Patrimoni

Cittadini Attivi. Turismo, il confronto tra Roma e Barcellona

La strada da seguire per cambiare è la promo-commercializzazione della città, insieme ovviamente ad un profondo miglioramento dei servizi offerti. Oggi molto passa dai canali digitali.

di Maurizio Carmellini (Fornitore Corte dei conti) |

Un gruppo attivo di cittadini che propone un modo diverso di raccontare la trasformazione della Pubblica Amministrazione. Sono le donne e gli uomini che hanno dato vita alla rubrica “Cittadini Attivi” su Key4biz. Per consultare gli articoli precedenti clicca qui.

Non credo alle retoriche più diffuse e ho l’abitudine di informarmi senza mai però prendere nulla per oro colato.

Grazie ad un viaggio a Barcellona da poco intrapreso con mio figlio ho avuto l’occasione di verificare e comparare personalmente quanto accade oltre ai nostri confini rispetto alle abitudini nostrane, alla cultura e all’etica.

Dai dati riportati dall’indagine statunitense ”I migliori paesi 2016”, l’Italia risulta prima al mondo per patrimonio artistico storico e architettonico, cultura, moda e tendenza; mentre la situazione non si presenta per nulla positiva quando si parla di corruzione, tasse e burocrazia. Gli intervistati in quattro continenti sono stati 16mila; per il campione dell’indagine dominano i commenti negativi su “qualità della vita” e “diritti umani“.

Emerge drammaticamente come l’Italia non sfrutti a dovere il suo ricco patrimonio storico, culturale, artistico, naturalistico, enogastronomico pur avendo un enorme potenziale dal punto di vista turistico. Nella graduatoria 2015 delle destinazioni turistiche mondiali più frequentate dal turismo straniero, l’Italia si conferma al 5° posto con 50,7 mln di arrivi. Nonostante la crescita delle presenze rispetto all’anno precedente, gli introiti derivanti dal turismo hanno subito una leggera flessione ed il nostro Paese si piazza al 7° posto (fonte: UNWTO Tourism Highlights, 2016 Edition). 

E’ indubbio che il turismo rappresenti un settore strategico primario per il nostro Paese che, se ben sfruttato e valorizzato, potrebbe produrre un’immensa ricchezza in termini economici ed occupazionali.

Il turismo in ogni caso non può essere un fenomeno lasciato all’improvvisazione, ma deve essere gestito in modo moderno e professionale; l’avvento di Internet e dei social network ha determinato una profonda trasformazione del settore turistico da cui derivano grandi potenzialità, ma anche nuovi rischi.

Roma, in un ipotetico confronto con Barcellona, registra quasi il doppio delle presenze in numero di turisti, ma il nostro è in larga parte un turismo interno; se si compara il dato relativo alle presenze di turisti stranieri, la differenza tra le due città è meno marcata.

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Eppure, a livello culturale, le due città non sono affatto comparabili; Roma ha 2 siti patrimonio dell’Umanità, rappresentati dal Centro storico insieme alle proprietà extraterritoriali della Santa Sede dentro la Città e San Paolo fuori le mura, per una estensione totale circa 1400 ettari. Il solo centro storico comprende oltre 25000 siti di interesse artistico, ambientale ed archeologico. Roma è, per definizione, un museo a cielo aperto; la nostra Città possiede un complesso di strutture di incomparabile valore artistico spalmate su circa tremila anni di storia: dai monumenti dell’ antichità (come il Colosseo, il Pantheon e il complesso del Foro Romano e dei Fori Imperiali) alle fortificazioni costruite nei secoli (come le mura della città e Castel Sant’Angelo), ai progetti urbani delle età rinascimentale e barocca fino ai tempi moderni (come l’area sistina con il sistema del Tridente, da Piazza del Popolo a Piazza di Spagna e Piazza Navona) agli edifici civili e religiosi con la ricchezza delle loro decorazioni pittoriche e scultoree (come il Campidoglio, Palazzo Farnese, Palazzo del Quirinale, l’Ara Pacis, le Basiliche maggiori come San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le mura), realizzate da alcuni fra i più grandi architetti ed artisti di tutti i tempi.

