AIIP e Assintel contro il decreto del ministro Giuli che integra il cloud nella determinazione del compenso per copia privata
“Nel momento in cui timidamente si sta parlando di supportare il cloud nazionale ed europeo, nell’ottica della sovranità digitale, il prelievo sul cloud storage rischia di trasformarsi in una doppia imposizione e in un freno agli investimenti digitali”. Il Presidente dell’AIIP, Giuliano Claudio Peritore, commenta così il decreto ministeriale sulla determinazione del compenso per copia privata che integra anche il cloud, confermando, senza modifiche sostanziali, le anticipazioni circolate nell’estate 2025.
Come spiegato in un comunicato congiunto, l’AIIP – Associazione Italiana Internet Provider e Assintel –Associazione Nazionale delle Imprese ICT di Confcommercio “esprimono sconcerto” per la diffusione della versione definitiva del decreto ministeriale sulla determinazione del compenso per copia privata, che “introduce un prelievo periodico per la “memoria in cloud o spazio di memorizzazione in cloud”, con un compenso mensile calcolato per GB e per utente e un tetto massimo mensile per utente, oltre a obblighi dichiarativi e amministrativi a carico dei fornitori e degli operatori della filiera”.
Una misura, si legge nel comunicato, che “di fatto” trasforma “con un colpo di penna un’imposizione una tantum in un’imposizione ricorrente“.
Per questo, ha dichiarato Peritore, “AIIP sta valutando un ricorso e ogni iniziativa utile a tutelare imprese e utenti”. Un’azione a cui si unisce anche Paola Generali, Presidente Assintel, “per tutelare le medie e piccole imprese italiane”.
“Colpire indiscriminatamente lo storage cloud significa introdurre un onere parafiscale su un’infrastruttura abilitante per competitività e innovazione. È una misura incoerente con le politiche di digitalizzazione e con la Strategia Cloud, e rischia di aggravare i costi per imprese e professionisti. Per questo Assintel, con AIIP, sta valutando un ricorso”, ha affermato Generali.
Cosa chiedono AIIP eAssintel
Le due associazioni indirizzano al ministero la richiesta di aprire con urgenza un tavolo tecnico con tutte le categorie realmente coinvolte e di intervenire per:
- escludere in modo chiaro ed ex ante i servizi cloud forniti a clienti business;
- prevenire i doppi prelievi lungo la filiera;
- semplificare drasticamente adempimenti, esenzioni e rimborsi, evitando che si traducano in una “probatio diabolica”.
Le criticità del decreto secondo le due associazioni
Le due associazioni rilevano che, “nonostante le osservazioni puntuali già trasmesse al Ministero durante la consultazione”, il testo definitivo riproduce sostanzialmente lo schema già noto, senza correttivi su perimetro applicativo, esenzioni per il mercato business e rischi di duplicazione del prelievo.
In particolare, AIIP e Assintel ribadiscono le seguenti criticità “di merito e di metodo”:
- rischio di doppia imposizione lungo la filiera: chi ha già versato il compenso su supporti e dispositivi di storage rischia di subire un ulteriore prelievo, questa volta mensile e cumulativo, per la mera disponibilità di spazio cloud;
- applicazione indiscriminata anche ai servizi cloud B2B: lo storage utilizzato da imprese e Pubbliche Amministrazioni per backup, continuità operativa, compliance, elaborazione dati e sicurezza non è riconducibile alla copia privata di opere protette;
- oneri di compliance e rendicontazione sproporzionati, con un impatto particolarmente gravoso per PMI e operatori nazionali;
- distorsioni concorrenziali e rischio di penalizzazione degli operatori con sede operativa in Italia, a vantaggio di grandi piattaforme internazionali difficilmente raggiungibili dal meccanismo di controllo e prelievo.
