La trasformazione digitale

Cittadini Attivi, le nuove sfide del digitale terrestre al tempo dei social e di Netflix

Tv in crisi per la concorrenza delle piattaforme on demand, per la massiccia diffusione dei social network e del micro-blogging. Una vita di uscita potrebbe essere l’interattività multimediale e le nuove competenze digitali.

di Cristina Calò (Dottorato di ricerca Sapienza) |

Un gruppo attivo di cittadini che propone un modo diverso di raccontare la trasformazione della Pubblica Amministrazione. Sono le donne e gli uomini che hanno dato vita alla rubrica “Cittadini Attivi” su Key4biz. Per consultare gli articoli precedenti clicca qui.

Nell’ultimo trentennio, complice l’avanzamento della tecnologia, il mondo della comunicazione è stato interessato da un incalzante proliferare di politiche di digitalizzazione mirate alla riorganizzazione della conoscenza in modo interattivo, semplice ed efficace.

Questa “rivoluzione” culturale che, nel tempo, ha portato ad una vera e propria “ridefinizione” dei principali media, ha coinvolto inevitabilmente anche la televisione, gettando le basi per la graduale transizione della stessa da sistema analogico terrestre-caratterizzato dalla riproduzione dei dati per analogia fisica- a sistema digitale terrestre (d’ora in poi DTT) – caratterizzato dalla traduzione del segnale nel sistema binario e dalla decodifica dello stesso mediante un apposito decoder.

Nonostante gli innegabili punti di forza della DTT rispetto alla “primitiva” tv analogica (tra i quali si annoverano la migliore qualità del segnale, dell’immagine e del suono, la minore potenza di emissione, l’interattività multimediale, la multicanalità e la possibilità di trasmissione ad alta definizione), l’iter per la transizione definitiva (switch off) dal sistema analogico a quello digitale terrestre, attualmente portato a compimento da 56 Paesi, è stato per molti Stati (tra cui l’Italia) relativamente lungo e farraginoso, perlopiù a causa dell’iniziale scetticismo delle principali emittenti televisive e della “resistenza” del pubblico ad acquistare un decoder.

Nel nostro Paese, in effetti, il primo vero passo in avanti verso l’adozione del digitale ha avuto luogo “solo” nel 2004 con l’entrata in vigore della legge Gasparri (la n.112 del 3 maggio), e il definitivo spegnimento della storica tv analogica terrestre è avvenuto ben 8 anni più tardi, il 4 luglio del 2012.

A partire da tale data, nonostante le difficoltà iniziali, si è assistito ad un netto incremento del numero dei canali trasmessi su piattaforma digitale terrestre, evento, quest’ultimo, che ha inevitabilmente inasprito la concorrenza tra le reti televisive di piccole e grandi dimensioni.

In effetti, a differenza di quanto accade nella “cugina” tv digitale satellitare, la DTT può contare su inferiori costi di acquisizione dei programmi e su indici di ascolto molto più elevati (attirando, di conseguenza, un numero maggiore di investitori pubblicitari, disposti a spendere cifre più alte), “laureandosi” come la prima scelta dei consumatori italiani.

Tuttavia, sebbene la realtà attuale possa apparire “rosea”, le sfide per il mercato della DTT sono molteplici.

Oltre alla citata concorrenza “interna”, in effetti, il sistema televisivo deve fare i conti con la “minaccia” rappresentata dalle più recenti forme di fruizione delle notizie e dei programmi via internet.

L’esempio più lampante è il colosso Netflix che, a prezzi mensili molto contenuti, offre agli abbonati un’ampia gamma di serie TV, documentari, film e programmi per bambini, fruibili in streaming su tutti i device mobili oltre che sull’apparecchio televisivo, comodità, questa, che sta attirando un numero sempre più ingente di giovani e giovanissimi.

Secondo l’analisi dei dati Auditel rielaborati dallo studio Frasi, proposto il 29 dicembre 2016 sulle pagine del Sole 24 Ore, nell’ultimo anno il consumo televisivo è sceso del 15,6% tra i 15-19enni e del 9,7% tra i 25-34enni.

La progressiva disaffezione nei confronti della televisione da parte di questa fascia d’età, però, non può essere spiegata solo dallo “strapotere” di Netflix e delle altre piattaforme streaming (come Amazon Prime Video, Infinity, NOW TV, TIMVision e Vodafone TV) che offrono un grande catalogo di contenuti.

In effetti, un altro importante elemento che ha contribuito notevolmente all’incremento di questo trend è, evidentemente, la massiccia diffusione dei social network e delle piattaforme di micro-blogging (Twitter su tutte) che, offrendo agli utenti la possibilità di condividere contenuti in tempo reale con un pubblico potenzialmente illimitato, hanno stravolto anche il modo di fare informazione. Per conoscere i fatti del giorno, infatti, non è più necessario accendere la tv, ma basta connettersi ad Internet su qualsiasi device per avere accesso ad una quantità illimitata di notizie, resoconti e persino video amatoriali di chi si trovava sul luogo dell’accaduto.

A “fare le spese” della rapida ascesa dei canali di informazione e di micro-blogging online sono soprattutto le reti all news (nello specifico, Rai News 24, SkyTG24 e TGCOM24, con uno share medio annuo – al 2015 -che si attesta, rispettivamente, sullo 0,52, 0,40 e 0,32%), che, pur continuando ad esercitare una grande attrattiva sui businessmen di mezza età,  si vedono “private” di un’importante fetta di pubblico, rappresentata perlopiù da giovani, giovanissimi, homeworker e casalinghe, ovvero quelle categorie di telespettatori che si affidano regolarmente ai canali online per restare aggiornate sui fatti di cronaca e di attualità.

La sfida principale per il mondo della DTT e, probabilmente, in modo particolare, per i canali all news, allora, è forse quella di stabilire maggiori punti di contatto con il mondo della rete, puntando di più sull’interattività multimediale e sulla collaborazione coi social media, elementi, questi ultimi, che rendono il web così attrattivo per i giovani.

Non solo: per attrarre e fidelizzare un numero sempre maggiore di telespettatori, occorrerà diversificare il più possibile la programmazione, facendo attenzione ad assecondare le curiosità e gli interessi di diverse tipologie di utenti (anziani, uomini, donne, giovani, giovanissimi).

Sarà, inoltre, necessario puntare sempre di più sulla tecnologia e sulla “personalizzazione” del servizio destinato ai consumatori, permettendo loro di interagire sempre più attivamente con il canale e di scegliere tra diverse aree tematiche in base ai rispettivi interessi.

Naturalmente, per raggiungere questi ambiziosi e difficili obiettivi, è fondamentale che gli operatori dell’industria della DTT si avvalgano della preziosa collaborazione di diverse figure professionali anche esterne al settore televisivo, come i content provider, i social media manager, i produttori di device.

In questo modo, le “minacce” che attualmente ostacolano il pieno sviluppo della DTT potranno di fatto trasformarsi, con le dovute accortezze, in una straordinaria opportunità di crescita e di sviluppo per il settore e per gli operatori della comunicazione.

 

 

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