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Crescita. Identità comune, istituzioni e bilancio europeo

L’Unione Europea deve affrontare due grandi sfide, quali l’immigrazione di massa da paesi esterni e la definizione del bilancio comunitario dopo l’uscita del Regno Unito. Ambedue questi problemi pongono come cruciale l’obiettivo di un rafforzamento dell’identità comune europea. La soluzione di questi problemi è difficile se la solidarietà europea è molto debole e questo dipende dalla debolezza del senso di appartenenza all’Unione Europea rispetto al senso di identità nazionale e locale. Pertanto, non è possibile il rafforzamento delle istituzioni europee e del bilancio europeo se non tramite uno rafforzamento dell’identità comune europea.

Il pericolo esterno come fattore storico di creazione dell’Unione Europea

Storicamente la necessità dell’Unione Europea è stata giustificata in termini sostanzialmente negativi o come lo strumento necessario per fare fronte contro un pericolo: dapprima contro i conflitti militari e il nazionalismo in Europa Occidentale, poi contro il comunismo, che limitava la libertà economica e la democrazia nei paesi dell’Europa Orientale, e in tempi più recenti, secondo la logica francese della “grandezza” mondiale, contro il potere di Stati molto più grandi dei singoli Stati europei, come gli Stati Uniti (la “defis americaine” di Servan Schreiber), il Giappone, la Cina e la Russia.

Di fatto, nel caso del Brexit gli oppositori dell’Unione Europea si sono opposti alle migrazioni internazionali, al costo dei contributi finanziari all’Unione Europea e alla sovranità sovranazionale delle Istituzioni Europee. Invece, l’adesione e lo sviluppo delle Istituzioni Europee richiedono un senso di appartenenza o una identità comune, basati su tradizioni e valori comuni, che giustifichino la disponibilità a collaborare e portino a definire una volontà comune, per affrontare assieme problemi comuni.

La natura collettiva dell’identità e la compatibilità tra diverse identità

Secondo l’“economia dell’identità” illustrata dal premio Nobel 2001, George A. Akerlof, l’identità può essere definita come coscienza di sé, creazione di norme e di istituzioni, che regolano il proprio comportamento per aderire al senso di sé e meritare la stima da parte degli altri, oltre a regolare il comportamento di tutti i diversi soggetti che riconoscono un valore comune. Pertanto, l’identità individuale o la “coscienza di sé” ha una dimensione collettiva. In questa prospettiva l‘identità locale o regionale porta a definire delle norme di comportamento individuali e collettive, che noi chiamiamo “istituzioni”, che facilitano le relazioni tra i soggetti che fanno parte della stessa comunità locale. Lo stesso avviene nel caso dell’identità o del senso di appartenenza” comune a livello nazionale e/o europeo.

Le identità locali non devono essere sostituite da un’identità nazionale, come anche la nuova identità europea non deve sostituire l’identità nazionale, mentre deve essere compatibile con le identità regionali e nazionali, dato che si aggiunge a queste ultime valorizzando valori e obiettivi comuni a scala tipicamente europea. Di fatto la dimensione locale, la dimensione nazionale e la dimensione internazionale sono quasi sempre presenti e interagiscono tra di loro in un equilibrio che è diverso da soggetto a soggetto ed è chiaro che l’identità europea sia più forte per un “eurocrate” che lavora nella Commissione europea o nella Banca Centrale Europea che per il Sindaco di una media città di qualche paese europeo.

 

I valori politici alla base dell’identità europea

In termini politici, nella definizione dei valori alla base dell’identità europea una guida possibile può essere ricordare i tre principi “repubblicani” di libertà, uguaglianza e fraternità. Innanzitutto, l’Unione Europea implica la creazione di un Mercato Unico nel quale sono assicurate le quattro libertà di movimento delle merci, dei servizi, dei capitali e delle persone. Di fatto, questo principio è coerente con il modello neo-liberista che sostiene il “libero scambio” a scala internazionale e è ostile a interventi pubblici confidando sulla “mano invisibile del mercato”, secondo un approccio basato sull’individualismo e sulla concorrenza atomistica.

In secondo luogo, l’Unione Europea implica la creazione di Istituzioni comuni che abbiano il potere di assicurare una soluzione ai conflitti tra i paesi e che assicurino un trasferimento di risorse verso i paesi più deboli secondo un principio di solidarietà europea, come nel caso delle politiche di coesione europea. Questo principio è particolarmente coerente con la logica dell’”ordo-liberismus” tedesco che privilegia il senso dell’ordine e il rispetto delle leggi e quindi le virtù del risparmio privato e pubblico e della stabilità finanziaria delle banche e delle istituzioni.