Barcellona, seppur interessante a livello architettonico (Siti Unesco: 7 Opere del Gaudì, Palazzo della Musica Catalana, Ospedale della Santa Croce e San Paolo), non è certo paragonabile a Roma.

Appare evidente che l’immenso patrimonio artistico ormai non è più sufficiente. Oggi l’idea di “patrimonio” è ben più ampia ed estesa di come siamo abituati ad intenderla; è proprio per questa ragione che città meno attraenti da un punto di vista paesaggistico, grazie ai servizi offerti, agli eventi, all’organizzazione complessiva, riescono ad emergere rispetto alle altre.

Barcellona, da questo punto di vista, è un esempio emblematico.

La trasformazione della città è il risultato di sei anni di lavoro durante i quali furono eseguite in modo sistematico tutte le opere per prepararla ad ospitare i Giochi Olimpici del 1992, passando dal periodo buio del franchismo, caduto nel ’75  e conclusosi nel 1981 a quando Barcellona si aggiudicò la possibilità di organizzare le Olimpiadi. All’epoca la città catalana portava ancora i segni degli anni della lunga dittatura con le sue limitazioni: zero infrastrutture, ospedali, strade, quartieri periferici completamente abbandonati al degrado, la zona costiera in mano a vagabondi, la collina del Montjuic devastata …. e un pessimismo dilagante. È in questo contesto che i nuovi dirigenti politici chiamati a governare la città capirono che l’occasione delle Olimpiadi sarebbe stata l’unica possibilità per ridare speranza, motivazione e per creare quasi da zero una “rinascita”: il miracolo chiamato Barcellona.

Il denaro, pubblico e privato, stanziato per l’evento del 1992 rese possibile quello che adesso è uno dei siti più ammirati e visitati dai turisti. Ogni giorno quest’area attira una miriade di turisti e curiosi e le strutture create per i giochi vengono ora riutilizzate per eventi di qualsiasi tipo, dai concerti a piccole sagre, da manifestazioni culturali ad esposizioni d’arte, congressi medici o assemblee politiche.

Una vacanza a Barcellona non può prescindere da una passeggiata alla Barceloneta, il lungomare della città o anche una visita al Porto olimpico con le sue due torri che ricordano le torri gemelle, i ristoranti con vista sul mare, le discoteche che animano le notti d’estate, le aree verdi alle spalle della spiaggia con zone dedicate agli amanti dello skate, piste ciclabili, campi per praticare sport all’aperto come basket e calcio. Una perfetta simbiosi tra ambiente e turismo.

Le scelte dei primi anni ottanta dell’amministrazione comunale di Barcellona sono connotate da una forte componente pragmatica: no all’espansione urbana, priorità alla riqualificazione del centro storico e, soprattutto, riqualificazione dello spazio pubblico, riqualificazione e pedonalizzazione di strade. Un vasto programma che è stato puntualmente realizzato grazie a una scelta chiara: un serio programma amministrativo. Affinché in una città avvenga un processo “virtuoso” di cambiamento occorre che si formino condizioni plurime nei diversi campi: politici, culturali, economici, sociali, e sviluppo di nuove iniziative industriali.

Negli anni questa città è stata in grado di valorizzare e sfruttare al meglio la sua offerta con una sapiente gestione dei prodotti turistici che va dalla promozione della destinazione allo sviluppo dei diversi settori del turismo (culturale, fieristico, congressuale, crocieristico, creativo), dalla ideazione di nuovi prodotti all’implementazione di quelli esistenti. Le stesse imprese turistiche partecipano non solo alla realizzazione dei servizi, ma anche alla fase di progettazione e gestione. Ad esempio, uno dei prodotti di maggior successo è il bus turistico, che nel 2014 ha trasportato oltre 1,9 mln di persone; è progettato e gestito dal Consorzio Barcelona Turisme che si occupa della promozione in stretta collaborazione con la società di trasporto pubblico. Ad oggi i prodotti offerti da Barcelona Turisme (http://www.barcelonaturisme.com/wv3/en/) sono numerosi e comprendono: Bus Turistico, Barcelona Card, Barcelona Walking Tours, Shopping line, Applicazioni ufficiali per smartphone, bus turistici per itinerari fuori porta, Ciclo tour, oltre a diverse attrazioni museali.

