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Costruzioni, sostenibilità e sicurezza nazionale: perché le infrastrutture sono un tema strategico

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In un contesto segnato da cambiamento climatico e nuove priorità industriali, progettare e realizzare infrastrutture sostenibili e resilienti significa rafforzare la sicurezza nazionale, la competitività economica e la coesione sociale del Paese.

Nel dibattito pubblico italiano il concetto di sicurezza nazionale è stato a lungo associato prevalentemente alla difesa militare, all’approvvigionamento energetico o, più recentemente, alla cybersicurezza. Oggi questa visione appare sempre più parziale.

La complessità delle sfide contemporanee – dai cambiamenti climatici alle crisi geopolitiche, dalle pandemie agli shock delle catene di approvvigionamento – impone una lettura più ampia e sistemica della sicurezza di un Paese.

Costruzioni e infrastrutture: un ruolo strategico centrale

In questo scenario, le infrastrutture assumono un ruolo strategico centrale. Strade, ponti, ferrovie, reti idriche ed energetiche, scuole, ospedali, sistemi di mobilità urbana e logistica non sono semplici opere fisiche, ma strutture abilitanti della vita economica e sociale. La loro efficienza e affidabilità determinano la capacità di un territorio di attrarre investimenti, garantire servizi essenziali, reagire alle emergenze e ridurre le disuguaglianze.

I dati mostrano con chiarezza quanto la fragilità infrastrutturale rappresenti oggi un rischio sistemico. In base all’analisi di ISPRA, Il 94,5% dei comuni italiani – pari a 7.463 amministrazioni – è esposto a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera, mentre 1,28 milioni di persone vivono in aree a pericolosità elevata o molto elevata per frane. In un Paese con una diffusa esposizione territoriale, l’obsolescenza delle infrastrutture e la carenza di manutenzione non sono solo un problema tecnico, ma una questione di sicurezza dei cittadini e di stabilità economica.

Le conseguenze economiche di questa vulnerabilità sono già evidenti. Secondo uno studio condotto dall’Università di Mannheim con gli economisti della Banca Centrale Europea gli eventi climatici estremi costano all’Italia circa 11,9 miliardi di euro, con impatti particolarmente rilevanti in alcune aree del Paese, come la Lombardia, dove le perdite stimate raggiungono i 2,5 miliardi di euro. E le prospettive future sono ancora più critiche: entro il 2029 le perdite complessive potrebbero arrivare a 126 miliardi di euro, di cui 34,2 miliardi a carico dell’Italia, una cifra equivalente a circa l’1,75% del PIL nazionale. Numeri che rendono evidente come la fragilità infrastrutturale non sia più sostenibile, né dal punto di vista sociale né da quello economico.

Sostenibilità come fattore chiave di resilienza e autonomia strategica

All’interno di questa nuova cornice, la sostenibilità non può più essere considerata un obiettivo accessorio o una dimensione esclusivamente ambientale. Al contrario, rappresenta una leva fondamentale di resilienza infrastrutturale e di autonomia strategica. Progettare e costruire in modo sostenibile significa ridurre l’esposizione ai rischi climatici, aumentare la durabilità delle opere, ottimizzare l’uso delle risorse e contenere i costi di gestione nel lungo periodo.

Quale ruolo per l’industria delle costruzioni?

L’industria delle costruzioni è chiamata a svolgere un ruolo decisivo in questa trasformazione. L’adozione di materiali innovativi, soluzioni costruttive a basso impatto ambientale, tecniche di efficientamento energetico e modelli di economia circolare contribuisce non solo alla transizione ecologica, ma anche alla solidità del sistema produttivo. Infrastrutture più efficienti e sostenibili riducono la dipendenza da forniture esterne critiche, rafforzando la capacità del Paese di affrontare shock geopolitici e tensioni sulle filiere globali.

In un’Europa che discute sempre più di sovranità industriale, sicurezza delle catene del valore e autonomia strategica, il settore delle costruzioni diventa così un pilastro delle politiche industriali e di investimento pubblico. La sostenibilità, in questo contesto, non è un vincolo, ma un moltiplicatore di competitività e un fattore di sicurezza economica.

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