Tuttavia, nella società della conoscenza caratterizzata da crescenti livelli di istruzione della popolazione e dalla competizione tramite l’innovazione tra le imprese non sono sufficienti, come avveniva nella società industriale tradizionale, i principi della libertà di circolazione delle merci e dei fattori all’interno del “Mercato Unico” e non basta promuovere solo l’integrazione del sistema produttivo delle imprese. Non sono neanche sufficienti forti istituzioni comuni che assicurino l’ordine e permettano di risolvere i conflitti tra i diversi Stati nazionali. Invece, secondo un’interpretazione moderna del principio “repubblicano” di “fraternità” è necessario partire da un rilancio dal benessere collettivo dei cittadini del mercato interno nell’Unione Europea e promuovere la domanda di nuovi beni e servizi di tipo “comune” (non necessariamente “beni pubblici”) e non solo individuale da parte dei cittadini europei e mettere assieme le conoscenze, le risorse umane e la creatività delle persone e delle imprese in modo da promuovere le nuove produzioni di questi beni e servizi di natura collettiva.

 

L’aspirazione al benessere dei cittadini come fattore di identità comune nell’ UE

In particolare, è necessario che nel nuovo bilancio dell’Unione Europea siano destinate adeguate risorse per sostenere finanziariamente programmi strategici europei in cinque aree prioritarie come quelle: a) interventi territoriali nelle città europee e nelle periferie urbane con particolare riferimento ai nuovi diversi bisogni di abitazione;

  1. b) interventi nel settore della mobilità urbana e interurbana a scala regionale per affrontare il problema della congestione in tutte le regioni europee;
  2. c) interventi nel turismo e per un rapporto equilibrato tra tempo libero e tempo di lavoro, che rappresentano problemi molto sentiti in tutte le età e generi in Europa;
  3. d) interventi nei settori della salute e della formazione che vedono ancora grandi differenze tra i diversi paesi europei nonostante la mobilità delle persone;
  4. e) interventi nel settore dell’ambiente naturale e della tutela del territorio, ove sono chiari i limiti all’intervento delle singole Regioni e Stati nazionali.

In questa prospettiva, lo sviluppo di una politica urbana Europea è una priorità Europea per il contributo che potrebbe dare ad una ripresa degli investimenti in infrastrutture, nella produzione di nuovi servizi moderni: Essa permetterebbe una riduzione della disoccupazione nelle città Europee e permetterebbe di accorciare la distanza tra le istituzioni Europee e i cittadini. Le città possono essere il punto di partenza per un nuovo approccio alle politiche economiche dell’Unione Europea. E’ quindi necessario un grande piano di ricapitalizzazione delle città Europee che miri al miglioramento della qualità della vita dei cittadini Europei.

Questi interventi insieme definiscono una strategia, che miri a una migliore qualità della vita dei cittadini, maggiore occupazione e più diffusa innovazione in tutti i settori e che si articoli partendo dal basso in molti progetti operativi in tutta la rete delle città italiane. E’ necessario stimolare immediatamente una ripresa della crescita in Italia, basata su innovazione non solo tecnologica ma anche in nuove produzioni e nuove imprese, su maggiori investimenti non solo materiali ma anche immateriali delle imprese oltre che pubblici e su una crescita del mercato interno e non solo delle esportazioni. Tali linee di intervento sono indicate nelle proposte di politica industriale, creditizia, territoriale e macroeconomica e bilancio (https://www.key4biz.it/category/internet/crescita-investimenti-e-territorio/) del Gruppo “Crescita, Investimenti e Territorio” sia prima che dopo le recenti elezioni e la formazione del nuovo governo.

