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Cloud, Roberto Viola (DG Connect): “Priorità per Ue è aumentare investimenti in infrastrutture e sicurezza”

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L’economia dei dati è il nostro futuro e le infrastrutture necessarie al suo naturale sviluppo in Europa mancano di investimenti strategici. La data economy nel vecchio continente potrebbe raggiungere un valore approssimativo di 740 miliardi di euro entro il 2020 (circa 300 miliardi nel 2016), il 4% del PIL dell’Unione europea.

Sostenere questo settore significa di fatto rilanciare la crescita economica in tutti gli Stati membri dell’Unione, ma per procedere in questo senso bisogna anche investire in infrastrutture cloud computing. I dati sono una risorsa straordinaria per le amministrazioni pubbliche, i centri di ricerca e le imprese. A seconda di come sono utilizzati e riutilizzati possono aprire innumerevoli opportunità di business per le aziende e offrire grandi vantaggi a tutta la società nel suo insieme.

È sui dati che va creata innovazione e su questi vanno sviluppate le tante tecnologie della digital transformation di cui tanto parliamo: intelligenza artificiale (IA), machine learning, Internet of Things (IoT), big data/analytics, 3D, software technologies, le stesse smart cities e molto altro.

Per far decollare questo settore, però, si devono aumentare gli investimenti. Oggi, le stime migliori parlano di una spesa che potrebbe raggiungere i 45 miliardi di euro entro il 2020. Cinque volte quanto investito nel 2013 (neanche 10 miliardi di euro), ma poco in confronto con il resto del mondo.

In media, in Europa, il 28% delle imprese ha sfruttato le potenzialità ed i vantaggi del cloud nel 2018, con punte del 65% ni Finlandia, del 57% in Svezia e del 55% in Danimarca, più indietro i big come Regno Unito (42%), Italia (22%), Germania e Spagna (entrambe attorno al 22%), o Francia (sotto il 20%).

Il cloud offre a tutti un’enorme potenza di elaborazione/archiviazione, una capacità quasi illimitata a disposizione di imprese di ogni dimensione e della Pubblica Amministrazione centrale e locale. L’Unione vanta inoltre un grande mercato di contenuti e servizi, che potrebbero sfruttare tutto questo potenziale tecnologico garantito dal cloud.

A mancare è una soglia di investimenti più elevata e un adeguato livello di protezione delle infrastrutture: “Al fine di garantire che lo sviluppo dell’economia digitale sia compatibile con i valori e gli interessi dell’Unione, è fondamentale attuare le norme esistenti in materia di protezione dei dati e dei consumatori”, ha spiegato il Direttore generale della DG Connect (Directorate-General for Communications Networks, Content and Technology) della Commissione europea, Roberto Viola.

Entro i prossimi due anni – ha dichiarato Viola in un’intervista per Euractivil 90% dei dati nel mondo sarà generato dalle tecnologie digitali, dall’IoT ad esempio, con una produzione giornaliera che arriverà approssimativamente attorno ai 2,5-3 quintilioni di byte”.

Ogni minuto della giornata che passa vengono spedite 187 milioni di email, inviati 38 milioni di messaggi su Whatsapp e scambiati 18 milioni di sms, mentre altri nello stesso minuto scaricano 374 mila applicazioni e realizzano poco meno di 1 milione di video su Facebook, secondo dati Cefriel.

Numeri che ci permettono di capire quanto i big data siano fondamentali per incrementare l’efficienza delle aziende, migliorare la relazione con i clienti e creare nuove opportunità di business, raggiungendo nuovi clienti e conquistando nuovi mercati.

Per questo l’Unione deve dare la massima priorità agli investimenti nelle infrastrutture cloud”, ha precisato Viola, che ha aggiunto: “Questo è anche il motivo per cui abbiamo proposto un incremento di fondi da destinarsi al cloud computing all’interno del nuovo quadro finanziario pluriennale 2021-2027, su cui a breve partiranno diverse consultazioni pubbliche sui programmi”.

Le federazioni di infrastrutture e servizi cloud miglioreranno la competitività e la sicurezza dell’Europa, con chiari vantaggi per le PMI e i cittadini”, ha affermato il Direttore.

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