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Crisi Usa-Germania, Caos Brasile, Elezioni Italia, Tedeschellum, Brexit, Scandalo Ferrand (Francia)

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Usa-Germania, per “Bloomberg” Trump ha ragione di criticare il surplus commerciale di Berlino, ma difficilmente potra’ porvi rimedio

31 mag 11:08 – (Agenzia Nova) – La “Washington Post” critica il presidente Usa, Donald Trump, per aver soffiato ieri sul fuoco delle polemiche con la Germania, tramite una serie di tweet in cui l’inquilino della Casa Bianca torna a contestare l’eccessivo squilibrio della bilancia commerciale bilaterale in favore di Berlino. “Abbiamo un deficit commerciale enorme con la Germania, e pagano assai meno di quanto dovrebbero per la Nato e la Difesa. E’ un pessimo affare per gli Usa, le cose devono cambiare”, ha scritto ieri Trump. Poche ore prima, il ministro degli Esteri tedesco, Sigmar Gabriel, aveva rivolto al presidente Usa critiche pesantissime, accusandolo di perseguire una politica “miope” e di “mettere a rischio la pace in Europa”. Parole che hanno fatto eco alle altrettanto dure posizioni assunte da Gabriel nei confronti di Trump sin dalla campagna presidenziale Usa dello scorso anno, e cui ieri ha dato seguito, con toni ancor piu’ pesanti, il segretario dei Socialdemocratici tedeschi, Martin Schulz. Secondo la “Washington Post”, le critiche di Trump alla Germania, specie sul fronte del commercio, rischiano di produrre le prime conseguenze negative concrete questa settimana, quando Merkel ospitera’ a Berlino il premier indiano, Narendra Modi, e quello cinese, Li Keqiang. E’ pero’ lo stesso quotidiano, in un editoriale firmato da Ana Swanson, a sostenere che le critiche mosse dal presidente Usa alle “pratiche commerciali” della Germania “sono fondate”. La stessa opinione e’ espressa in maniera ancor piu’ netta da “Bloomberg”, che in un editoriale di Justin Fox afferma: “Trump ha ragione. Il surplus commerciale della Germania e’ eccessivo”. Lo sproporzionato attivo della bilancia commerciale tedesca “e’ un problema”, scrive l’analisi, che sottolinea come le dinamiche della bilancia commerciale Usa-Germania siano costantemente evolute in favore di quest’ultima sin dalla meta’ degli anni Novanta, in controtendenza, ad esempio, rispetto a quelle di Cina e Giappone. Nel 2016, l’attivo commerciale tedesco ha addirittura superato quello cinese in termini assoluti – 297 miliardi di dollari contro 196 – nonostante l’economia cinese abbia dimensioni tre volte maggiori. Squilibri commerciali di queste proporzioni e di questa durata, sottolinea l’editoriale, conducono a flussi finanziari insostenibili. Il problema, dunque, e’ reale, e le ragioni, secondo l’analisi, sono sostanzialmente due: il vantaggio competitivo offerto alla Germania dall’euro e la “frugalita’” dei tedeschi. Il problema, prima ancora dell’eccesso di esportazioni tedesche, e’ il bassissimo livello di spesa di quel paese. Trump, conclude l’editoriale, difficilmente trovera’ il modo di cambiare le cose; i partner europei della Germania, e il presidente francese neoeletto, Emmanuel Macron, potrebbero invece riuscirci.

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Germania-Usa, parziale retromarcia del ministro Gabriel dopo il duro attacco al presidente Trump

