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Chiedi alla polvere

A volte basta fare un po’ mente locale sul valore delle parole. Per la lingua inglese l’aspirapolvere è un vacuum cleaner, una questione aperta col vuoto. E, a proposito di vuoto, è un po’ lo stato d’animo di chiunque stia provando a chiedersi cosa ne sarà dell’intelligenza artificiale. Chissà se riusciremo a trasformare questo soufflé in un qualcosa di commestibile, o si sgonfierà nel forno…

Un timone per orientarci, viene da una mente italiana di base a Oxford; si tratta di Luciano Floridi, professore di Filosofia ed Etica dell’informazione. Floridi distingue la sintassi dalla semantica, la capacità di far significare. Semplificando, ogni nuova idea è una macedonia tra giusti ingredienti, un po’ di non-calcolato, spesso caso: processo che accomuna la mela di Newton al panettone e rimarrà, probabilmente ancora per molto, un dominio tutto umano.

L’AI è già più addomesticata se la pensiamo come un vacuum cleaner di dati, che risucchia tempo prezioso al bisogno. In questo senso, la primavera è già inoltrata e la Pasqua è appena passata. A che punto siete con le pulizie? Alzi la mano chi non sta già chiedendo a un robot.

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