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Contact tracing, con una call il Governo prova a trovare la tecnologia anti Covid-19

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Stuzzicato da alcune esperienze in altri Paesi del mondo, in particolare in Corea del Sud, il Governo prova a mettere in campo anche le tecnologie emergenti​ (data analytics, intelligenza artificiale, chatbot e droni) per monitorare e contenere il contagio da coronavirus SARS-CoV-2. E lo fa lanciando una call rivolta a soggetti pubblici e privati, ma non singole persone o professionisti.

“L’obiettivo è individuare, nei prossimi 3 giorni,” a partire da domani, comunica il ministero dell’Innovazione, “le migliori soluzioni digitali disponibili sul mercato per app di telemedicina e strumenti di analisi dati, e coordinare a livello nazionale l’analisi, l’adozione, lo sviluppo e l’utilizzo di queste soluzioni e tecnologie per il monitoraggio e contrasto alla diffusione del Covid-19”.

Il progetto è un’iniziativa congiunta del Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano, del Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli e del Ministro dell’Università e Ricerca Gaetano Manfredi, insieme a Invitalia e a sostegno della struttura del Commissario Straordinario per l’emergenza Coronavirus Domenico Arcuri.

Ecco il form che gli interessati possono compilare dalle ore 9 di domani alle 13 di giovedì sul sito del ministero dell’Innovazione.

Possono aderire: 

Dunque, il Governo si dà tre giorni per individuare e valutare le migliori proposte disponibili, per agire in modo coordinato a livello nazionale da parte del Ministro per l’Innovazione a supporto del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità. 

Le soluzioni tecnologiche a cui si sta lavorando o che si è già realizzato ​devono riguardare questi due due ambiti: 

Un esempio è il servizio e-Care messo a disposizione per gli anziani dell’Emilia Romagna dall’in-house regionale Lepida. 

Chi valuterà le soluzioni tecnologiche?

A valutare le migliori soluzioni tecnologiche per contrastare l’attuale pandemia e perché no, pensare anche a quelle future, sarà il ministero per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione insieme al ​Ministero della Salute,​ all’Istituto Superiore di Sanità (ISS), all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con il supporto di un comitato scientifico multidisciplinare, già selezionato. 

Verranno contattati solo i proponenti di soluzioni compatibili con i requisiti per la partecipazione e ritenute adatte dal gruppo di lavoro, in tempi e modi compatibili con le caratteristiche della proposta e la priorità̀ emergenziale. 

Come bilanciare diritto alla salute e privacy?

Nella presentazione della call è chiarito che il Governo cerca soluzioni tecnologiche “nel rispetto dei principi della privacy, sicurezza ed etica che possano essere utilizzati per il supporto ai pazienti così come dalla Protezione Civile e gli altri Enti interessati”.

Il parere del Garante privacy Antonello Soro

L’emergenza deve poter contemplare ogni deroga possibile purché non irreversibile; non dev’essere, in altri termini, un punto di non ritorno ma un momento in cui modulare prudentemente il rapporto tra norma ed eccezione“, questo è il punto fermo indicato dal Garante privacy. Antonello Soro ha aggiunto: “In quest’ottica deve essere analizzata anche la proposta, da più parti e con varie modalità avanzate, del contact tracing o, in senso più ampio, della geolocalizzazione dei contagiati per meglio analizzare l’andamento epidemiologico o per ricostruire la catena dei contagi”.  

“Trattandosi di categorie comprensive di misure molto diverse”, ha aggiunto Soro, “i Governi dovrebbero anzitutto orientarsi secondo un criterio di gradualità e dunque valutare se le misure meno invasive possano essere sufficienti a fini di prevenzione“. “In tal senso”, ha concluso il Garante, “non pone particolari problemi l’acquisizione di trend, effettivamente anonimi, di mobilità“.

Possibile utilizzare anche i dati personali (nome, cognome, ubicazione), ma a 4 condizioni

È possibile anche adottare soluzioni che utilizzino i dati personali dei cittadini (nome, cognome, ubicazione), quindi non solo anonimi, relativi ai cellulari dei singoli cittadini per monitorare, contenere o attenuare la diffusione del COVID-19. Ma per farlo è necessaria una nuova legge approvata dal Parlamento, la geolocalizzazione può avvenire solo fino alla fine della pandemia e alle persone deve essere garantito, ad asempio, il diritto a un ricorso giurisdizionale.

Questo via libera ufficiale agli Stati dell’Unione europea all’uso dei dati di localizzazione da dispositivi cellulari è arrivato dal Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB), che però ha indicato 4 condizioni inderogabili.

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