31 mag 11:08 – (Agenzia Nova) – Il ministro degli Esteri tedesco, Sigmar Gabriel (Spd), ha provato ieri a correggere le durissime critiche mosse all’amministrazione del presidente Usa Donald Trump, che questa settimana ha accusato di irresponsabilita’ e di aver indebolito l’Occidente. “E’ vero che lo stato delle relazioni tra Stati Uniti e Germania e’ difficile”, ha detto il ministro ieri a Berlino, “ma gli Stati Uniti sono piu’ vecchi e piu’ grandi rispetto alla contingente situazione conflittuale, e credo torneremo a buone relazioni in futuro”. Le parole del ministro sono parse comunque un nuovo attacco a Trump, che Gabriel ritiene evidentemente un “incidente di percorso” della politica Usa. Gabriel ha ammesso pero’ che gli esponenti del governo tedesco sono stati inappropriati nei toni e nelle circostanze dei duri attacchi rivolti alla Casa Bianca. “Non dovremmo parlare fra noi tra un tendone di birra e un tweet”, ha detto il ministro: un chiaro riferimento al cancelliere Angela Merkel e alle sue lapidarie dichiarazioni sullo stato delle relazioni bilaterali pronunciate domenica, sotto il tendone di un festival della birra a Monaco di Baviera. Ma anche allo stesso Trump, che era tornato a scagliarsi via Twitter contro l’eccessivo surplus commerciale della Germania e il suo scarso contributo economico alla Nato. Il leader dell’Spd, Martin Schulz, ieri ha pero’ calcato le parole del ministro degli Esteri, definendo Trump “un distruttore di tutti i valori occidentali, come non si era mai sperimentato prima in questa forma”. E’ evidente, secondo la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, che i Socialdemocratici tedeschi intendono calcare lo scontro frontale con il presidente Usa a fini elettorali. “E’ comprensibile che l’Spd lo faccia”, commenta il politologo Gero Neugebauer, dal momento che secondo i sondaggi l’80 per cento dei tedeschi giudica negativamente il presidente statunitense.

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Brasile, la ripresa economica e il caos politico-giudiziario

31 mag 11:08 – (Agenzia Nova) – Nei tribunali e nelle istituzioni politiche, uno sciame sismico ininterrotto. Dinanzi agli imprenditori, la difesa di un’economia che nonostante tutto e’ in ripresa. Il presidente brasiliano Michel Temer cerca negli investitori internazionali la sponda giusta per uscire da una situazione di crisi, politica e personale, che minaccia ogni giorno di piu’ la stabilita’ del paese. A San Paolo, aprendo il Forum di investimenti Brasile 2017, il capo di Stato ha promesso di portare il paese alle elezioni dell’anno prossimo con la “casa in ordine. Chi prendera’ questa locomotiva nel 2018 si trovera’ il paese in carreggiata”. La recessione, dura, che aveva colpito il Brasile fino allo scorso anno, pare passata. Giovedi’ si conosceranno i dati aggiornati e ufficiali sul Pil ma il bilancio del primo trimestre fatto dalla banca centrale parla di una crescita dell’1,12 per cento, il primo segno positivo registrato dal 2015. Bene anche l’occupazione, che ad aprile e’ aumentata di 60mila unita’. Le fondamenta su cui il governo Temer issa le promesse di stabilita’ sono almeno due: una riforma del sistema previdenziale dalla quale, anche al netto delle tante rettifiche imposte dalla contrattazione con le parti sociali, ci si attende un alleggerimento della pressione sulle casse pubbliche. E l’aver fissato in Costituzione un tetto certo alla spesa del governo federale per i prossimi venti anni. E’ anche per questo che il quotidiano “El Pais”, nella sua edizione brasiliana, esalta la figura centrale del ministro delle Finanze Henrique Meirelles, ipotizzando per lui un ruolo di peso in una sempre piu’ probabile fase di transizione del paese verso le elezioni generali. Perche’, come detto, fuori dal Forum, la situazione e’ sempre piu’ pesante. Lasciato, non senza critiche, il posto di ministro della Giustizia, Osmar Serraglio ha rifiutato l’incarico alla Trasparenza, dicastero da cui viene il suo sostituto, Torquato Jardim. Serraglio torna cosi’ a occupare il suo scranno alla Camera, mandando a casa il deputato supplente Rocha Loures. Questi e’ uomo chiave in uno dei processi che si stano istruendo ai danni del presidente Temer. A lui sarebbe stato affidato il compito di corriere di alcune tangenti di cui il capo di Stato sarebbe a conoscenza. Lasciata la Camera, Loures non gode piu’ delle protezioni giuridiche costituzionali e potrebbe essere tentato dal vuotare il sacco ottenendo, come in tanti altri casi, uno sconto sulle pene. E il processo in questione, nato da delle registrazioni di Temer ottenute di nascosto da un imprenditore, va avanti: il Supremo Tribunal Federal, l’organo che ha il compito di dettare tempi e modi dei processi alle piu’ alte cariche dello Stato ha dato autorizzazione alla procura di interrogare il capo di Stato. Lo fara’ per iscritto e dando all’indagato 24 ore di tempo per elaborare le risposte. Ma tanto vale per capire quanto il cerchio della giustizia si stia stringendo su Brasilia.

