Il bando dei social media per gli under 16 annunciato da Keir Starmer potrebbe non essere l’unica stretta del Regno Unito contro l’uso eccessivo delle piattaforme digitali da parte dei minori. Secondo quanto riportato dalla stampa britannica, il governo starebbe valutando anche misure per gli under 18, tra cui un possibile “coprifuoco digitale” serale e il blocco dello scrolling infinito.
Secondo la stampa britannica l’ipotesi più discussa è una limitazione all’uso dei social e di alcune funzioni online a partire dalle 20:30, per evitare che gli adolescenti passino la notte davanti allo smartphone. Ma come si potrebbe realizzare davvero un coprifuoco digitale?
Il precedente cinese: identità reale e gioco online limitato
Nel mondo esistono solo due precedenti ma riguardano soprattutto il gaming online, non i social media in senso stretto.
Il caso più rigido è la Cina. Dal 2021 i minori di 18 anni possono giocare online solo per un’ora al giorno, dalle 20 alle 21, il venerdì, il sabato, la domenica e nei giorni festivi. Il blocco è ancora in vigore e si basa su registrazione con identità reale e obblighi diretti per le piattaforme di gaming.
Secondo i dati del Governo cinese la formula ha ridotto l’accesso ufficiale dei minori ai giochi online, ma non ha eliminato l’aggiramento: account dei genitori, identità altrui e strumenti alternativi restano il punto debole del sistema. Il modello cinese dimostra che un coprifuoco digitale è tecnicamente applicabile, ma anche che più il controllo è efficace, più diventa invasivo sul piano dell’identità digitale e della privacy.
Il caso Corea del Sud: la “Cinderella Law” durata dieci anni
Un altro precedente è la Corea del Sud, dove dal 2011 è stata in vigore la cosiddetta “Cinderella Law”. La norma vietava agli under 16 di accedere ai giochi online tra mezzanotte e le 6 del mattino.
Il sistema è rimasto in vigore per circa dieci anni, fino all’abolizione nel 2021. La decisione di superarlo è arrivata anche per i limiti emersi nell’applicazione: molti ragazzi riuscivano ad aggirare il blocco usando account dei genitori, identità di altre persone o strumenti alternativi.
I 3 livelli per il “blocco digitale”
Per impedire a un under 18 di usare determinate piattaforme dopo una certa ora servono almeno tre livelli di controllo: verifica dell’età, riconoscimento del dispositivo o dell’account e blocco delle funzioni interessate nella fascia oraria prevista.
Aage verification: le piattaforme dovrebbero sapere se l’utente ha meno di 18 anni. Questo può avvenire attraverso documenti, sistemi di identità elettronica, controlli biometrici o stime dell’età basate su tecnologie di riconoscimento facciale.
Ma esiste il problema della sicurezza: i documenti sono più affidabili, ma impongono la raccolta di dati sensibili. Il riconoscimento facciale può essere meno invasivo se usato solo per stimare l’età, ma resta delicato sul piano della privacy.
Il ruolo delle piattaforme
Le piattaforme. Social network, servizi video, gaming online e app di live streaming dovrebbero applicare limiti specifici agli account identificati come appartenenti a minori.
Il blocco potrebbe riguardare l’accesso completo alla piattaforma oppure solo alcune funzioni: feed infiniti, autoplay, notifiche, chat con sconosciuti, livestreaming, raccomandazioni algoritmiche e contenuti suggeriti.
Il controllo a livello di dispositivo
Il dispositivo. Un coprifuoco digitale potrebbe essere applicato anche attraverso sistemi operativi, app store e parental control integrati negli smartphone.
Apple, Google e i produttori di dispositivi potrebbero essere chiamati a rafforzare strumenti già esistenti: limiti orari, blocco delle app, autorizzazioni parentali, filtri sui contenuti e restrizioni sulle notifiche.
Questa strada avrebbe un vantaggio: agirebbe non solo sulla singola piattaforma, ma sull’intero ecosistema del telefono. Il limite non dipenderebbe solo da TikTok, Instagram o YouTube, ma dal profilo minore associato al dispositivo.
Il problema delle VPN e degli account falsi
L’aggiramento. Molti ragazzi potrebbero provare a superare i divieti usando VPN, account falsi, profili dei genitori, browser alternativi, app clonate o dispositivi secondari.
È lo stesso limite emerso nei precedenti asiatici. In Cina, il sistema di registrazione reale rende il controllo più stringente, ma al prezzo di un modello molto invasivo. In Corea del Sud, invece, l’uso di account o identità altrui è stato uno dei fattori che hanno indebolito la “Cinderella Law”.
Questo non significa che la misura sia inutile o infattibile: significa che il coprifuoco digitale si può fare se solo tutti gli attori coinvolti facciano la loro parte.
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