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Commemorazioni della Grande Guerra in Francia, Incendi in California, La Catalogna e la Costituzione del popolo

Francia, le commemorazioni della Grande Guerra nel segno della pace e del multilateralismo

12 nov 11:04 – (Agenzia Nova) – Parigi ha ospitato ieri le commemorazioni per i cento anni dell’armistizio che pose fine alla Prima Guerra mondiale. Ne parla la stampa francese, ripercorrendo alcuni momenti della giornata. All’evento hanno partecipato 72 leader internazionali, tra capi di Stato e di governo. La commemorazione e’ avvenuta sotto l’Arco di Trionfo, dove il presidente Macron ha tenuto un discorso durante il quale ha ricordato il sacrificio di 10 milioni di soldati morti e 20 milioni di feriti. “Le Monde” scrive che il capo dello Stato francese “ha mantenuto un equilibrio tra la commemorazione della pace, l’appello all’unione e al rilancio del progetto comunitario senza cancellare la vittoria e la sua memoria”. “Le Figaro”, invece, nota come il capo dell’Eliseo con il suo discorso si sia rivolto ai presidenti “in preda alla tentazione nazionalista. Tra questi, il presidente statunitense, Donald Trump, e quello russo, Vladimir Putin. La giornata e’ poi continuata al Forum della pace, che e’ stato aperto dagli interventi di Macron, del cancelliere tedesco, Angela Merkel, e dal segretario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. “Il patriottismo e’ l’esatto contrario del nazionalismo, che ne e’ un tradimento. Dicendo ‘i nostri interessi prima e cosa ci importa degli altri’ si cancella quello che una nazione ha di piu’ prezioso: i suoi valori morali” ha affermato Macron durante il suo intervento, incentrato sul concetto di multilateralismo. “Il multilateralismo non e’ una speranza ma una necessita’” gli ha fatto eco Guterres, mentre secondo il cancelliere Merkel “la pace che abbiamo oggi e’ lontano dall’essere evidente”. “Les Echos” ricorda che Trump ha disertato il Forum, rientrando negli Stati Uniti dopo le cerimonie.

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Messico, il governo del neoeletto Obrador lavora a “nuovo capitolo” nei rapporti con la Cina

12 nov 11:04 – (Agenzia Nova) – Il governo messicano del presidente eletto Andres Manuel Lopez Obrador cerchera’ di aprire “un nuovo capitolo nella relazione bilaterale” con la Cina. Lo ha detto il futuro ministro degli Esteri Marcelo Ebrard al ritorno da una missione compiuta nel paese asiatico. In una nota, riassume il quotidiano “El Universal”, Ebrard riferisce della conversazione avuta con il consigliere di stato cinese e ministro degli Esteri Wang Yi, trasmettendogli la volonta’ di ampliare i rapporti. A sua volta, Pechino ha esteso a Citta’ del Messico l’invito per entrare a far parte della Belt and Road Initiative (la nuova Via della Seta), il progetto strategico Cinese per lo sviluppo dei collegamenti e della cooperazione internazionale con le altre regioni del mondo. “La Cina, ha spiegato il prossimo titolare della diplomazia messicana, “e’ uno dei paesi chiave nella strategia di diversificazione economica tracciata dal presidente eletto”. Ebrard ha al tempo stesso ricordato la Cina “ha annunciato una forte apertura del mercato interno. Verranno fatte scendere 1.600 quote doganali in un ampia gamma di prodotti e verra’ reso piu’ agevole l’ingresso di prodotti a altri paesi”. Un dato rilevante “considerando che si tratta della seconda economia del mondo”, ha detto Ebrard rivendicando l’importanza di aver presenziato al primo China International Import Expo di Shanghai.

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Stati Uniti, il repubblicano Scott accusa il democratico Nelson di brogli elettorali nel voto in Florida

12 nov 11:04 – (Agenzia Nova) – Il governatore della Florida, Rick Scott, ha nuovamente accusato la campagna del senatore democratico, Bill Nelson, di brogli elettorali, nonostante i funzionari statali non abbiano riscontrato illeciti nel voto per il seggio al Senato. In un’intervista a “Fox News Sunday”, Scott, in testa per 12.000 voti – erano oltre 50mila prima dopo la notte del voto, prima che la Contea di Brown inviarre migliaia di scrutini in ritardo – ha definito Nelson un “perdente ferito” che sta cercando di “commettere brogli per cercare di vincere queste elezioni”. Nella corsa al Senato, lo scarto di Scott su Nelson e’ stato ridotto a 12.562 voti su oltre 8 milioni di voti, con un margine dello 0,15 per cento. Nella corsa a governatore Ron DeSantis, un fedele alleato del presidente Trump, sarebbe davanti a Andrew Gillum dello 0,41 per cento. Il riconteggio avverra’ meccanicamente e dovra’ essere completato entro le 15 (ora locale) di giovedi’. Dopo le elezioni di medio termine della scorsa settimana, il Senato e’ composto da 51 repubblicani a 46 democratici, con altre gare il cui esito e’ ancora incerto, come in Arizona (dove il democratico Kyrsten Sinema conduce sulla repubblicana Martha McSally) e nel Mississippi, dove si terra’ un ballottaggio a fine mese.