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Italia, elezioni ad alto rischio per l’economia

31 mag 11:08 – (Agenzia Nova) – In Italia si profila un accordo tra i principali partiti politici che punta all’adozione di una nuova legge elettorale basata su un sistema proporzionale simile a quello tedesco ed alla convocazione di elezioni anticipate in autunno, forse il 24 settembre prossimo in contemporanea con il voto in Germania: ne riferisce quasi tutta la stampa europea; ma il quotidiano francese “Le Figaro” in particolare sottolinea l’opposizione a questa ipotesi da parte del mondo degli economico italiano. La scadenza naturale dell’attuale Parlamento italiano dovrebbe cadere nella primavera del 2018, ma le elezioni anticipate sono stata a piu’ riprese evocate dopo la cocente sconfitta patita dall’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi nel referendum costituzionale dello scorso dicembre: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, finora si e’ opposto allo scioglimento del Parlamento esigendo in via preventiva un quadro normativo chiaro. Ora, dopo mesi di trattative, sembra proprio che un un accordo sia stato trovato sul modello proporzionale tedesco tra i quattro principali partiti italiani: il Partito democratico (Pd) di Renzi, il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, Forza Italia di Silvio Berlusconi e la Lega nord di Matteo Salvini. Ma alla larga intesa del mondo politico fa da contraltare la vasta opposizione del mondo economico: gli industriali, gli imprenditori, i banchieri, la finanza e la stessa banca centrale sono unanimi nel temere le incerte conseguenze che un eventuale voto anticipato potrebbe comportare per il paese e ne denunciano al “Figaro” l’ipotesi come un azzardo rischioso per l’economia italiana. A riprova del rinnovato “rischio politico” rappresentato dall’Italia, il “Figaro” pubblica anche una serie di articoli in cui questo fattore viene indicato come il principale responsabile dei forti cali subiti ieri dalla Borsa di Parigi e da altre piazze europee e rischia anche di influenzare pesantemente l’imminente riunione del vertice della Banca centrale europea in cui si dibattera’ della politica monetaria della zona euro.

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Italia, il “tedeschellum” non basta a fare il modello tedesco

31 mag 11:08 – (Agenzia Nova) – I principali partiti politici italiani hanno trovato un’intesa sull’adozione di una nuova legge elettorale proporzionale ispirata al modello tedesco, ma con una soglia di sbarramento del 5 per cento. Il parlamento potrebbe approvare la riforma entro luglio con l’accordo del Partito democratico e di Forza Italia, il partito dell’ex premier Silvio Berlusconi; in tal caso, gli elettori tornerebbero probabilmente alle urne gia’ nel mese di settembre. In molti attribuiscono all’adozione di una legge elettorale sul modello tedesco una svolta della politica italiana all’insegna della governabilita’; secondo la “Sueddeutsche Zeitung”, pero’, si tratta di un’aspettativa infondata. La cultura politica di un paese, scrive il quotidiano, non cambia nell’arco di una notte, e una legge elettorale proporzionale con una soglia di sbarramento al 5 per cento (in Germania e’ dell’8, ndr) non bastano a fare il “modello tedesco”. Sarebbe necessaria una revisione costituzionale dell’assetto istituzionale dello Stato, sottolinea il quotidiano, che evidenzia i maggiori poteri del cancelliere tedesco rispetto a quelli del premier italiano, la differente distribuzione delle competenze tra Bundestag e Bundesrat – laddove in Italia vige il bicameralismo perfetto – e soprattutto, l’assenza in Italia di un sistema di “sfiducia costruttiva” a tutela della stabilita’ delle maggioranze. Il Bundestag, ricorda il quotidiano, puo’ sfiduciare il governo in carica, ma solo a patto di aver gia’ i numeri per concedere la fiducia ad un nuovo esecutivo. Nell’attuale panorama politico italiano, prosegue l’analisi, le principali formazioni politiche sono almeno tre, e nessuna pare in grado di raggiungere il 40 per cento; inevitabile dunque un governo di coalizione; un esito comune nei sistemi di tipo proporzionale, ma complicato nel contingente scenario italiano dalle profonde differenze politico-ideologiche tra i vari partiti. Non va inoltre dimenticato – sottolinea la “Sueddeutsche Zeitung” – l’Italia ha gia’ vissuto una lunga stagione con il proporzionale, durato sino al 1993, e l’avvicendamento degli esecutivi, in quegli anni, e’ stato ancor piu’ frequente di quanto non sia oggi. Piu’ importante della legge elettorale, conclude l’editoriale, sarebbe una differente cultura politica, maggior pragmatismo e apertura al compromesso. La cultura politica, pero’, non puo’ essere cambiata per legge.

