Conferenza sul clima

COP23, dal 1990 la CO2 si è ridotta del 23% e l’economia è cresciuta del 53% nell’UE

Oltre 190 Paesi attorno ad un tavolo per stabilire la strada giusta da percorrere per frenare il global warming. In Europa si è riusciti a far crescere l’economia abbattendo la CO2, ma non basta perché anche Cina e Usa devono fare la loro parte.

di Flavio Fabbri | @FabbriFlav2 |

È stata inaugurata ieri a Bonn, in Germania, l’annuale Conferenza mondiale sul Clima delle Nazioni Unite (COP23). In questa edizione 2017 (6-17 novembre) partecipano più di 190 Paesi e l’obiettivo principale rimane sempre quello di cercare di fissare le regole per l’applicazione dell’accordo di Parigi (COP21) del 2015, entrato formalmente in vigore il 4 novembre 2016, che mira a mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C rispetto al periodo preindustriale.

 

Un accordo fondamentale per frenare l’aumento medio della temperatura del pianeta e per prevenire gli aspetti peggiori dei cosiddetti cambiamenti climatici. Se non fosse che ad aprile di quest’anno è stato misurato un nuovo picco di concentrazione di CO2 in atmosfera pari a 412 ppm (parti per milione), il valore più elevato mai registrato negli ultimi 800mila anni.

 

Una buona notizia arriva comunque dalla relazione della Commissione europea dal titolo “Due anni dopo Parigi- Progressi verso l’adempimento degli impegni dell’UE per il clima”: “tra il 1990 e il 2016 nell’Unione europea le emissioni di gas serra si sono ridotte del 23%, mentre l’economia è cresciuta del 53%”.

Un dato incoraggiante, divulgato assieme al Rapporto all’avvio della COP23.

 

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A due anni dall’adozione dell’accordo di Parigi, l’UE conferma il proprio impegno a ridurre le emissioni sul suo territorio di almeno il 40% entro il 2030. Siamo sulla buona strada per raggiungere il nostro obiettivo per il 2020 e stiamo per ultimare la legislazione sul clima per il prossimo decennio”, ha dichiarato in una nota istituzionale il Commissario per l’Azione per il clima e l’energia, Miguel Arias Cañete.

 

Un’economia che quindi cresce al ridursi delle emissioni di anidride carbonica, cioè il trend migliore che potessimo sperare: “in gran parte grazie a tecnologie innovative, il che dimostra che crescita e azione per il clima possono andare di pari passo. Restano però sfide da affrontare, dato che le emissioni dei veicoli nell’UE continuano ad aumentare. Per questo motivo, domani la Commissione presenterà misure per ridurre drasticamente le emissioni di automobili e furgoni nel decennio 2020-2030“.

 

La Commissione europea ha posto come obiettivo la riduzione delle emissioni di CO2 del 40% al 2030 e dell’80% al 2050 rispetto ai valori del 1990 (quando nell’Unione europea è stato raggiunto il picco).

 

Basterà? Non proprio, secondo Gianmaria Sannino, responsabile del Laboratorio “Modellistica climatica e impatti” dell’ENEA, visto che “dei 36 miliardi di tonnellate di CO2 a livello globale ogni anno, il 30% è emesso dalla Cina, il 15% dagli Stati Uniti e solo il 10% dall’Europa. Sarà quindi importante seguire a Bonn le misure concrete che Cina e Stati Uniti vorranno mettere in campo per ridurre in maniera drastica le emissioni”.

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