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Stati Uniti, 23 vittime e oltre 100 dispersi nell’incendio piu’ distruttivo della storia della California

12 nov 11:04 – (Agenzia Nova) – Dopo essere stato catalogato come l’incendio piu’ distruttivo nella storia della California, Camp Fire – cosi’ com’e’ stato ribattezzato – e’ diventato anche il terzo dello Stato per numero di vittime, con almeno 23 morti in tre giorni e oltre 100 persone disperse. A partire da sabato, Camp Fire ha distrutto quasi 7.000 strutture dentro e intorno alla citta’ montana Paradise e devastato oltre 42.000 ettari del territorio, causando numerose vittime. A queste si sommano anche due persone uccise da altri roghi nel Sud della California. Sono infatti tre i grandi incendi che stanno attualmente imperversando in California: Camp Fire al nord Woolsey Fire e Hill Fire al sud. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato sabato lo stato di emergenza in California, ma ha anche puntato il dito contro la cattiva manutenzione delle aree boschive in quello Stato.

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Spagna, dai Cdr pressing su Torra per approvare una “Costituzione del popolo” della Catalogna

12 nov 11:04 – (Agenzia Nova) – I Comitati per la difesa della Repubblica (Cdr) stanno esercitando forti pressioni sul presidente della Catalogna, Quim Torra, e sui partiti separatisti affinche’ diano seguito alla vittoria che le istanze indipendentiste hanno incassato con il referendum illegale del 1 ottobre dello scorso anno. Lo riferisce il quotidiano spagnolo “El Mundo”, precisando che l’obiettivo dei Cdr e’ approvare un pacchetto che rifondi l’intero sistema politico catalano, una sorta di “Costituzione del popolo”. I membri degli oltre 200 comitati sorti su tutto il territorio spagnolo hanno dato vita a un collettivo, chiamato “Gruppo di lavoro nazionale sul processo costituente”, che ha elaborato un documento in cui si afferma “questa proposta perche’ il nostro governo e i partiti indipendentisti non obbediscono alle loro stesse leggi”. Il testo si riferisce alle norme approvate l’8 settembre 2017, che avrebbero dovuto aprire la strada alla fondazione della Repubblica. Un fallimento inaccettabile per coloro che sostengono che il primo obiettivo della Generalitat sia “la difesa e la costruzione della Repubblica catalana”. I Cdr chiedono quindi una nuova costituzione basata su un “sistema di democrazia partecipativa che faciliti il controllo della popolazione sulle fonti di potere, dato che il popolo e’ sovrano e comanda quelle fonti”. Intanto, un sondaggio elaborato da Gd3 per il quotidiano “La Vanguardia” rileva che il 68,8 per cento degli spagnoli e’ favorevole a riformare la Costituzione e a permettere la creazione di uno Statuto che conferisca alla Generalitat maggiori competenze al fine di risolvere la crisi catalana. La via della riforma costituzionale dunque e’ la soluzione piu’ auspicabile per la stragrande maggioranza degli spagnoli e anche dei catalani (69,9 per cento). L’analisi rileva inoltre che questa formula attrae un appoggio trasversale, raccogliendo il si’ di oltre il 60 per cento degli elettori del Partito popolare (Pp), il 75 per cento dei militanti del Partito socialista operaio (Psoe) e oltre l’80 per cento dei sostenitori di Unidos Podemos. Altra valida alternativa per risolvere la crisi con la Catalogna e’ la negoziazione di un nuovo sistema di finanziamento. E’ favorevole a questa opzione il 53,3 per cento degli spagnoli e il 67,7 per cento dei catalani. Secondo il sondaggio Gad3, infine, la possibilita’ che il governo centrale autorizzi un altro referendum sull’indipendenza piace al 41,7 per cento degli spagnoli e al 66,1 per cento dei catalani mentre appena il 18, 1 per cento del totale della popolazione della Spagna ritiene che non bisognerebbe agire in alcun modo.