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Il Regno Unito dovra’ rinegoziare almeno 759 trattati dopo la Brexit

31 mag 11:08 – (Agenzia Nova) – All’inizio degli anni Settanta i messi reali del Regno Unito consegnarono un pacco storico a Bruxelles: una cassa di carte contenente decine di trattati britannici in gran parte assunti dall’Unione Europea con l’adesione del paese. Piu’ di quarant’anni dopo la Gran Bretagna rischia di perdere molto piu’ di quanto ha portato: la cassa e’ diventata un archivio, centinaia di migliaia di pagine che regolano quasi ogni funzione esterna di una moderna economia, dai piani di volo verso gli Stati Uniti al commercio di suini con l’Islanda alla pesca in mari lontani. Una ricerca del “Financial Times” rivela che il Regno Unito dovrebbe rinegoziare almeno 759 trattati con 168 Stati dopo la Brexit: il giorno dell’uscita dall’Ue, infatti, sara’ fuori da tutti gli accordi con i “paesi terzi”; cio’ significa che si aprira’ un vuoto giuridico in settori chiave delle relazioni commerciali. In una suddivisione per tipologia, il quotidiano conta 295 accordi a rischio nel commercio, 202 nella cooperazione regolatoria, 69 nella pesca, 65 nei trasporti, 49 nelle dogane, 45 nell’energia nucleare e 34 nell’agricoltura, escludendo le intese stipulate nell’ambito delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione mondiale del commercio. La Brexit, vista come una questione tra Londra e Bruxelles, aprira’, in realta’, piu’ di 750 mini negoziati separati in tutto il mondo, nei quali tutte le parti rivaluteranno i loro interessi. Per i Brexiter questa prospettiva e’ liberatoria: potranno essere negoziati accordi migliori o, nella peggiore delle ipotesi, ritoccati gli accordi in vigore sostituendo “Unione Europea” con “Regno Unito”. I critici, invece, temono un vortice burocratico, che ingoiera’ energie e risorse: ogni accordo dovra’ essere riesaminato, dovra’ essere avvicinato l’interlocutore, si dovranno individuare i decisori, organizzare le riunioni e i viaggi, quindi avviare e concludere le trattative; tutto cio’ sotto la pressione del tempo. Alcuni dei 759 trattati sono essenziali, in particolare quelli sui servizi aerei e sul nucleare. Altri sono marginali. Tutti, comunque, dovranno essere valutati. Solo con la Svizzera ce ne sono 49; 44 con gli Stati Uniti e 38 con la Norvegia. Gli accordi commerciali sono quelli economicamente piu’ significativi , eppure l’ostacolo maggiore potrebbe trovarsi al di fuori della sfera del commercio: alcuni dei piu’ importanti accordi esterni della Gran Bretagna – nucleare, trasporto aereo, pesca e servizi finanziari – sono in gran parte o interamente gestiti dall’Ue.

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Francia, lo scandalo del ministro Ferrand e’ la prima prova del quinquennato di Macron

