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Contenuti illegali online, pirateria è minaccia alla cyber sicurezza globale. Le mosse dell’UE

Quest’anno negli Stati Uniti il 53% dei giovani tra i 16 ed i 24 anni ha dichiarato di aver scaricato o ascoltato in streaming musica illegalmente. Lo stesso hanno fatto, secondo dati Statista, il 45% degli adulti tra i 25 ed i 34 anni e il 32% di coloro che rientrano nella fascia di età tra i 35 e i 44 anni.

A livello mondiale, i Paesi che registrano il maggior numero di accessi a siti pirata di varia natura (cinema, serie tv, musica, libri, software, giochi, eventi live e altro ancora) sono gli Stati Uniti, al primo posto con oltre 20 miliardi di visite, seguiti dalla Russia, con 14 miliardi, quindi l’India (9,7 miliardi), il Brasile (8,4 miliardi), la Francia (8,1 miliardi), la Turchia (7 miliardi), il Regno Unito (6,8 miliardi), la Germania (5,8 miliardi), la Polonia (5,5 miliardi) e a chiudere la Spagna (4,9 miliardi).

In Australia, invece, circa un quinto della popolazione (tra i 18 ed i 64 anni) ha ammesso di aver consumato illegalmente contenuti digitali e online protetti da copyright.

Questi sono solo alcuni dei dati più recenti, a livello globale, sulla piaga della pirateria digitale audiovisiva. Un problema per anni sottovalutato e che invece va considerato alla stregua di un reato, di vera e propria attività criminale.

Un tema che anche nel nostro Paese è stato sollevato e oggi finalmente viene affrontato con la massima determinazione, grazie al lavoro costante delle associazioni di categoria. In occasione della 40esima edizione delle Giornate professionali di Cinema di Sorrento, Federico Bagnoli Rossi, Segretario Generale FAPAV, ha ben illustrato qual è il danno della pirateria nel nostro Paese: “Nel 2016 il 39% degli italiani ha visto illegalmente un contenuto audiovisivo e tra gli adolescenti under 15 l’incidenza della pirateria è del 51%. Per quanto riguarda le nuove uscite cinematografiche, i nostri studi rivelano che il 52% dei film è online illegalmente entro tre giorni dalla data di uscita nelle sale. Il problema del camcording è pertanto ancora rilevante”.

Pirateria digitale audiovisiva e musicale non significa solo danno alle imprese e ai lavoratori, ma anche all’industria della creatività nel suo complesso e alla sicurezza informatica a livello mondiale. Non bisogna dimenticare, infatti, che molto spesso l’attività di questi criminali si sovrappone a quella parallela e spesso sovrapposta dei cyber criminali, cioè di coloro che sono interessati a diffondere malware e ransomware di ogni tipo, proprio grazie ai pc di chi scarica contenuti illeciti o li consuma via streaming.

La campagna globale #PlayItRight si è occupata proprio di questo aspetto della pirateria online, cioè quello della sicurezza informatica. Se guardare un film pirata significa anche infettare dispositivi elettronici e tramite questi tanti altri, fino ad arrivare allo svuotamento di conti online e alla sottrazione di dati sensibili, è chiaro che tale violazione va considerata alla stregua di un’azione criminale e come tale va trattata e perseguita.

Tra i soggetti più attivi di questa campagna c’è la filippina Globe Telecom, provider di servizi di telecomunicazione, che ha dichiarato di aver bloccato nel 2017 quasi 2.500 siti web che offrivano contenuti illeciti di varia natura (pedopornografia compresa), con un’elevata percentuale di casi di pc infettati da qualche tipo di malware.

L’anno scorso in Australia, si legge sull’Herald Sun di novembre, il 59% degli adulti e il 47% degli adolescenti hanno dichiarato di aver infettato il proprio pc o tablet in seguito alla visione di contenuti audiovisivi offerti da siti web pirata.

Secondo la locale campagna anti pirateria (“Price of Piracy”), un sito pirata su tre contiene malware o altre minacce informatiche.

Ad agosto la Corte federale australiana ne ha ordinato il blocco di un centinaio di queste piattaforme tese alla costante violazione della proprietà intellettuale e dei diritti connessi.

Proprio ieri, infine, la Commissione europea, con il Vicepresidente Andrus Ansip e i Commissari Dimitris Avramopoulos, Elżbieta Bieńkowska, Věra Jourová, Julian King e Mariya Gabriel, ha rilasciato una dichiarazione comune in cui si afferma che: “La Commissione conta sulle piattaforme online per intensificare e accelerare gli sforzi per fronteggiare la minaccia della pirateria in modo rapido e a 360 gradi, anche intensificando la collaborazione con le autorità nazionali e le autorità di contrasto, aumentando la condivisione delle competenze tecniche tra gli operatori online e tramite ulteriori azioni contro la ricomparsa dei contenuti illeciti”.

Continueremo a promuovere la cooperazione con le società che gestiscono i social media – si legge nella nota – per individuare e rimuovere i contenuti terroristici e gli altri contenuti illeciti online e, se necessario, per proporre disposizioni che integrino il quadro normativo esistente”.

È inoltre prevista per oggi a Bruxelles la riunione dei rappresentati della Commissione con gli omologhi delle piattaforme online per discutere dei progressi compiuti nella lotta alla diffusione dei contenuti illeciti in rete, compresi la propaganda terroristica, l’incitamento all’odio, al razzismo e alla xenofobia e le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale.

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