chiusure sospese

Chiusura uffici postali, sospeso piano ‘Caio’. Giacomelli ‘Riparte confronto con Poste’

Antonello Giacomelli, sottosegretario alle telecomunicazioni: ‘Il Mise inizierà un confronto con i nuovi vertici di Poste Italiane per un nuovo piano industriale, non si consideri più la capillarità degli uffici postali un onere, ma un valore per i cittadini e per il Paese’.

di Luigi Garofalo | @LuigiGarofalo |
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“Un ribaltamento del vecchio piano industriale”. Con queste parole il senatore Giorgio Pagliari (PD) si è detto soddisfatto della riposta che Antonello Giacomelli, sottosegretario allo Sviluppo economico, con delega alle Telecomunicazioni, ha dato alla sua interrogazione. Pagliari, sulla base delle pronunce giurisdizionali della sezione di Parma del TAR dell’Emilia Romagna che hanno annullato i provvedimenti di Poste Italiane di chiusura di uffici postali, ha chiesto qual è l’orientamento del Mise sul tema.

Giacomelli ha dichiarato che il ministero è intervenuto in più occasioni, pur avendo perso le proprie funzioni di regolamentazione e di vigilanza, per assicurare un effettivo confronto tra Poste Italiane e le Regioni e gli enti locali, riuscendo ad ottenere una effettiva modifica del piano della società in materia di riorganizzazione della rete degli sportelli.

Il Mise, ha ricordato inoltre il sottosegretario, si è attivato nella fase di definizione del nuovo contratto di programma, nell’ottica di evitare ove possibile l’attuazione del suddetto piano, ottenendo un cambiamento significativo della politica industriale di Poste Italiane, basato sull’assunto che la capillarità della presenza di Poste non debba essere considerata più un peso o un onere bensì un asset strategico, un valore. “In base all’articolo 5, comma 5, del nuovo contratto di programma”, ha detto Giacomelli, “Poste Italiane si è impegnata a ricercare e valutare prioritariamente ogni possibilità di potenziamento complessivo dei servizi, anche attraverso accordi con le regioni e gli enti locali, che dovranno inviare le loro proposte entro il 30 settembre di ogni anno”.

Su tale base Poste dovrà redigere un piano all’Autorità entro l’inizio di ogni anno di riferimento, valutando il rapporto costi-ricavi non sulla base del singolo ufficio postale ma in un ambito territoriale più ampio, ad esempio su scala regionale. In tal senso, il ministero ha sensibilizzato, nel corso del 2016, tutti i Presidenti delle Regioni italiane, invitandoli ad attivarsi con sollecitudine.

Infine, Giacomelli ha sottolineato come tale procedura sia attualmente in fase di revisione, “in quanto la società ha sospeso autonomamente l’attuazione del piano di riorganizzazione della rete”. “Il ministero procederà”, ha concluso il sottosegretario, ad un confronto con i nuovi vertici di Poste Italiane per la definizione di un nuovo piano industriale, che possa garantire anche la massima tutela dei cittadini”.

Il Piano Caio prevedeva la chiusura di 455 uffici postali

Il piano industriale dell’ex Ad Francesco Caio prevedeva la chiusura, in cinque anni, di 455 uffici considerati “non economici” e la riduzione degli orari per altri 609. A che punto siamo arrivati prima del dietrofront dell’azienda? I numeri sono stati comunicati dallo stesso Caio nella sua ultima audizione al Senato del 6 marzo 2017: “Dal 2012 al 2014 abbiamo chiuso 240 uffici all’anno, poi 92 nel 2015 e altri 92 nel 2016”. “Ora inizieremo a dismettere più uffici postali nelle grandi città (sono troppi) e di meno dei piccoli centri”, aveva detto Caio, ora sostituito da Matteo Del Fante, che ha messo subito in soffitta il piano del predecessore.
Vedremo se per sempre oppure se verrà ripreso e si spera con le modifiche richieste dal Mise.

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