’ambito di una visita di due giorni in Ungheria; la visita e’ stata in qualche modo storica, poiche’ e’ staat la prima in un paese dell’ex Cortina di ferro di un capo del governo di Israele dalla fine dell’epoca comunista. In cima all’agenda dei colloqui tra Netanyahu e i suoi omologhi la cooperazione culturale, la tecnologica e l’innovazione, il contrasto all’antisemitismo e al terrorismo e i complicati rapporti tra Israele ed Unione Europea.

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Usa, Trump attacca il procuratore generale Session per la sua auto-ricusazione sul “Russiagate”

20 lug 10:29 – (Agenzia Nova) – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rivolto ieri una durissima critica al procuratore generale Jeff Sessions, una delle figure politiche a lui piu’ vicine e suo sostenitore della prima ora. Intervistato dal “New York Times”, Trump ha dimostrato di non aver ancora digerito la decisione di Sessions di auto-ricusarsi dalle indagini sulle presunte interferenze russe nella campagna elettorale e sugli ipotetici contatti tra Mosca e la campagna di Trump. La decisione di Sessions, che ha contribuito alla nomina del procuratore generale Robert Mueller, le cui indagini a spettro illimitato incombono come una spada di Damocle sull’amministrazione presidenziale, e’ stata definita da Trump “molto ingiusta nei confronti del presidente”. “Sessions non avrebbe dovuto ricusarsi, e se aveva intenzione di farlo avrebbe dovuto dirmelo prima di accettare l’incarico. Avrei scelto qualcun altro”, ha dichiarato Trump nel corso dell’intervista, che preannuncia un terremoto all’interno della sua squadra di governo. Nel corso dell’intervista, Trump ha anche accusato l’ex direttore dell’Fbi James Comey, licenziato dal presidente lo scorso maggio, di aver fatto pressioni ventilando un fantomatico “dossier compromettente” per cercare di mantenere il proprio incarico; Trump ha rivolto critiche anche al direttore dell’Fbi facente funzioni, Andrew McCabe – la cui moglie ha ricevuto donazioni elettorali dai Democratici proprio mentre questi supervisionava le indagini a carico di Hillary Clinton. Quanto al procuratore speciale Mueller, Trump ha puntato l’indice contro i suoi “conflitti d’interessi”: l’ex direttore dell’Fbi e’ amico di Comey, che e’ stato suo ‘protetto’ all’interno dell’agenzia investigativa federale; inoltre, Mueller ha chiamato a far parte della sua commissione investigativa diversi funzionari che sono donatori e sostenitori dichiarati del Partito democratico. Trump si e’ detto convinto di non essere personalmente indagato da Mueller per la presunta “ostruzione della giustizia” imputatagli dai suoi detrattori. L’inquilino della Casa Bianca ha anche menzionato il “secondo incontro segreto” con il presidente russo Putin in occasione del G20 di Amburgo, lo scorso 7 luglio; si e’ trattato di una breve conversazione di un quarto d’ora in occasione di una cena formale tra tutti i leader che hanno preso parte al summit; la stampa Usa, pero’, ha caratterizzato il cosiddetto “incontro” come una prova della presunta collusione tra il presidente e la Russia.

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La Turchia accusa le aziende tedesche di terrorismo

20 lug 10:29 – (Agenzia Nova) – Il governo turco ha consegnato alle autorita’ tedesche un altro elenco di presunti “sostenitori del terrorismo”, e per la prima volta nella lista figurano anche i nomi di anche aziende tedesche, secondo il settimanale “Die Zeit”. Il documento, che include 68 nominativi, e’ stato consegnato all’ufficio della Polizia criminale federale (Bka). Fra le aziende “incriminate” compaiono Basf e Daimler, ma anche un negozio di alimentari e uno di kebab nel Nord Reno-Vestfalia: tutte sono accusate di non meglio precisati legami con il predicatore turco Fethullah Gulen, in esilio da anni negli Usa e accusato da Ankara di aver orchestrato il colpo di Stato fallito dello scorso anno. Negli ambienti governativi di Berlino la lista sarebbe stata definita “assurda e ridicola”. Il Bka ha chiesto alle autorita’ turche delucidazioni, ma sino ad ora non ne avrebbe ottenuta alcuna. Ai primi di luglio il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva dichiarato proprio al “Die Zeit” che le autorita’ del suo paese hanno stilato un elenco con oltre 4.500 file su presunti seguaci di Gulen residenti in Germania. “La Germania li deve consegnare alla Turchia. Fino a quando non lo fara’ sara’ considerato un Paese che protegge i terroristi”, aveva dichiarato. Per le aziende citate nell’elenco potrebbero scattare boicottaggi, sanzioni e cause legali da parte di Ankara. Frattanto, il governo tedesco ha convocato l’ambasciatore turco a Berlino per la violazione dei diritti umani contro cittadini tedeschi detenuti illegalmente in Turchia. Il ministro degli Esteri Sigmar Gabriel (Spd) ha interrotto la sua vacanza ed e’ tornato a Berlino a causa dell’aggravarsi della crisi diplomatica tra i due paesi. L’attivista per i diritti umani tedesco Peter Steudtner e cinque suoi colleghi sono stati arrestati mercoledi’ scorso durante un workshop a Istanbul con l’accusa di terrorismo. Le azioni della Turchia hanno causato indignazione internazionale. “Il governo federale chiede l’immediato rilascio di Peter Steudtner”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri. “Le accuse di legami con organizzazioni terroristiche sono ovviamente inverosimili”. Il portavoce del governo Steffen Seibert ha aggiunto: “Questo e’ una situazione seria e triste nell’ambito dei rapporti turco-tedeschi”. Il cancelliere Angela Merkel (Cdu) e’ in costante contatto con il ministro Gabriel. Seibert ha definito le accuse di Ankara un tentativo palese di screditare i dissidenti e di criminalizzarli. Della stessa opinione il ministro della Giustizia Heiko Maas (Spd) che ha dichiarato all’agenzia tedesca “Dpa”: “Erdogan riempie le carceri dei suoi critici e avversari politici. Questo non ha nulla a che fare con lo Stato di diritto”. Il candidato alla cancellerie dell’Spd, Martin Schulz, ha chiesto al cancelliere parole chiare contro Erdogan e poi ha aggiunto in una dichiarazione rilasciata al quotidiano “Bild”: “A Bruxelles non si deve dare alcun mezzo ad Ankara per un’adesione alla Ue”. Dello stesso avviso il vice presidente del Parlamento europeo Alexander Graf Llambsdorff (Fdp).

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