31 mag 11:08 – (Agenzia Nova) – Uno scandalo scoppiato nel peggior momento possibile: cosi’ il quotidiano progressista francese “Le Monde” definisce le polemiche scoppiate intorno al ministro della Coesione territoriale Richard Ferrand, accusato di aver fatto ottenere a diversi suoi parenti dei contratti di favore sia quando era direttore generale della societa’ mutualistica Mutuelles de Bretagna che successivamente alla sua elezione nel 2012 all’Assemblea Nazionale. Per il neo eletto presidente Emmanuel Macron, scrive il “Monde”, si tratta della prima dura prova da superare: lo scandalo infatti sta minando la sua strategia che puntava alla moralizzazione della vita pubblica francese come cavallo di battaglia per ottenere una maggioranza parlamentare alle elezioni legislative dell’11 e 18 giugno prossimi. Ufficialmente la linea del governo non e’ cambiata dallo scoppio dello scandalo, la scorsa settimana: in assenza di rilievi penali nella vicenda, il partito presidenziale La Re’publique en Marche (Lrem) non intende abbandonare Ferrand, che ne e’ segretario generale e fu il primo deputato socialista a sostenere Macron diventandone poi un indispensabile “braccio destro”. Lo ha ribadito ieri sera martedi’ 30 maggio lo stesso primo ministro Edouard Philippe sulla rete tv pubblica “France 2”: “Si”, Ferrand puo’ restare ministro; a condizione pero’, ha aggiunto il premier, che la magistratura non decida di metterlo sotto accusa, perche’ il quel caso “un ministro dovrebbe dare le dimissioni, su questo non c’e’ alcuna ambiguita’”. Le rivelazioni sul ministro Ferrand pero’ si susseguono ed ormai preoccupano l’Eliseo, dove si e’ “coscienti della esasperazione dei francesi” nei confronti del malcostume della classe politica. Da parte sua Macron finora e’ rimasto muto sul caso Ferrand: il presidente gode di un vero e proprio “stato di grazia” presso l’elettorato e spera col suo silenzio sulla vicenda di allontanare da se’ l’ombra dello scandalo. Resta pero’ da vedere se questa tattica avra’ successo: Macron ha condotto l’intera sua campagna elettorale stigmatizzando le vicissitudini giudiziarie dei suoi principali avversari, Francois Fillon e Marine Le Pen, e presentandosi come portatore di un’etica pubblica rinnovata ed in rottura radicale con il passato; una rivendicazione che ora lo scandalo Ferrand rischia di rendere assai poco credibile.

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Regno Unito, previsione shock ipotizza un parlamento bloccato

31 mag 11:08 – (Agenzia Nova) – Il Partito conservatore del Regno Unito potrebbe perdere venti seggi e il Labour guadagnarne trenta alle prossime elezioni politiche, in programma l’8 giugno; i Tory sarebbero cosi’ sedici seggi al di sotto della maggioranza assoluta e il parlamento si troverebbe in una situazione di stallo. E’ quanto emerge da un modello elaborato da YouGov, uno dei principali istituti di rilevamento di opinioni del paese, sulla base di stime effettuate collegio per collegio. I conservatori, riferisce il quotidiano “The Times”, sono dati per vincenti in 310 collegi, i laboristi in 257, i liberaldemocratici in nove, i nazionalisti scozzesi (Snp) in 50, i nazionalisti gallesi (Plaid Cymru) e i verdi in tre. Il margine di errore e’ ampio: nella migliore delle ipotesi i Tory potrebbero arrivare a 345 seggi, quindici piu’ di adesso, e nella peggiore a 274. L’amministratore delegato, Stephan Shakespeare, pero’ assicura che il metodo di elaborazione, basato su 50 mila interviste a settimana, e’ collaudato e si e’ dimostrato valido nel referendum dell’anno scorso sull’appartenenza all’Unione Europea. Un’altra indagine, di Icm per “The Guardian”, conferma il vantaggio dei conservatori sul Labour, ma da’ speranza alla principale forza di opposizione: i Tory sono dati al 45 per cento e i laboristi al 33, con una maggioranza di 96 seggi parlamentari per i primi e una perdita di 34 per i secondi, secondo un modello di Electoral Calculus. Tuttavia, il partito laborista, per la prima volta, ha guadagnato terreno nell’elettorato dei lavoratori non qualificati: 43 per cento dei consensi, contro il 36 dei Tory. Inoltre, e’ in testa tra i giovani (25-34 anni) col 43 contro 34 per cento. I conservatori mantengono il primato tra i lavoratori qualificati, ma con un distacco ridotto (40 a 38), e soprattutto tra gli anziani (over 65): 64 a 20.

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Usa, nuovi eccessi nella guerra ideologica pro e contro Trump