Barcelona Shopping line è un altro progetto di successo che si prefigge di accompagnare i turisti alla scoperta degli esercizi commerciali della città; include negozi storici, di lusso, artigianato, gourmet, stilisti indipendenti ed atelier. Coniugando lo shopping con la visita alle principali attrazioni, persegue lo scopo di promuovere le visite nelle zone della città al di fuori del solito circuito turistico, dove la principale attrattiva sono i negozi, oltre a fornire al turista garanzia di qualità attraverso la realizzazione di un marchio commerciale e tutta una serie di vantaggi per le attività che vi aderiscono.

Di contro, a Roma lo shopping dei turisti stranieri è orientato principalmente verso i prodotti enogastronomici, seguito dai tradizionali “souvenir” la cui produzione ad oggi non è tutelata da un marchio né affidata ad una rete ufficiale di distribuzione.

Non meno importante appare il costante rinnovamento dell’offerta della città spagnola, come la programmazione di annate a tema, che favoriscono una destagionalizzazione dei flussi e generano il cosiddetto turismo di ritorno.

Barcellona è anche apprezzata dai turisti per il trasporto pubblico efficiente nonché per la qualità delle infrastrutture. Un arredo urbano ben progettato, la presenza massiccia di piste ciclabili, zone pedonali, parchi pubblici ben tenuti, ben 163 spot wifi pubblici (su un’area di 101,9 km² e 1,609 milioni di abitanti nel 2016) mentre a Roma sono 80 (su un’area di 1.285 km² e 4.340.474 abitanti nel 2016), una segnaletica turistica ben concepita sono servizi essenziali non solo per il turista, ma per gli stessi abitanti.

L’esempio dell’organizzazione della città catalana potrebbe essere uno spunto per superare le criticità che affliggono la nostra capitale. Roma, purtroppo, appare anni luce indietro; non deve puntare sulla quantità, bensì sulla qualità.  Non servono altri milioni di turisti, ma turisti che stiano di più, spendano di più e tornino più spesso. Per far sì che ciò avvenga, la strada da seguire è la promo-commercializzazione della città, insieme ovviamente ad un profondo miglioramento dei servizi offerti. Oggi molto passa dai canali digitali, i monumenti non bastano, o per lo meno non bastano più. Servirebbero festival, eventi per far tornare i turisti; servirebbe diversificare e potenziare l’offerta, non puntare solo su musei e scavi, ma si dovrebbe sfruttare il mare, la ristorazione, lo sport. Le possibilità sono infinite: le rive del Tevere potrebbero ospitare eventi continui, il litorale di Roma diventare un’attrattiva come sono i lungomare di tutte le città balneari, vedi Miami.

Roma potrebbe e dovrebbe diventare un enorme museo attivo ed interattivo, e per farlo servirebbero strumenti digitali come ad esempio APP per smartphone che forniscano informazioni relative alla città con l’utilizzo delle tecnologie 3D e della realtà virtuale (come è stato fatto per le Domus Romane di Palazzo Valentini, Foro di Cesare e Foro di Augusto), bisognerebbe rendere Roma una città free wifi, almeno nel centro storico.

Al momento, Roma non ha un’offerta interessante a livello di App; le due APP gratuite sviluppate da Zétema (“Roma è” – “MiC Roma Musei”) non sono molto diffuse né gradite dal pubblico, pochi download e non risultano aggiornate. Le altre applicazioni sviluppate sono a pagamento.

Bisognerebbe applicare una pratica semplicissima; guardare con attenzione cosa fanno “i primi della classe” e…copiare !  Come afferma il primo ministro Taavi Rõivas (36 anni!) della piccola Estonia, paese che in quanto al tema “digitale” è uno dei primi della classe, se non il primo in assoluto: «…non dobbiamo avere paura di copiare. Se qualcosa funziona da qualche parte, cerchiamo di imitare e migliorare la soluzione per poi riprenderla da noi. Non c’è bisogno di reinventare la ruota…».

 

 

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