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Regno Unito, divisioni interne sulla Brexit minacciano le speranze del governo

12 nov 11:04 – (Agenzia Nova) – Il primo ministro britannico Theresa May spra di chiudere l’accordo con Bruxelles sulla Brexit nelle prossime 48 ore, temendo che le crescenti divisioni all’interno del suo gabinetto possano far naufragare del tutto le trattative: lo scrive il quotidiano filo-governativo “The Times”, riferendo che i negoziatori britannici ed europei si incontreranno domani martedi’ 13 novembre in una riunione da cui potrebbe arrivare luce verde all’accordo che sarebbe poi siglato dal vertice dei capi di Stato e di governo dei paesi dell’Unione Europea in programma alla fine di questo mese. Il giornale tuttavia avverte che per la chiusura dell’accordo sulla Brexit ci sono ancora due cruciali ostacoli da superare: il primo riguarda i diritti di pesca dei pescatori europei nelle acque britanniche durante il cosiddetto “periodo di transizione”. Il secondo ostacolo sembra piu’ ostico, e concerne il meccanismo con il quale la Gran Bretagna potra’ uscire dal periodo di transizione: quel meccanismo infatti rimettera’ in discussione la questione della frontiera terrestre tra l’Irlanda del Nord britannica e la Repubblica d’Irlanda, che e’ e restera’ un paese membro dell’Ue. Il nodo della frontiera inter-irlandese quindi, scrive il “Times”, e’ stato solo rinviato nel tempo dalla soluzione di compromesso finora trovata, e continuera’ ad ergersi sulla strada dei futuri rapporti tra Gran Bretagna ed Unione Europea.

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Lo sforzo del presidente Macron e del cancelliere Merkel nel rafforzare l’immagine franco-tedesca

12 nov 11:04 – (Agenzia Nova) – Sabato il presidente francese, Emmanuel Macron, ha incontrato il cancelliere tedesco, Angela Merkel a Rethondes, a est della Francia, dove un secolo fa e’ stato firmato l’armistizio che ha messo fine alla Seconda guerra mondiale. Lo scrive “Le Figaro”, sottolineando che l’immagine dei due leader uno al fianco dell’altra ha rafforzato l’intesa franco-tedesca. Il week end e’ poi continuato con le commemorazioni a Parigi, dove Macron e Merkel hanno fatto di tutto per mostrare e loro affinita’. Tuttavia, il quotidiano constata che “l’impulso politico e’ ormai vicino al punto morto”. Il cancelliere tedesco ha deciso di abbandonare la vita politica al termine del suo mandato e il capo dell’Eliseo ha perso il suo slancio inziale. Le prossime elezioni europee aumenteranno le divergenze tra Macron e Merkel, visto che si troveranno all’interno di due campi contrapposti: da una parte i conservatori e dall’altra i liberali.

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Germania, leader Csu Seehofer lascera’ ministero Interno dopo guida partito

12 nov 11:04 – (Agenzia Nova) – Se come previsto si dimettera’ dalla presidenza dell’Unione cristiano-sociale (Csu), il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer lascera’ anche l’incarico di governo. E’ quanto scrive il quotidiano tedesco “Bild”, citando fonti della Csu. Rassegnate le dimissioni dalla presidenza della Csu, Seehofer “potrebbe forse continuare a lavorare ancora per qualche mese” come ministro dell’Interno prima di lasciare il dicastero. Per il settimanale tedesco “Die Zeit”, Seehofer si ritirera’ dalla presidenza della Csu “nei prossimi giorni e intende trovare una soluzione amichevole per individuare il suo successore” alla guida del partito, mantenendo il ministero dell’Interno. Qualora non fosse possibile giungere a un compromesso sul prossimo presidente della Csu, Seehofer lascera’ anche l’incarico nel governo federale. Intanto, Edmund Stoiber, presidente della Baviera dal 1993 al 2007 e leader della Csu dal 1999 al 2007, si candida a succedere a Seehofer sia alla guida dell’Unione cristiano-sociale sia al ministero dell’Interno. E’ quanto scrive il quotidiano tedesco “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, affermando che per Stoiber una separazione degli incarichi “renderebbe tutto piu’ debole”.

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La rivalita’ tra Roma e Parigi complica il dialogo sulla Libia