In generale, gli interventi finanziati con fondi europei devono rispondere all’aspirazione di una migliore di qualità della vita, che è elemento essenziale dell’identità comune o del cosiddetto modello sociale europeo. Certamente del senso di appartenenza comune a scala europea fanno parte essenziale concetti, che forse non sono così condivisi in altre aree mondiali come l’Asia e gli USA, quali: il rispetto delle tradizioni locali e nazionali, comprese alcune caratteristiche europee eccellenti come la conoscenze delle lingue estere, la cucina, la musica, l’architettura, ecc., le capacità innovative e la proiezione internazionale delle piccole e medie imprese, lo sviluppo delle relazione a rete tra le imprese di tutte le dimensioni rispetto a quelle gerarchiche di integrazione verticale in enormi imprese come in altre aree mondiali, le tradizioni di autogoverno municipale e regionale sino dall’epoca dei Comuni e dell’antichità greca e romana, lo sviluppato e complesso capitale sociale a scala locale e nazionale, la sensibilità alla tutela delle risorse naturali e dell’ambiente più forte che in ogni altra area mondiale, la consapevolezza della necessità di un rapporto equilibrato tra tempo libero e tempo di lavoro nell’arco della giornata, dell’anno e della vita, la distribuzione più equilibrata della ricchezza che in altre aree mondiali, l’adesione diffusa ad un’etica sociale tipica delle tradizioni religiose e politiche europee, il consenso sull’importanza non tanto della innovazione tecnologica nella singola impresa ma soprattutto dell’innovazione collettiva nell’ambito di un “sistema di innovazione” nazionale e regionale, come risultato dell’azione interdipendente dei diversi attori economici e sociali e della collaborazione pubblico-privato, la valorizzazione delle diversità regionali e nazionali come opportunità strategica e valore di base per ridisegnare l’Europa del futuro.

L’Europa è diversa dall’America e dall’Asia ove prevale una logica di offerta basata sulle esigenze produttive delle imprese mentre in un’economia avanzata come quella europea è necessario che la crescita economica non sia guidata dalla offerta ma sia guidata soprattutto dalla domanda e dai nuovi bisogni di migliore qualità della vita dei cittadini. Pertanto, è necessario passare da un modello di sviluppo, che i cittadini europei non condividono più, basato sulla globalizzazione ad un modello di sviluppo più radicato nel territorio, nel quale lo stimolo alla creazione di nuove produzioni siano i bisogni dei cittadini radicati nel rispettivo territorio.

 

L’identità comune europea è preliminare al rafforzamento delle istituzioni europee

Inoltre, una moderna economia della conoscenza e dei servizi non può svilupparsi nei paesi europei senza un sistema comune di norme e di istituzioni. Il concetto di identità e di appartenenza collettiva è legato strettamente a quello di istituzioni, dato che l’identità implica valori comuni o una comune sensibilità e quindi la creazione di una volontà e una decisione per affrontare problemi e definire obiettivi comuni. L’Unione Europea deve rafforzare la propria identità, per definire le decisioni che devono essere prese ai diversi livelli istituzionali: locale, nazionale ed europeo, e rafforzare la solidarietà a scala europea. Chiaramente una sensibilità comune o senso di appartenenza a livello locale nazionale ed europeo è favorita dall’interazione o dall’esperienza di cooperazione ai diversi livelli.

Le istituzioni europee sono entrate in crisi in quanto hanno seguito un modello di tipo “napoleonico” o gerarchico/inclusivo in cui i poteri a livello europeo si sostituivano o diminuivano i poteri a livello nazionale e locale. L’Unione Europea non si deve configurare come uno Stato unitario dato che questo si scontra con l’esigenza sempre più sentita di maggiore decentramento del potere politico e di tutela dell’autogoverno dei cittadini europei a scala regionale e nazionale.

Le istituzioni europee disegnate come un’infrastruttura a rete

Le istituzioni europee devono invece basarsi sul principio della rete, ove le relazioni a scala regionale e locale sono compatibili con lo sviluppo di relazioni a rete a scala nazionale e quindi a livello internazionale, dato che ogni singolo nodo della rete ha legami a livello locale che certamente sono più intensi di quelli a livello nazionale e internazionale, ma che questi ultimi sono comunque importanti in ambiti diversi. La funzione delle istituzioni europee non è quella di sostituire i meccanismi di decisione a livello locale e la cooperazione a livello locale, ma quello di facilitare le connessioni e le relazioni di cooperazione a scala interregionale a scala internazionale o a scala europea. Il ruolo quindi delle istituzioni europee è quello di essere infrastrutture o ponte nelle relazioni tra le diverse imprese, i diversi soggetti e le diverse istituzioni di livello inferiore, regionale e nazionale.

E’ importante che le istituzioni europee dimostrino di poter dare un loro contributo addizionale alla qualità della vita o il benessere dei cittadini europei. Questo infatti permetterebbe di giustificare la necessità di un contributo fiscale aggiuntivo di ciascun cittadino destinato al sostegno delle istituzioni europee. La politica europea deve basarsi sul principio dell’addizionalità (“valore aggiunto europeo”) rispetto alle politiche regionali e nazionali e non sul principio di una presunta superiorità dell’interesse europeo rispetto ai poteri regionali e nazionali. Pertanto, l’Europa deve focalizzare la propria azione su quei campi nei quali i governi le istituzioni regionali e nazionali sono incapaci di agire in quanto mancano le conoscenze tecniche e le risorse economiche, soprattutto nei paesi e nelle regioni meno sviluppati.