31 mag 11:08 – (Agenzia Nova) – La stampa Usa menziona due episodi di cronaca al centro del dibattito pubblico e mediatico negli Usa, esemplificativi degli eccessi raggiunti dalla guerra ideologica seguita all’elezione del presidente Usa Donald Trump. Il primo e’ un episodio di cronaca nera verificatosi lo scorso venerdi’ a Portland, nello Stato dell’Oregon: un bianco, Jeremy Christian, ha aggredito verbalmente due donne musulmane velate; quando tre altri uomini sono intervenuti per farlo smettere, l’uomo ha estratto un coltello e li ha assaliti, uccidendone due. Il caso ha ottenuto inizialmente un ampio risalto sui media, che lo hanno imputato al clima di odio razziale e religioso diffuso dalla retorica del presidente Usa; l’omicida e’ stato definito un “suprematista bianco” da media e quotidiani; sino a quando Fox ha pubblicato una serie di post tratti dal social network dell’omicida, da cui emerge che in realta’ Christian era tutt’altro che un sostenitore del presidente: sosteneva pubblicamente il socialista Bernie Sanders e la deputata progressista Jill Stein che, ironia della sorte, nei giorni scorsi e’ stata tra le piu’ rapide nell’imputare l’omicidio al “clima di odio” diffuso dal presidente Usa. Tra le altre cose, su Facebook Christian aveva espresso pubblicamente odio per i credenti di tutte le religioni monoteiste, e si era vantato d’aver partecipato a un raduno pro-Trump e di aver esibito il saluto nazista di fronte alle telecamere di proposito, per screditare il movimento a sostegno del presidente. La foto dell’omicida mentre compie il saluto nazista, pero’, e’ ancora proposta da diversi media – ad esempio il “Time” – che ad oggi non hanno ancora ritrattato la narrativa iniziale in merito alla vicenda. Il secondo, incredibile episodio di cronaca proveniente dagli Usa riguarda una comica e collaboratrice della Cnn, Kathy Griffin, che si e’ fata fotografare mentre regge per i capelli una riproduzione sin troppo realistica della testa del presidente Trump coperta di sangue e mozzata dal corpo. La truculenta fotografia, paragonata da molti alla propaganda dello Stato islamico, e’ stata orgogliosamente pubblicata da Griffin sui suoi profili Twitter e Instagram, accompagnata da una didascalia in cui auspica apertamente la decapitazione del presidente. L’assurda trovata ha suscitato ovvie condanne bipartisan, che hanno spinto Griffin a fare marcia indietro, presentando scuse pubbliche. La Cnn ha condannato a sua volta l’episodio, ma non risulta per ora abbia interrotto le relazioni professionali con la conduttrice.

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Spagna, deputati malati e a lutto alla Camera per far approvare il bilancio 2017

31 mag 11:08 – (Agenzia Nova) – “Voglio dedicare un pensiero speciale alla deputata Ana Oramas, che in questo momento particolarmente complesso ha sofferto una perdita importante di natura familiare”. La parlamentare di “Nueva Canarias”, con gli occhi rossi sui banchi della Camera, aveva perso il padre poche ore prima. Un episodio, scrive il quotidiano “El Pais” che meglio di ogni altro descrive la delicatezza del momento parlamentare che vive il governo conservatore di Mariano Rajoy. L’esecutivo e’ impegnato a far approvare il bilancio del 2017 ma i risultati delle ultime elezioni e i patti stretti a urne chiuse assegnano alla maggioranza alla Camera un margine molto stretto di tranquillita’: 176 deputati a favore e 174 contro. I dati “asfissianti” non danno spazio a nessuna defezione: “al Congresso si sono presentati deputati malati o con parenti scomparsi da poco”. Il testo ha ricevuto un primo via libera sui capitoli di ministeri chiave – Presidenza, Economia, Sanita’ e Giustizia – e attende oggi l’esame del resto del pacchetto. Il governo gode in Parlamento dell’appoggio del Partito popolare (Pp) e i quello esterno garantito dai centristi di Ciudadans. Ma per la partita odierna ha dovuto stringere patti con alcune sigle minori e regionali. Alla Camera si sono presentati anche deputati malati, dal momento che la conferenza dei capigruppo di lunedi’, considerata la delicatezza delle votazioni in corso, non ha permesso la partecipazione da remoto con voto telematico, come previsto dal regolamento interno. Il quadro economico spagnolo e’ incoraggiante e la Commissione europea, che a inizio anno aveva dubitato dei numeri della ripresa, ha progressivamente attenuato le richieste di tagli al bilancio. Ma se alcuni numeri lanciano Madrid tra le capitali piu’ virtuose dell’Unione europea, altri tengono sempre sulle spine la Moncloa. Nel suo rapporto annuale 2016, la Banca di Spagna avverte che oltre la meta’ dell’occupazione creata dal 2013 e’ fatta di lavori a tempo. La disoccupazione e’ complessivamente calata, ammette l’istituto, ma il livello e’ sempre alto se misurato con quello degli altri partner continentali.

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