12 nov 11:04 – (Agenzia Nova) – La rivalita’ tra Roma e Parigi complica ulteriormente la situazione in Libia. Lo scrive “Le Monde” parlando della conferenza che si terra’ oggi e domani a Palermo. Un evento cruciale per il governo di Roma, che per la prima volta organizza un evento sulla Libia da quando e’ salito al potere. Tuttavia, il summit rischia di tramutarsi in un insuccesso visto che la presenza del maresciallo Khalifa Haftar resta un’incognita. L’Italia ancora considera la Francia dell’ex presidente Nicolas Sarkozy come principale responsabile della crisi a causa dell’intervento militare eseguito nel 2011. Per questo, ogni azione di Parigi viene vista con sospetto. Le tensioni si sono accentuate nell’estate del 2017, quando il presidente francese, Emmanuel Macron, ha riunito al castello della Celle-Saint-Cloud, vicino Parigi, Haftar e il premier Fayez al Sarraj. Una iniziativa ripetuta dieci mesi dopo all’Eliseo. “Per noi, non c’e’ un contenzioso franco-italiano” affermano da Parigi. La differenza, spiega il quotidiano, risiede nell’approccio: mentre la Francia e’ orientata sulla linea dell’antiterrorismo appoggiando il maresciallo Haftar, Roma ha investito sui gruppi armati in Tripolitania per mettere a sicuro i pozzi di petrolio e bloccare l’immigrazione. La parte di Libia guidata da Sarraj e’ quella storicamente piu’ vicina all’Italia, dove si trovano anche le principali installazioni dell’ENI. “Gli italiani fanno degli accordi un pizzico mafiosi con delle milizie” ha affermato una fonte diplomatica francese rimasta anonima.

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L’Italia ospita una conferenza sulla Libia in una nuova spinta verso le elezioni

12 nov 11:04 – (Agenzia Nova) – Molte delle principali fazioni in lotta della Libia si incontrano a Palermo in uno sforzo per riunire le istituzioni del paese ed individuare un nuovo percorso verso le elezioni che la precedente conferenza convocata dalla Francia non era ruscita a trovare: cosi’ il quotidiano britanico “The Guardian” presenta la conferenza di pace sulla Libia organizzata dall’Italia oggi lunedi’ 12 novembre, in un articolo a quattro mani firmato dal suo piu’ quotato commentatore diplomatico, Patrick Wintour, e dal corrisponsente da Palermo Lorenzo Tondo. I due giorni della conferenza, scrive il giornale inglese, simbolizzano la determinazione italiana a riprendere l’iniziativa diplomatica sulla Libia, dopo che il presidente francese Emmanuel Macron nello scorso mese di maggio aveva convocato un vertice a Parigi proponendo la tenuta di elezioni per il 10 dicembre prossimo: quella iniziativa francese, lanciata unilateralmente da Macron, aveva colto di sopresa l’Italia, che in quel momento era alle presa con le difficili trattative per la formazione del governo dopo le inconcludenti elezioni di marzo; ed era stata interpretata a Roma come il tentativo di Parigi di forzare la situazione libica per favorire il suo alleato generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, a scapito del governo di Tripoli appoggiato dall’Italia e riconosciuto dalle Nazioni Unite. In effetti diversi esperti citati dal “Guardian” sono d’accordo nel ritenere che tra Roma e Parigi sia ormai da tempo in corso una competizione tra potenze regionali per imporre la propria influenza sulla Libia: gli interessi italiani nel paese si basano sul passato coloniale, sulle forniture energetiche e sul fatto che le coste libiche sono la base di partenza del flusso di immigrazione verso la Penisola; e cosi’ mentre l’Italia sostiene il governo libico di Tripoli, di cui fanno parte anche delle fazioni islamiste, il generale Haftar gode dell’appoggio dell’Egitto, degli Emirati Arabi Uniti ed appunto della Francia. Il caos che continua a prevalere nel paese nordafricano, racconta il giornale inglese, ha reso praticamente impossibile la tenuta di elezioni a dicembre ed ha alimentato le speranze che al contrario la conferenza di Palermo possa rappresentare il primo passo di un processo di riconciliazione tra le fazioni libiche che possa condurre, come ha dichiarato l’inviato speciale dell’Onu Ghassan Salame’, ad avviare “un processo elettorale nel 2019”. Gli italiani, spiega il “Guardian”, speravano che il vertice da loro organizzato raccogliesse l’adesione di un numero superiore di fazioni libiche rispetto a quello di Parigi del maggio scorso, dimostrandosi piu’ rappresentativo e quindi maggiormente legittimo: ma negli ultimi giorni diversi paesi hanno ridotto il livello della loro delegazione diplomatica alla conferenza di Palermo ed un durissimo colpo, forse fatale, alle sue possibilita’ di successo e’ arrivato all’ultimo momento quando il generale Haftar ha annunciato che non partecipera’, citando la presenza all’evento dei rappresentanti del Qatar e di quelli che lui ha definito “altri sostenitori di al-Qaeda”. Fonti diplomatiche italiane hanno reagito affermando che sono in corso tentativi per fargli cambiare idea: ma il governo di Roma, conclude il “Guardian” citando le parole dell’esperta di cose libiche Nancy Porsia, non sembra affato avere “l’autorita’ o la capacita’ necessarie per strappare alla Francia un ruolo-guida in Libia”.

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