Tipico esempio è quello della tutela dell’ambiente ove l’iniziativa europea ha sicuramente permesso azioni che non sarebbero state possibili a livello locale. Altro settore è quello della promozione delle relazioni commerciali e dei flussi di persone come progetto Erasmus o come i progetti di ricerca europei. Un altro settore prioritario di intervento europeo è promuovere la creazione di “beni comuni”, come la conoscenza che ha un carattere europeo e non solo nazionale e regionale e come i diversi “beni comuni” urbani suindicati.

 

Quale bilancio per rafforzare l’identità comune europea?

Davvero importante nell’anticipare l’indirizzo politico che la Commissione Europea e il direttorio franco-tedesco intendono seguire per il rafforzamento delle istituzioni europee è la proposta di Bilancio dell’UE per il periodo 2021-2027, sulla quale sono comunque necessarie sia l’approvazione del Parlamento europeo che una delibera all’unanimità del Consiglio prima delle elezioni del Parlamento europeo il prossimo anno.

La proposta di Bilancio attuale prevede di investire di più in settori quali quelli della ricerca in settori di punta, della migrazione, del controllo delle frontiere o della difesa e di ridurre il finanziamento di politiche tradizionali, come la politica agricola comune e la politica di coesione. Di fatto un maggiore sforzo nella difesa militare e nella ricerca di alta gamma nei laboratori più qualificati a livello europeo, favorirebbe prevalentemente le imprese della Germania e della Francia e sottrarrebbe risorse alle politiche delle quali beneficiano paesi come l’Italia.

In particolare sono pericolosi la discrezionalità politica e l’accentramento delle decisioni che sono impliciti nella proposta di prevedere una maggiore flessibilità all’interno dei programmi e tra i medesimi. Di fatto i diversi fondi che verrebbero creati assicureranno alla Commissione europea un potere sempre maggiore per condizionare l’eventuale opposizione di alcuni Stati alle indicazioni della Commissione. Diverse sono le novità quali: la creazione di una nuova “Riserva dell’Unione” che permetta di affrontare eventi imprevisti, la possibilità di consentire all’Unione di sospendere, ridurre o restringere l’accesso ai finanziamenti dell’UE ad alcuni Stati nel caso di presunte carenze relative allo Stato di diritto, un nuovo programma di sostegno alle riforme” per la realizzazione di riforme prioritarie, e infine una funzione europea di stabilizzazione degli investimenti” tramite prestiti quando le finanze pubbliche di alcuni Stati fossero sotto pressione, definita “Meccanismo Europeo di Stabilità” (MES). In particolare, questo fondo prevede prestiti di breve e medio termine assicurati per sostenere i paesi in recessione temporanea, con un taglio temporaneo del contributo di questi paesi al bilancio comunitario. Inoltre, il fondo permetterebbe di fornire un “backstop” al Fondo di risoluzione unico (SRF) per le banche, che rinforzerà il sistema bancario europeo nel caso di fallimento di alcune banche.

Tuttavia, l’Unione Europea non deve mirare solo alla stabilità finanziaria degli Stati e delle banche, come richiesto dagli interessi delle elites che dirigono le grandi imprese industriali e finanziarie e le amministrazioni pubbliche nazionali e sovranazionali. Invece, il bilancio europeo dovrebbe soprattutto assicurare le risorse per affrontare innanzitutto il problema della crescita economica e della qualità della vita da parte dei cittadini europei in tutti i paesi, come nelle cinque aree prioritari suindicate. Inoltre, fondamentali per la grande maggioranza dei cittadini europei sono i programmi che facilitano la circolazione dei giovani come “Leonardo” e in generale la circolazione delle merci, dei servizi e delle informazioni e delle conoscenze e che promuovono una maggiore integrazione produttiva e nella ricerca tra le imprese, piuttosto che solo la collaborazione tra i grandi laboratori pubblici di ricerca. Infine, certamente, aree problematiche sono quelle della circolazione dei capitali o degli investimenti di Paesi terzi nell’Unione Europea e quella della circolazione delle persone o delle migrazioni, dato che anche in questi settori è fondamentale un senso di appartenenza o un’identità comune tra i paesi considerati.

cappellin@economia.uniroma2.it

Questo articolo fa parte di una serie su: “I bisogni dei cittadini trainano lo sviluppo del Paese” promossa dal Gruppo di Discussione”Crescita Investimenti e Territorio”. Altri articoli di questa serie sono stati scritti da Riccardo Cappellin, Maurizio Baravelli, Luciano Pilotti e Enrico Marelli.

 

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